Lady in the Water

USA - 2006
Lady in the Water
Cleveland Heep è il tranquillo e modesto custode del complesso residenziale "The Cove". Una sera Cleveland, insospettito da strani rumori provenienti dalla piscina, scopre una misteriosa creatura: si tratta della ninfa Story, un personaggio delle favole che sta cercando di rientrare nel suo mondo. Il custode, con l'aiuto degli inquilini, tenterà in ogni modo di proteggere la delicata creatura minacciata da esseri malvagi che le impediscono in ogni modo di tornare a casa...
  • Durata: 110'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO, THRILLER, FANTASY
  • Produzione: WARNER BROS. PICTURES INC., BLINDING EDGE PICTURES, LEGENDARY PICTURES
  • Distribuzione: WARNER BROS. ITALIA
  • Data uscita 29 Settembre 2006

RECENSIONE

di Enrico Magrelli
Un merito assoluto di M. Night Shyamalan è la convinzione che il cinema conservi una fascinazione primaria per la fantasia degli spettatori. I suoi film sono merletti dell'immaginario. Vivono di intrecci intrappolati tra due mondi, il qui e l'altrove, il reale e il simbolico. In quest'ultimo film la storia e Story, una narf, una ninfa di un'antica favola per bambini, sono prigioniere tra la piscina di un condominio e il regno incantato da cui arriva la protagonista. Story vorrebbe tornare nel suo mondo ma feroci animali le danno la caccia, fanno la guardia al varco tra i due universi. Il custode/manutentore, Cleveland (Paul Giamatti), che per primo scopre l'eterea e albumosa creatura, con l'aiuto di un gruppo di coinquilini poco ordinari e scientemente tipizzati (lo stesso regista si ritaglia un ruolo più corposo delle sue solite apparizioni) dovranno decrittare codici e segni per liberare la fanciulla...   Per saperne di più leggi il numero di ottobre della Rivista del Cinematografo

CRITICA

"Dopo i film-enigma ('Il sesto senso', 'Signs', 'The Village') che ne hanno consacrato il successo, il più dotato regista del cinema fantastico contemporaneo lancia una sfida promettente: introdurre la fabia nella vita di ogni giorno, giocando sul labile confine tra realtà e immaginazione. Ma commette un errore (...). Anziché lasciarsi andare alla poesia ingenua del soggetto, si mette in testa di fare del film una specie di manuale d'istruzione sul proprio cinema. Così ne smonta il meccanismo e ne esibisce l'artificio. "Roberto Nepoti, "la Repubblica", 29 settembre 2006)

"Va bene, il nuovo film dell'autore del 'Sesto Senso', costatogli un fragoroso divorzio dalla Disney, è confuso, predicatorio e narciso. D'accordo, il messaggio è sfacciato (la ninfa si chiama Story...), l'ideologia new age , i debiti con Spielberg troppo evidenti. Per di più lo stesso regista, ahiahi, si ritaglia il ruolo del predestinato e abusa del suo potere per vendicarsi dei soliti critici ottusi (sia pure con più ironia del solito). Tutto vero, però... Però il gioco è più divertente qui che nel serioso 'The Village'; e il mix di ingenuità quasi infantile, stile classico, colpi bassi, capacità di riflettere sul proprio lavoro, funziona a meraviglia fin quasi alla fine, stucchevolmente fantasy. Anche grazie all'incredibile fotogenia preraffaellita di Bryce Dallas Howard." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 29 settembre 2006).

"Uccidere un critico cinematografico è il sogno proibito di tutti i registi, ma fino a questo momento il solo Fellini in '8 ½' aveva osato far impiccare dagli sgherri della produzione il cavilloso Jean Rougeul. Ed ecco che M. Night Shyamalan ripete la prodezza in 'Lady in the water' facendo sbranare l'antipatico Bob Balaban da una belva in libertà. Non c' è da meravigliarsi che i recensori americani abbiano ricambiato l' antipatia del regista stroncando ferocemente il film, che anche al botteghino non ha avuto fortuna. Amaro destino per un titolo finito al centro di un contenzioso tra l' autore e la Disney, che se n' era liberata in fase di preparazione. Ma il risultato, una volta trasferita l' impresa alla Warner Bros., sembra dar ragione ai dubbi sollevati dagli executives disneyani sui quali qualcuno ha addirittura scritto un libello per bollarli come filistei. (...) Per quanto riguarda l' atmosfera, come sempre nei film di questo autore, ci siamo in pieno; ed è anche azzeccato il confronto fra l' esangue creatura magica e il suo salvatore Giamatti, attore splendido nel registro minimalista oltre che sottilmente spiritoso. Però il contesto, pur offrendo qualche figuretta schizzata con gusto, è affollato e confuso, tra una studentessa coreana che traduce i racconti leggendari fatti dalla mamma in lingua originale, un enigmista utilizzato per trovare le formule magiche, uno scrittore di belle speranze, un culturista, una dama animalista, un complesso rock e il critico di cui si è detto. Man mano che procede, il film rischia insomma di estenuarsi nella chiacchiera dissipando poco a poco la suggestione della prima mezz'ora." (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 29 settembre 2006)
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