Noi siamo le colonne

ITALIA - 1956
Noi siamo le colonne
All'inizio dell'anno accademico tre studenti dell'Università di Pisa, Ugo. Aldo e Bartolozzi, prendono casualmente alloggio nella stessa pensione e finiscono col diventare amici inseparabili. Ugo è un ragazzo vivace, ma volitivo, che non perde di vista la meta da raggiungere, cioè la laurea. Aldo è invece il classico studente scapestrato che pensa soltanto a divertirsi. Col suo modo di fare e di vivere rumoroso e travolgente, Aldo esercita un'influenza negativa non solo su Ugo, ma anche su Bartolozzi, che, abbandonata la sua iniziale goffa austerità, si dà ad una vita scapigliata e disordinata. Intorno a questi personaggi si muovono altre figure. Ugo ha una relazione contrastata con Lea, la nipote del proprietario della pensione. Per colpa di Aldo, alla cui nefasta influenza Ugo non sa sottrarsi, l'idillio tra i due innamorati si trasforma in una gara di dispetti e di ripicche. Con le sue trovate, con la sua inventiva spregiudicata ed esuberante, Aldo provoca continui incidenti tra i due, finché, esasperati da una serie di malintesi, decidono di lasciarsi. Veramente Ugo vorrebbe farsi perdonare da Lea le sue marachelle, i sotterfugi, le stravaganze; ma il timore che gli incute l'ironia di Aldo gli impedisce di riconciliarsi. Si dedica allora con diligenza allo studio e alla fine dell'anno scolastico consegue brillantemente la laurea in legge. Ma solo quando Aldo lascia definitivamente la città, Ugo può liberarsi del suo complesso d'inferiorità e correre da Lea per dirle, con la sincerità di un tempo il suo immutato affetto.
  • Durata: 95'
  • Colore: B/N
  • Genere: COMMEDIA
  • Tratto da: un'idea di Giulio Moreno
  • Produzione: VITTORIO FORGES DAVANZATI E SILVANO VALENTI PER CLAMER FILM
  • Distribuzione: VARIETY FILM

CRITICA

"Ispirata alla naturale spensieratezza dell'ambiente universitario, questa commedia assolve onestamente il suo compito di divertire portando in primo piano tipi e personaggi un po' fuori dall'ordinario". (Umberto Tani, 'Intermezzo', 1-2, 31 gennaio 1957).

"La descrizione della vita goliardica avrebbe potuto offrire l'occasione ad un'interessante indagine sui vari tipi. Il film, invece, puntando sugli aspetti più superficiali di alcuni episodi di scarsa originalità, si perde in un bozzettismo di maniera di facile effetto, ma di fragile consistenza. La narrazione procede in modo frammentario e generico. Buona la fotografia". ("Segnalazioni cinematografiche", vol. 41, 1957).
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