La lucida follia di Marco Ferreri

ITALIA - 2017
3,5/5
La lucida follia di Marco Ferreri
Un viaggio nel cosmo unico - insieme sovrannaturale e terragno - dell'autore. Un uomo che abbandona gli studi di veterinaria ma mai gli animali, scegliendo di occuparsi principalmente dell'essere umano nella sua essenzialità corporea e desiderante. Per avvicinare al mondo frastagliato e organico, per alcuni ostico di Ferreri, il film offre clip di alcuni dei suoi film spagnoli, italiani e francesi. Ascoltiamo il controverso regista riflettere sulla nomea di "provocatore" che l'ha sempre seguito, perennemente accompagnato da censure, scandali, contestazioni, accuse velenose. Vi sono le risposte ironiche e taglienti, sue e dei suoi sostenitori più celebri e affezionati: Marcello Mastroianni, Ugo Tognazzi, Michel Piccoli, Philippe Noiret, e Ferreri stesso. Li ritroviamo in pieno vigore nei materiali d'epoca e backstage dell'Istituto Luce, Raiteche e archivi francesi, alcuni inediti in Italia. Ci sono testimonianze nuove, illuminanti sul suo modo di dirigere gli attori, offerte dai protagonisti che hanno dato il soffio della vita ai suoi personaggi, i collaboratori più stretti, lo scenografo Dante Ferretti, un forbito luminare dei "Cahiers du cinéma" (Serge Toubiana). Il film compone, come in un mosaico, l'arte, il carattere, la poesia, il pensiero e la visionarietà di un autore inclassificabile.
  • Altri titoli:
    Marco Ferreri: Dangerous But Necessary
  • Durata: 77'
  • Colore: C
  • Genere: BIOGRAFICO, DOCUMENTARIO
  • Specifiche tecniche: DCP
  • Produzione: NICOLETTA ERCOLE, MAURO CAPPELLONI PER NICOMAX CINEMATOGRAFICA, IN COPRODUZIONE CON LES FILMS D'ICI, IN COLLABORAZIONE CON RAI CINEMA, ISTITUTO LUCE-CINECITTÀ, SKY ARTE
  • Distribuzione: ISTITUTO LUCE-CINECITTÀ

RECENSIONE

di Federico Pontiggia
Se n’è andato per un infarto il 9 maggio del 1997, e in questi vent’anni abbiamo fatto di tutto per dimenticarlo, e forse ci siamo riusciti. Tra chi dice no alla rimozione c’è Nicoletta Ercole, celebrata costumista, anche per Ferreri, da Ciao maschio fino al penultimo film Diario di un vizio - l’ultimo, Nitrato d’argento del ’96, l’ha solo preparato. La Ercole produce un documentario diretto da Anselma Dell’Olio, La lucida follia di Marco Ferreri, in cartellone (Venezia Classici) alla Mostra di Venezia.

Grazie a clip dei suoi film, da El cochecito a La donna scimmia, da Dillinger è morto a Storia di Piera, passando per l’ineludibile La grande abbuffata, e illustri talking heads, da Roberto Benigni – super – a Isabelle Huppert, da Hanna Schygulla a Serge Toubiana, il film prova a classificare ciò che è inclassificabile, esplorare ciò che è inesplorabile, affogando spesso negli occhi azzurri di Ferreri, vero specchio riflesso e mise-en-abyme.
Ritroviamo un non maestro, anzi, il non maestro per definizione, uno che si voleva veterinario e trovò La cagna, uno che si dibatteva tra femminismo e misoginia senza soluzione di continuità, uno che volevano dispotico con gli attori e che, viceversa, ebbe la stima  e l’amicizia dei suoi moschettieri, Mastroianni, Tognazzi, Noiret e Piccoli.

L’archivio – Luce, Rai Teche e francesi – ce ne riconsegna l’insondabile mistero, cantato da Benigni in una ghiotta poesia, ci ricorda la conferenza stampa infuocata dell’Abbuffata a Cannes, ci rammenta il suo ecologismo, la sua fisiologia cinematografica, senza eludere che “per gli latri grande registi si parale dei film, a me di temi, filosofia”.

Ferreri, splendidamente e inattuale e nostro contemporaneo, dominato dalla nonchalance (Toubiana) o dall’impazienza (Radu Mihaileanu), guidato da se stesso ma aperto al mondo: il documentario se ne fa carico, anzi, flusso, certo che i suoi occhi, la sua corporatura, la sua mancanza vinceranno su tutto, malgrado tutto.

Ci sono Ornella Muti, Andréa Ferreol, Dante Ferretti e Philippe Sarde, ci siamo noi ancora increduli rispetto a quel che è stato, quel che siamo stati e lui e noi non siamo più: era età dell’oro del nostro cinema, e Ferrei ci sguazzava solo e solitario ma volendo condividere una frittata con duemila persone.

Il documentario ha il pregio di non prevaricarlo, non etichettarlo, non schematizzarlo: si muove libero, ma in una gabbia. Che era poi, con Sergio Castellitto, la cifra dell’improvvisazione, della sceneggiatura permeabile epperò del comando del nostro non-Maestro.
Guardando a Ferreri, guardano all’oggi, torna in mente Michel Platini: “Quando cade l’acrobata, entrano i clown”.

NOTE

- FILM RICONOSCIUTO DI INTERESSE CULTURALE CON IL CONTRIBUTO ECONOMICO DEL MINISTERO DEI BENI E DELLE ATTIVITÀ CULTURALI E DEL TURISMO; REALIZZATO CON IL SUPPORTO DI ROMA LAZIO FILM COMMISSION; CON IL SOSTEGNO DI FONDAZIONE CARLA FENDI; IN ASSOCIAZIONE CON: IN ASSOCIAZIONE CON (AI SENSI DELLE NORME SUL TAX CREDIT): FENIX ENTERTAINMENT, MARGUTTA DIGITAL INTERNATIONAL, GROUPAMA ASSICURAZIONI.

- TESTIMONIANZA FOTOGRAFICA: FABIAN CEVALLOS.

- CONSULENZA MUSICALE: ALESSANDRO MICALIZZI.

- PRESENTATO ALLA 74. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2017) NELLA SEZIONE 'VENEZIA CLASSICI-DOCUMENTARI SUL CINEMA'.

- DAVID DI DONATELLO 2018 COME MIGLIOR DOCUMENTARIO.

- NASTRO D'ARGENTO DOCUMENTARI - 2018 NELLA SEZIONE "MIGLIOR FILM SUL CINEMA".
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