Mission: Impossible III

USA - 2006
Mission: Impossible III
Ethan Hunt sta per sposarsi con la bella infermiera Julia e ha deciso di ritirarsi dalla squadra operativa della I.M.F. per dedicarsi solo all'addestramento dei nuovi agenti. A farlo tornare in azione interviene però lo spietato Owen Davian, un trafficante di armi implicato nello spionaggio internazionale. L'agente Hunt, insieme ai compagni Luther, Declan, Zhen e Lyndsey, si trova così a inseguire tra Roma, Shanghai e gli Stati Uniti un pericoloso ordigno che potrebbe sconvolgere le sorti del pianeta. Tuttavia, la sua vera missione è quella di conciliare il mestiere di agente segreto e il suo rapporto con Julia che ignora la sua vera professione...
  • Altri titoli:
    Mission: Impossibile 3
    M: I-3
    M:I:III
  • Durata: 125'
  • Colore: C
  • Genere: AZIONE
  • Tratto da: Dalla serie televisiva ideata da Bruce Geller
  • Produzione: TOM CRUISE E PAULA WAGNER PER CRUISE-WAGNER PRODUCTIONS, PARAMOUNT PICTURES
  • Distribuzione: UIP
  • Data uscita 5 Maggio 2006

TRAILER

RECENSIONE

di Federico Pontiggia
Ethan Hunt è tornato. Tom Cruise é tornato. Per entrambi la Mission: Impossible è relazionale. Il fidanzamento e il matrimonio per Ethan, il matrimonio e la paternità per Tom: It's a Family, dicono attore e personaggio. Il minimo comune denominatore sta nella difficoltà di conciliare dimensione privata e status professionale. Agente segreto, essere umano, star hollywoodiana: la persona sta in un inciso, claustrofobico. Se Ethan deve fronteggiare lo scetticismo dei colleghi della squadra IMF, che ritengono incompatibile il suo legame con Julia (Michelle Monaghan), Tom deve fare i conti con la disillusione ostile dei mass-media - da lui stesso stimolata con varie mattane - nei confronti della sua unione con Kate Holmes. Nell'epilogo Julia ed Ethan incassano la benedizione dell'unità missioni impossibili, per Tom e Kate il placet dei mezzi di comunicazione pare un traguardo più lontano. Fin qui il gioco di specchi tra finzione e realtà, veniamo al film. Dopo Brian De Palma (1996) e John Woo (2002), dietro la macchina da presa di questo terzo capitolo si è piazzato Mr. Lost J.J. Abrams, forte dell'esperienza televisiva accumulata sul campo dell'action. La sua mano, anzi l'occhio, si sente: in positivo, nell'agilità del passaggio tra registri diversi e nella fluidità drammaturgica; in negativo, nella concessione a un didascalismo emotivo da fiction-tv. Ma il punto d'onore di Abrams sta nel non essersi fatto schiacciare dall'ego monarchico di Cruise, che nella Guerra dei mondi aveva messo KO la regia di Spielberg. La bravura nel dirigere gli attori emana anche dall'affiatamento tra i membri dell'IMF Ving Rhames, Jonathan Rhys Meyers e Maggie Q, dall'antagonismo sommerso tra i capi Laurence Fishburne e Billy Cudrup e dalla calibrata recitazione del villain Philip Seymour Hoffman. Il resto è credo dogmatico nelle ragioni dello spettacolo: profluvio di effetti speciali, stuntman a go-go, montaggio sfrenato, refrain topici e gigantismo produttivo. Non mancano sottotesti non allineati: una strisciante paura apocalittica che è figlia naturale dell'11 settembre e la denuncia, ancorché frettolosa, dell'amoralità della politica. Ma, ricordiamo, la missione è impossibile.

NOTE

- IL REGISTA INIZIALMENTE PRESCELTO, JOE CARNAHAN, HA RINUNCIATO A DIRIGERE IL FILM PER DIVERGENZE CON LA PRODUZIONE.

CRITICA

"Perplesso, ammirato, divertito, frastornato: sul quadrante dello spettatore la lancetta del gusto è costretta agli straordinari. Sull'essenza di 'Mission: Impossible III' è, però, facile avere le idee chiare: le avventure & sventure del mitico agente IMF (Impossible Missions Force) non nascondono, ma, anzi, ostentano le stigmate industriali e il loro bouquet di azione adrenalinica, acrobazie vertiginose ed effetti speciali visionari pretendono in linea di massima un unico approccio, quello del prendere o lasciare. Come il James Bond dell'omonima e indimenticata saga, Ethan Hunt è, infatti, un personaggio che non ha bisogno di surplus contenutistici e si realizza integralmente nella suspense survoltata, nel ritmo delirante e nell'inverosimiglianza spudorata delle situazioni, per l'appunto, cinematografiche. Dopo il prototipo di Brian De Palma del 1996 e il sequel griffato dall'ottimo stile di John Woo quattro anni più tardi, la serie tv di culto ideata da Bruce Geller si ripresenta, così, in un prodotto insieme perfetto e deludente: niente da dire sulle qualità aerodinamiche delle sequenze, sul virtuosismo folgorante del montaggio, sulla ricchezza delle scenografie intercontinentali (da Berlino e Shanghai a Roma e alla Reggia di Caserta) sulla feroce applicazione degli interpreti; mentre il copione e la regia (firmata dallo Jeffrey J. Abrams delle serie televisive 'Alias' e 'Lost') sembrano preoccupati d'introdurre gracili varianti psicologiche che finiscono per inficiare uno spettacolo per definizione autoreferenziale. (...) Moderatamente antipatriottico quanto basta per fronteggiare gli antiamericani, 'M:I:III' restituisce in termini di puro piacere delle immagini ciò che lo spettatore perde in profondità e credibilità. Certo uno schema antico e collaudato che, peraltro, accanto all'esaltazione del coraggio, alle meraviglie della tecnologia e al fascino dell'istinto di sopravvivenza, aveva un gran bisogno di distinguersi per una, sia pure intrinseca, originalità di situazioni o soluzioni... Aspettiamo fiduciosi il numero 4." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 6 maggio 2006)

"'Mission: impossibile III' è il tipo di film che ti sembra di aver già visto: parte per l'invasiva campagna promozionale, parte per quanto somiglia alle due puntata precedenti. Con un deficit di 'carattere', però. Il tentativo di rendere più complesso Hunt, umanizzandolo e rivelandone la fragilità, naufraga senza appello. Impossibile identificarsi un solo attimo in Cruise, che per sedurre fa il bambolotto come ai tempi di 'Cocktail' (quasi vent'anni fa), per esprimere l'ira stringe la mascella. Così, l'interesse finisce per concentrarsi negli 'stunt', iperbolici ma alla lunga ripetitivi. Cast delle grandi occasioni: ma, a fronte degli effetti speciali, non sono che comparse." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 5 maggio 2006)
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