La Passione

ITALIA - 2010
3/5
La Passione
Le tragicomiche vicende del regista Gianni Dubois, ex promessa del cinema che finalmente, dopo anni di faticosi contatti con agenti e produttori senza scrupoli, riesce a ottenere la sua grande occasione: dovrà infatti scrivere e girare un film la cui protagonista assoluta sarà una giovane e popolarissima attrice televisiva. Gianni, però, verrà assalito da una tremenda crisi creativa e ad arrecare ulteriori disagi interverranno una serie di ricatti causati da un problema edilizio nella sua casa in Toscana.
  • Altri titoli:
    The Passion
  • Durata: 106'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA
  • Specifiche tecniche: 35 MM (1:2.35)
  • Produzione: DOMENICO PROCACCI PER FANDANGO IN COLLABORAZIONE CON RAI CINEMA
  • Distribuzione: 01 DISTRIBUTION
  • Data uscita 24 Settembre 2010

TRAILER

RECENSIONE

di Luca Pellegrini
Sotto una pioggia battente, in croce è salito un altro "povero Cristo". Non risponde all'iconografia tradizionale, prima di tutto per i numerosi chili che ha addosso. Sta recitando, suo malgrado. E' un ex-carcerato che ha un cuore grande come quello di Gesù. La gente, che prima assisteva muta e composta e partecipe, alle prime gocce si spaventa, urla e, nel parapiglia, se ne va. Abbandona la scena. Dimentica presto. Soltanto un'emozione, di superficie. Dentro, rimane il nulla. E' la solita storia: chi è inchiodato, non può scappare. E chi è libero, fa una scelta. Solitamente è la più comoda e conveniente.
Ma Silvio Orlando, nella parte, perfetta per lui che è un grande attore "semicomico", di un regista in perenne crisi e che a prestare l'arte sua per quella sacra rappresentazione nel paesello toscano ci è stato costretto, no, lui non se ne va, con pochi altri. Guarda il crocefisso, guarda fisso negli occhi Giuseppe Battiston. Qualcosa succederà. Non ha intenti morali, ideologici e men che meno soltanto squisitamente religiosi, questo dialogo proficuo tra i due, con il cambiamento che avviene dentro. E' una rappresentazione dell'uomo davanti a se stesso, alle sue debolezze, alle sue cattiverie, alle soglie del mistero.
Dunque, è un film particolare, La Passione. In fondo, ha anche del coraggioso: osa trattare un tema così importante e delicato e serio - la tragedia di un Dio deriso e inchiodato sul legno - attraverso una finzione che guarda più alla commedia che al dramma. La anomalia sta tutta nel racconto e nella sua scrittura: quel regista pasticcione e in perenne fuga, dopo aver combinato un guaio e rovinato un affresco prezioso di quella piccola contrada dove è proprietario, per soli fini di lucro, d'un appartamento, si trova messo dinanzi a una scelta: o ripristinare la tradizione della sacra rappresentazione o venir denunciato. Sceglie la prima opzione e lentamente coinvolge tutto il paese e i suoi estroversi abitanti nella recita, ma soprattutto si fa coinvolgere. Tra i primi accorrono la “sindachessa” Stefania Sandrelli, la barista Kasia Smutniak, l'ostessa Maria Paiato e un metereologo da strapazzo, Corrado Guzzanti, che tenta l'impresa di recitare Gesù. Quella sacra rappresentazione diventa pian piano una cosa seria per tutti. Nel rappresentarla, si inizia a fare i conti con se stessi. Gli esiti, possono essere diversi, imprevedibili.
Per questo è un film a suo modo sapiente, La Passione, un film delicato che nella sua apparente semplicità si fa vicino alla gente e alla vita di tutti i giorni, a persone che sono esposte più di altre alle difficoltà quotidiane ma che, nel partecipare a quella sacra tradizione di teatro popolare, ritrovano un ruolo, uno scopo, un rapporto, un futuro. E' la ricerca di molti. Mazzacurati indica, molto sinceramente e attraverso il cinema, una via.
 

NOTE

- IN CONCORSO ALLA 67. MOSTRA INTERNAZIONALE DEL CINEMA DI VENEZIA (2010).

- DAVID DI DONATELLO 2011 A GIUSEPPE BATTISTON COME MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA. LE ALTRE CANDIDATURE ERANO: MIGLIOR COSTUMISTA E TRUCCATORE (GIANFRANCO MECACCI).

- NASTRO D'ARGENTO 2011 A GIUSEPPE BATTISTON COME MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA (PREMIATO ANCHE PER "FIGLI DELLE STELLE" DI LUCIO PELLEGRINI E "SENZA ARTE NÉ PARTE" DI GIOVANNI ALBANESE). FRANCESCA SARTORI ERA CANDIDATA PER I MIGLIORI COSTUMI.

CRITICA

"Con 'La passione' Mazzacurati torna al perdente regista morettiano che vede gente (Orlando, sottotono) ma che in Toscana, ricattato dalle Belle Arti (ma quando mai?), deve allestire una sacra rappresentazione che è come un mini remake della pasoliniana 'Ricotta'. L'Italia dei nani e ballerine è senza cattiveria, la commedia non ha spunti (Guzzanti non funziona), cosicché non resta che attendere Battiston sulla croce: e lui vale l'intero film." (Maurizio Porro, 'Il Corriere della Sera', 24 settembre 2010)

"Dopo il passaggio a Venezia,una commedia semplice, dove si ride e si sorride. A patto, però, di non detestare in modo viscerale il mondo dello spettacolo e le sue atmosfere. Perché qui di questo si tratta, d'una riflessione scanzonata sul mestiere del regista, che se non è arrivato, è nessuno e quindi patisce le pene dell'inferno, aspettando un ingaggio qualsiasi e rodendosi il fegato. (...) La Passione di Cristo rappresenta la crisi creativa del cineasta (il povero cristo, appunto), mentre la Resurrezione coincide con l'agognato provino. Magari, qua e là, si sopravvaluta la possessione artistica, che colpisce Gianni, però le battute spiritose non mancano ('Gli dai un dito e si prende pure la coscia') e riesce efficace quel gigione di Corrado Guzzanti, pettinato come Renato Zero, mentre - da metereologo-attore, nella parte di Gesù - legge un copione manoscritto dai bambini d'una scuola, visto che pure la fotocopiatrice ha dato il due di picche... Ben assortito il cast: dalle graziose Kasia Smutniak, in veste di barista e Cristiana Capotondi, brava come stellina rompiscatole, al bonario ex-galeotto pazzo per il teatro (Giuseppe Battiston), l'oliato meccanismo gira, infine, intorno a un perno ben noto: la passione di chiunque abbia a soffrire a causa del lavoro, quello assente e quello presente. Tema attuale, quindi, svolto per con freschezza." (Cinzia Romani, 'Il Giornale', 24 settembre 2010)

"Rendendo omaggio, seppur con sguardo laico, a una delle espressioni spirituali, artistiche e culturali più alte che l'Italia ha saputo esprimere, il regista mette in scena caduta e resurrezione del protagonista come tappe di un percorso umano che ci riguarda tutti, mescolando amarezza e risate, farsa e poesia in un microcosmo che diventa simbolo di tutto un paese." (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 24 settembre 2010)

"A far leggere la sinossi de 'La passione' di Carlo Mazzacunsti a un religioso ci sarebbe da temere. Passione per il cinema uguale passione di Cristo. Come se una parola potesse unire l'ineguagliabile. (...) Dall'inizio e fin oltre la metà 'La passione' si arrampica sul niente, innervosisce con i vuoti e le stanche farse, descrizioni di un mondo-cinema privo di talento e di senso. Persino le faccette di Orlando - maschere forzate per un forzato passo da commedia - sviluppano orticaria. (...) E' solo grazie alla follia di Corrado Guzzanti e a poco altro se siamo rimaste al nostro posto. E abbiamo fatto bene. A tre quarti, il film improvvisamente inizia a ricomporsi, sale, sale, raggiunge suo senso cambia di registro e da commedia si fa dramma umano, si gonfia e risuona, fino all'apice di una perfezione. Il disappunto iniziale viene sostituito dalla commozione e la commozione da quella soddisfazione che solo si prova al cinema quando si incontra l'idea del regista e - consenzienti - la si sposa. Ma forse, la verità è più semplice. Forse 'La passione' è semplicemente un film salvato in exstremis dalla bravura di alcuni protagonisti (Battiston, bello e anche bravo) e dalle furbizie degli accreditati sceneggiatori. Ma no, perché non basterebbe a spiegare la forza dello sguardo finale (non quello della Smutniak pure notevole, ma del film). Quello è di Mazzacurati. Non sappiamo se si può dire riuscito un film così - apparentemente? - disomogeneo. E' probabile che in molti ne attaccheranno la vacuità e la presunzione. Noi, invece, in questo caso preferiamo premiarla. E chiamarla follia, perdimento, testardaggine, imperdonabile cecità. Insomma, passione." (Roberta Ronconi, 'Liberazione', 24 settembre 2010)

"Alla crisi del cinema nostrano probabilmente pure Mazzacurati non si sottrae. Il problema del nostro protagonista, infatti, è anche un produttore che lo spinge verso il cinema - flctionizzato. (...) Tra risate un po' ovvie (...), trovatine facili (...), momenti comici azzeccati (Corrado Guzzanti, metereologo star locale nei panni improbabili di Cristo), il film (fotografato da Luca Bigazzi) non sembra però trovare il guizzo necessario alla 'Passione' di questo nostro cinema nel quale rimane rassicurante, col calcolo di una scrittura che tutto risolve. Come flction insegna appunto." (Cristina Piccino, 'Il Manifesto', 24 settembre 2010)

"Gli americani hanno il musical, noi la sacra rappresentazione, ma le cose non cambiano. Se c'è da mettere in scena a tutti i costi uno spettacolo, la metafora è dietro l'angolo. The show must go on, e 'La Passione' di Mazzacurati riformula il vecchio mito della provincia foriera di rinascite e riconciliazioni. (...) Peccato che se la morale è chiara la fiaba è un poco fiacca, le gag spesso stiracchiate, i momenti felici (i bambini delle scuole messi a copiare a mano il testo, perché le fotocopiatrici del paesino sono tutte inservibili) si alternano ad altri di grana grossa. Forse fa parte della metafora. Rinascere si può e si deve. Ma la strada è ancora lunga. (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 24 settembre 2010)

"Carlo Mazzacurati dolceamaro. Incline all'ironia, ma pronto a suggerire anche l'emozione, specie quando, tra le pieghe della beffa, si fanno avanti temi seri, come la 'Passione' sul Golgota che dà il titolo al film. (...) Un equilibrio attento di tutti gli elementi: all'inizio le disavventure del protagonista, ora espresse con partecipazione ora con umorismo. In seguito la caricatura colorita, per sempre con misura, di quella cornice quasi rurale in cui tutti i difetti vengono a galla, suscitando il riso, spesso con commiserazione. Per concludere, appunto, con quel Golgota paesano che sa vestirsi di sacro nonostante le cifre quasi opposte di prima e senza uno strappo. Lo stile di Mazzacurati. Nei panni del regista, Silvio Orlando. Sulla sua faccia tutti gli echi, i climi, i colori del film. Una interpretazione esemplare. Cito anche Giuseppe Battiston. Come ex galeotto poi crocifisso svela più di sempre un'umanità sincera e profonda. Che conquista." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 24 settembre 2010)

"Pasolini prese Orson Welles e ci fece 'La ricotta', Carlo Mazzacurati prende Silvio Orlando e ci fa un pecorino toscano: gustoso, morbido, comunque appassionante. Il paragone è indebito, ma non troppo: la sacra rappresentazione mette in croce soprattutto il cinema. (...) Tra serio e faceto, commedia all'italiana e spunti psicologici, un divertissement con la testa, che allarga la bocca. Sì, si ride senza sforzo e, per una volta, senza chiedersi se sia peccato: Mazzacurati mantiene ciò che promette e la giusta distanza dal sacro ha tutte le virtù del profano. In concorso a Venezia non c'entrava quasi nulla, ora in sala entrateci voi: ne vale la pena. (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 23 settembre 2010)
2016 © Copyright - Fondazione Ente dello Spettacolo - Tutti i diritti sono riservati - P.Iva 09273491002
Licenza SIAE 5321/I/5043
ContattiPrivacy