La notte

ITALIA - 1960
La notte
Dopo pochi anni di matrimonio lo scrittore Giovanni Pontano e sua moglie Lidia s'accorgono che il loro amore è ormai finito nel grigiore della noia e di una sempre crescente incomunicabilità. La narrazione inizia con la visita che i due coniugi fanno a Tommaso, un loro amico intimo, anche lui scrittore, che trascorre le ultime ore della sua vita in una lussuosa clinica. La dolorosa visione del moribondo spinge Giovanni alla ricerca di una qualsiasi distrazione mentre Lidia, come vuota d'ogni sentimento, vaga senza scopo nella città assolata e deserta. La sera, dopo un'annoiata visita ad un night-club, i due raggiungono la fastosa villa di un industriale che sta proponendo a Giovanni un lavoro redditizio. Giovanni prende tempo. Raggiunge la figlia dell'ospite, che s'annoia nella propria quasi patetica solitudine, e la corteggia. Lidia, a sua volta, accetta con indifferenza le attenzioni di un altro ospite, ma si ritrae decisamente quando lui si fa più pressante. Durante la festa arriva la notizia della morte di Tommaso e l'alba sorprende Lidia e Giovanni l'uno accanto all'altra, ancor più tristi e disillusi. Nel silenzio della campagna, i due trovano il coraggio di parlare apertamente, e con rimpianto, della loro passata felicità, e con un impeto improvviso, quasi disperato, Giovanni abbraccia sua moglie sull'erba.
  • Altri titoli:
    La nuit
    The Night
    Dare e avere
  • Durata: 122'
  • Colore: B/N
  • Genere: DRAMMATICO, PSICOLOGICO
  • Specifiche tecniche: PANORAMICA
  • Produzione: EMANUELE CASSUTO PER NEPI FILM, (ROMA); SOFITEDIP, SILVER FILM (PARIGI)
  • Distribuzione: DINO DE LAURENTIIS - AZZURRA HOME VIDEO, DVD: MEDUSA (2008)
  • Vietato 16

NOTE

- RIPRESE ESTERNE GIRATE A MILANO.

- ORSO D'ORO E PREMIO FIPRESCI AL FESTIVAL INTERNAZIONALE DI BERLINO 1961. DAVID DI DONATELLO 1961 E NASTRO D'ARGENTO 1962 PER LA MIGLIOR REGIA.

CRITICA

"Antonioni nel cinema è unico: il suo linguaggio si avvicina più a quello di uno scrittore che a quello di un regista. (...) Rifugge dalla logica dei fatti curandosi soltanto degli stati d'animo e delle atmosfere da rendere. (...) Il risultato è un racconto con punte espressive bellissime e tuttavia pieno di vuoti e di silenzi inesplicabili." (Ercole Patti, "Tempo", 11 febbraio 1961)

"Il senso, quasi ossessionante, di vuoto e di amarezza che il film non manca di trasmettere allo spettatore, la non-esistenza di valori di alcun genere, neppur negativi, che in esso risalta e preclude inesorabilmente ogni sbocco alla speranza, sono elementi di per sé altamente pericolosi. La stessa scena finale del ritrovamento, rimane avvolta in un'ambiguità che le toglie gran parte del suo significato. Più che un atto di speranza, sembra l'ultimo sussulto d'una definitiva disperazione." ('Segnalazioni Cinematografiche', vol. 49, 1961)
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