La cicala

Wilma Malinverni è una donna in là con l'età che ha alle spalle una parentesi di prostituzione e ora fa la cantante alla "Palma d'oro", il locale di Ermete. Licenziata cinicamente dal proprietario, quando il pubblico mostra di non gradirla più, Wilma si allontana seguita dall'unica ammiratrice che le è rimasta, una zingarella, detta "La Cicala". In una balera vendono scoperte per caso da Annibale che le invita ad aiutarlo nella gestione di un complesso bar-albergo-distributore di benzina e, visti i buoni affari che immediatamente seguono, sposa Wilma e chiama "La Cicala" la sua proprietà. Tuttavia, essendo il locale frequentato da camionisti affamati di donne, Wilma e Cicala si trovano ben presto a subire numerosi assalti. La situazione si aggrava quando arriva la 18enne Saveria, figlia naturale di Wilma, che rimane scandalizzata dal fatto che la madre si lascia sedurre da Carburo. Saveria, allora, dimostrando una cattiveria insospettabile dietro il suo aspetto angelico, dichiara guerra alla madre e all'amica Cicala. Si offre a Carburo e ad altri, e fugge con Cipria provocando in Annibale una reazione piuttosto infelice. Wilma, disperata, uccide Cipria quando lo trova in intimità con Saveria poi si butta nel fiume ove annega, nonostante il tentativo di salvarla fatto dalla sempre fedele e attenta Cicala. Saveria, rimasta padrona del campo, conquista il letto di Annibale e cambia il nome del locale in quello di "La Regina". Carburo, deciso a vendicare Wilma e Cicala, vince Saveria in una partita al biliardo con Annibale e la porta con sé. Nell'incidente automobilistico che nasce dall'inseguimento messo in atto dal confuso Annibale, Saveria trova la morte.
  • Durata: 101'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: PANORAMICO - COLORE
  • Tratto da: romanzo inedito di Natale Prinetto e Marina D'Ania
  • Produzione: IBRAHIM MOUSSA PER NIR FILM
  • Distribuzione: P.I.C. (1980)
  • Vietato 18

NOTE

- PREMIO DAVID 1980 A VIRNA LISI COME MIGLIORE ATTRICE.

CRITICA

"Non sono pochi gli aspetti che colgono di sorpresa chi si attende dal togato Alberto Lattuada un'opera in tutto e per tutto classica: personaggi sanguigni soluzioni brusche e tragiche, ambienti proletari ove la violenza nasce all'improvviso tanto dall'odio quanto dall'amore." (Segnalazioni Cinematografiche, vol. 89, 1980)
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