La viaccia

ITALIA, FRANCIA - 1961
La viaccia
Amerigo Monti, figlio di Stefano, si trasferisce a Firenze per lavorare nella bottega dello zio Nando. In una casa chiusa conosce Bianca e si invaghisce di lei. Per frequentare Bianca, Arrigo ruba dei quattrini allo zio che, accortosene, lo caccia. Il ragazzo torna alla "viaccia" ma il padre, venuto a conoscenza della cosa, lo riaccompagna a Firenze. Amerigo non viene ripreso nella bottega dello zio, e continua a frequentare Bianca. Andando a zonzo nella città conosce alcuni anarchici e vorrebbe seguire il gruppo, ma l'amore per Bianca lo trattiene a Firenze. Una sera Amerigo viene accoltellato da un amante di Bianca. Ricoverato in ospedale ne fugge, nonostante la ferita per andare a trovare la donna che ama. Ma gli dicono che è partita e ad Amerigo morente non resta che ritornare alla "viaccia".
  • Durata: 103'
  • Colore: B/N
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM
  • Tratto da: romanzo "L'eredità" di Mario Pratesi
  • Produzione: ALFREDO BINI PER ARCO FILM, LIONELLO SANTI E GOFFREDO LOMBARDO PER GALATEA, TITANUS (ROMA), SOCIETE' GENERALE CIN.QUE (PARIGI)
  • Distribuzione: TITANUS - CREAZIONI HOME VIDEO, MONDADORI VIDEO

NOTE

- NASTRO D'ARGENTO PER MIGLIOR SCENOGRAFIA E COSTUMI 1962.

- REVISIONE MINISTERO DICEMBRE 1997.

- PRESENTATO ALLA 66. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2009) NELLA SEZIONE "QUESTI FANTASMI 2".

CRITICA

"Il film trae ispirazione da un episodio del romanzo 'L'eredità' di M. Pratesi che si svolge alla fine dell'Ottocento. Una estrema cura, che raggiunge talora la raffinatezza è stata messa nella ricostruzione ambientale, come nella fotografia, ricca di morbide sfumature. Manca però un approfondimento psicologico dei personaggi e una compiuta linearità del racconto che si svolge a tratti nella pur efficace descrizione della vita dura, avara e disperata dei contadini, mentre si attarda altre volte sulle vicende sentimentali del protagonista, con accenni a situazioni inserite senza una precisa necessità. Dignitosa è la recitazione che si avvale di un piacevole accento toscano, e assai funzionale la musica. Nel complesso non si può misconoscere l'impegno del regista nel tentativo di narrare una suggestiva vicenda, che però troppo sovente si risolve in un freddo estetismo". ('Segnalazioni cinematografiche', vol. 50, 1961)

"Elegante, per non dire raffinato, melodramma social-sentimentale in bianco e nero di Mauro Bolognini, sceneggiato fra gli altri da vasco Pratolini, che ci mostra na Firenze lontana dalle cartoline illustrate. L'ardore dei due protagonisti ravviva una storia che rischia continuamente di afflosciarsi per mancanza di pathos. La Cardinale è così bella da sembrare finta". (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 24 giugno 2000)
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