Mission: Impossible III

USA - 2006
Ethan Hunt sta per sposarsi con la bella infermiera Julia e ha deciso di ritirarsi dalla squadra operativa della I.M.F. per dedicarsi solo all'addestramento dei nuovi agenti. A farlo tornare in azione interviene però lo spietato Owen Davian, un trafficante di armi implicato nello spionaggio internazionale. L'agente Hunt, insieme ai compagni Luther, Declan, Zhen e Lyndsey, si trova così a inseguire tra Roma, Shanghai e gli Stati Uniti un pericoloso ordigno che potrebbe sconvolgere le sorti del pianeta. Tuttavia, la sua vera missione è quella di conciliare il mestiere di agente segreto e il suo rapporto con Julia che ignora la sua vera professione...

CAST

NOTE

- IL REGISTA INIZIALMENTE PRESCELTO, JOE CARNAHAN, HA RINUNCIATO A DIRIGERE IL FILM PER DIVERGENZE CON LA PRODUZIONE.

CRITICA

"Perplesso, ammirato, divertito, frastornato: sul quadrante dello spettatore la lancetta del gusto è costretta agli straordinari. Sull'essenza di 'Mission: Impossible III' è, però, facile avere le idee chiare: le avventure & sventure del mitico agente IMF (Impossible Missions Force) non nascondono, ma, anzi, ostentano le stigmate industriali e il loro bouquet di azione adrenalinica, acrobazie vertiginose ed effetti speciali visionari pretendono in linea di massima un unico approccio, quello del prendere o lasciare. Come il James Bond dell'omonima e indimenticata saga, Ethan Hunt è, infatti, un personaggio che non ha bisogno di surplus contenutistici e si realizza integralmente nella suspense survoltata, nel ritmo delirante e nell'inverosimiglianza spudorata delle situazioni, per l'appunto, cinematografiche. Dopo il prototipo di Brian De Palma del 1996 e il sequel griffato dall'ottimo stile di John Woo quattro anni più tardi, la serie tv di culto ideata da Bruce Geller si ripresenta, così, in un prodotto insieme perfetto e deludente: niente da dire sulle qualità aerodinamiche delle sequenze, sul virtuosismo folgorante del montaggio, sulla ricchezza delle scenografie intercontinentali (da Berlino e Shanghai a Roma e alla Reggia di Caserta) sulla feroce applicazione degli interpreti; mentre il copione e la regia (firmata dallo Jeffrey J. Abrams delle serie televisive 'Alias' e 'Lost') sembrano preoccupati d'introdurre gracili varianti psicologiche che finiscono per inficiare uno spettacolo per definizione autoreferenziale. (...) Moderatamente antipatriottico quanto basta per fronteggiare gli antiamericani, 'M:I:III' restituisce in termini di puro piacere delle immagini ciò che lo spettatore perde in profondità e credibilità. Certo uno schema antico e collaudato che, peraltro, accanto all'esaltazione del coraggio, alle meraviglie della tecnologia e al fascino dell'istinto di sopravvivenza, aveva un gran bisogno di distinguersi per una, sia pure intrinseca, originalità di situazioni o soluzioni... Aspettiamo fiduciosi il numero 4." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 6 maggio 2006)

"'Mission: impossibile III' è il tipo di film che ti sembra di aver già visto: parte per l'invasiva campagna promozionale, parte per quanto somiglia alle due puntata precedenti. Con un deficit di 'carattere', però. Il tentativo di rendere più complesso Hunt, umanizzandolo e rivelandone la fragilità, naufraga senza appello. Impossibile identificarsi un solo attimo in Cruise, che per sedurre fa il bambolotto come ai tempi di 'Cocktail' (quasi vent'anni fa), per esprimere l'ira stringe la mascella. Così, l'interesse finisce per concentrarsi negli 'stunt', iperbolici ma alla lunga ripetitivi. Cast delle grandi occasioni: ma, a fronte degli effetti speciali, non sono che comparse." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 5 maggio 2006)
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