LA PARMIGIANA

ITALIA - 1963
Dora, che abita in una canonica con lo zio prete, seduce un seminarista in vacanza, e poi fugge con lui a Riccione. Presto abbandonata e senza denaro, per pagare il conto non rifiuta di soddisfare la lussuria dell'albergatore; poi si riduce a vivere con Nino, uno sprovveduto giovanotto che spera di procurarsi fama e ricchezza con la pubblicità, e lo segue a Roma. Allorché Nino è arrestato per truffa, Dora si reca a Parma presso una coppia di amici: qui non cede alle richieste dell'uomo, ormai anziano, e si rassegna a fidanzarsi con un questurino, focoso e ridicolo. Si stanca di lui, lo pianta in asso e ritorna da Nino. Questi nel frattempo si è messo con una donna matura, che gli dà lavoro. Dopo un patetico addio, a Dora rimane che il marciapiede.

CAST

CRITICA

"(...) Il romanzo è esile (...) al punto che l'opera cinematografica appare assai superiore a quella letteraria. (...) Il film è amaro nella conclusione così come è ricco di ironia e di spigliatezza negli antecedenti: il racconto è in tono distaccato, il regista non giudica e non assume atteggiamenti moraleggianti (...) tuttavia (il film) raggiunge ugualmente i fini etici che evidentemente si proponeva: e il senso di sgomento di Dora, quando si accorge del triste bilancio della sua vita, è descritto con felice sensibilità (...). Alcuni personaggi, assai più della protagonista (la meno parmigiana della compagnia) appaiono scolpiti con autentica vena (...). Il più umano di tutti, comunque, è Salvo Randone (...) (che) si è dimostrato ancora una volta eccellente attore cinematografico (...)". (A. Solmi, "Oggi", 10, 7/3/1963).
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