Il comandante e la cicogna

ITALIA, SVIZZERA - 2012
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Il comandante e la cicogna
Sparse nelle piazze e nei giardini, le statue osservano ogni mattina la città che si risveglia: e se ci si avvicina abbastanza si può addirittura sentire quello che pensano o dicono. Per esempio, al centro di una grande piazza, Giuseppe Garibaldi sul suo destriero si rammarica per la sua Italia sempre più degradata e volgare. Ed è proprio sotto le statue di Garibaldi, Verdi e Leopardi che si intrecciano i destini di Leo, idraulico con due figli da crescere, e Diana, giovane artista piena di idee e senza una lira, che si conosceranno nello studio del potente e truffaldino avvocato Malaffano: lei per affrescare una parete della sala d'aspetto; lui in cerca di aiuto per la figlia, che senza saperlo è diventata protagonista di un filmato erotico su internet. Intorno a loro due ruotano inoltre le esistenze di vari personaggi: Elia, l'altro figlio di Leo, che va male a scuola e insegue il volo di una cicogna; Amanzio, che ha mollato il lavoro per vivere come una specie di eremita metropolitano; Teresa, la moglie di Leo che appare e scompare; e per finire un cinese chiamato Fiorenzo, un fabbricante di pantofole e un misterioso investigatore privato.
  • Durata: 108'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA
  • Produzione: LIONELLO CERRI, ELDA GUIDINETTI E ANDRES PFAEFFLI PER LUMIERE & CO., VENTURA FILM, RSI. RADIOTELEVISIONE SVIZZERA/SRG SSR, IN ASSOCIAZIONE CON ILLVA SARONNO
  • Distribuzione: WARNER BROS. PICTURES ITALIA
  • Data uscita 18 Ottobre 2012

TRAILER

RECENSIONE

di Federico Pontiggia
Le statue parlano: Garibaldi, Leopardi, Leonardo Da Vinci e il fantomatico proto-leghista Cazzaniga, che finisce decollato. Appunto, parlano, ma non si muovono: statiche, a cantar ironicamente le miserie, le bassezze e le truffe del nostro italico presente. Ed è abbastanza sintomatico: immobilità del pro filmico o immobilismo del film? Nel frattempo, non c'è un dove le aquile possano ancora osare, ma vola vola la cicogna...
Il comandante e la cicogna è il nuovo film di Silvio Soldini, la sua terza commedia dopo Pane e tulipani e Agata e la tempesta, e non è riuscito. “Utilizzare la commedia per dire le cose più direttamente”, l'intenzionale zenith, ma l'affresco socio-antropico è sbiadito, esile più che tenue, acquarellato in una mediocrità - tra il grottesco e il realistico, alla ricerca di un surrealismo urbano rivelatore… - poco aurea. Ci sono gli attori, usati quali attanti, figurine di un bassorilievo poco introspettivo, senza aggetti e affondi decisivi sul qui e ora: il chiaroscuro proprio no, per cui si rischia di non contrastare abbastanza, almeno drammaturgicamente, la melma sociale. In altre parole, si vola al di sopra, tremila metri sopra il cielo, mentre, si sa, la vera sfida è volare rasoterra, Baumgartner ci perdoni. 
I protagonisti, dunque: Valerio Mastandrea, idraulico con due figli adolescenti - Luca Dirodi, l'amico della cicogna, e Serena Pinto, vittima di para-sexting - e una moglie defunta, Claudia Gerini, che in bikini e pareo gli compare la notte; Alba Rohrwacher, caschetto nero, occhiali simil-Arisa e pochi soldi nelle tasche d'artista; Giuseppe Battiston, suo affittuario e strampalato moralizzatore metropolitano, tutto sandali, borsello e sentenze; l'avvocato truffaldino Luca Zingaretti, con tupé e favella meneghina, e, appunto, le statue degli illustri, che con severità e ironia guardano alla nostra deriva organica.
Purtroppo, queste statue hanno un alter ego scoperto, ovvero Soldini e i suoi, che nemmeno nascondono troppo il loro aristocratico distinguo, il loro non volare, semplicemente essere al di sopra della melma morale in cui il Bel Paese sguazza. Si può fare un film con queste intenzioni senza sporcarsi - artisticamente - le mani? Non crediamo, non è questo il momento di loci amoeni, horti conclusi, buen retiri & gabbie dorate, proprio no. E dare agli uccelli - a chi il guano, a chi la cicogna - il giudizio finale, beh, c'è lo zampino di Esopo o l'artiglio della Lipu?

NOTE

- FILM RICONOSCIUTO DI INTERESSE CULTURALE CON IL SOSTEGNO DEL MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITÀ CULTURALI-DIREZIONE GENERALE PER IL CINEMA, REALIZZATO CON IL SOSTEGNO DI: EURIMAGES, FILM COMMISSION TORINO PIEMONTE, FILM COMMISSION VALLÉE D'AOSTE, REPUBBLICA e CANTONE TICINO,
FILMPLUS SVIZZERA ITALIANA.

- GIRATO A TORINO E IN VALLE D'AOSTA.

- VOCI DELLE STATUE: PIERFRANCESCO FAVINO (GIUSEPPE GARIBALDI), GIGIO ALBERTI (CAZZANIGA), NERI MARCORÈ (GIACOMO LEOPARDI E LEONARDO DA VINCI).

- GIUSEPPE BATTISTON E' STATO CANDIDATO AL DAVID DI DONATELLO 2013 COME MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA.

- CANDIDATO AI NASTRI D'ARGENTO 2013 PER: MIGLIOR ATTRICE NON PROTAGONISTA (CLAUDIA GERINI É STATA CANDIDATA ANCHE PER "UNA FAMIGLIA PERFETTA" DI PAOLO GENOVESE) E CANZONE ORIGINALE.

CRITICA

"Si può cominciare dagli attori? Il cast di 'II comandante e la cicogna' è così perfetto che vale una menzione. Non solo perché sono tutti bravissimi nel giocare sul tavolo reale tenendo aperta l'uscita di sicurezza fantastica, ma sono un gruppo di complici convinti, di amici di vecchia data del regista Silvio Soldini, un «ensemble» senza acuti personali ma con uno stile di gruppo che riflette il senso di questa commedia con sconcerto incorporato e disgusto per come si è moralmente ridotto «questo paese» per usare la dizione da talk show. (...) La via della commedia, non può essere quella realistica perché superati dalla farsa socio politica di tutti i giorni. Soldini, con gli sceneggiatori Leondeff e Pettinello, fa bene a tenersi in equilibrio tra tragedia e commedia, come tutti, facendo da ventriloquo a Garibaldi e Leopardi ma senza rinunciare ad amare considerazioni, tra la profonda leggerezza di un autore che guarda giorni e nuvole, sceglie il pittoresco dell'umanità ('Pane e tulipani' sembra già di un'altra era...) e la leggera profondità di un fustigatore che rinuncerebbe volentieri al ruolo. Il racconto piacevole alterna divertimento a scosse di sobbalzo morale, dove ogni cosa non è illuminata e tutto si equivale, città e destini privati. Attori in stato di grazia, da Mastandrea con baffi e pensieri familiari alla Germi drogata di caffè, dalla Rohrwacher ostinatamente indifesa al Battiston sempre più espressivo psicosomaticamente, mentre la splendida Maria Paiato crea con Zingaretti un duetto di feroce perfidia, esempio di un popolo della libertà sempre più provvisoria." (Maurizio Porro, 'Il Corriere della Sera', 18 ottobre 2012)

"Il nuovo film di Silvio Soldini 'Il comandante e la cicogna' (bel titolo, suggestiva immagine, molto accattivanti e preziosi i titoli di testa e coda, interpretazioni di classe) induce in tentazione e si presta: perché diavolo la diffusa, diffusissima presenza di talento e qualità o come minimo la diffusa, diffusissima piacevolezza, grazia e carineria, non aiutano il nostro cinema - salvo pochissime rarità - a mettere le ali, a sollevarsi, a comunicare un'idea di forza creativa pur disponendo di tanti presupposti, e per dirla sgradevolmente a fronteggiare (disponendo di risorse e meriti che dovrebbero invece metterlo in condizione di) l'impetuosa e invidiabile onda delle correnti stagioni francesi? Un mistero di cui non si riesce a trovare la spiegazione. Soldini recupera la dimensione di cui si scoprì capace con 'Pane e tulipani', quella della commedia un po' fiabesca. Piacque a tutti quella dimostrata capacità di leggerezza anche perché nessuno se l'aspettava da un cineasta che si era fatto conoscere e apprezzare per la sua pesantezza, diciamo così e senza offesa (anzi: sinceramente chi scrive la rimpiange un po' quella pesantezza). (...) Il fatto è che la combinazione, il perseguire la combinazione tra leggerezza da commedia (fiabesca) e quello che intende essere un messaggio forte di indignazione, produce un effetto insoddisfacente. Di consolatoria e parodistica impotenza. Polveroso (malgrado la deliziosa freschezza dei personaggi, dunque spiace assai dirlo), su cui probabilmente pesa la gravosa eredità nostrana di risolvere tutto in commedia. Noi (noi chi? Dove stanno queste irriducibili minoranze con la schiena dritta?) siamo buoni sani per bene e colmi di buoni valori, i Cazzaniga e i loro avvocati ci hanno ridotti così. Ma chi li ha legittimati e ingrassati i Cazzaniga e i loro avvocati?" (Paolo D'Agostini, 'La Repubblica', 18 ottobre 2012)

"Valerio Mastandrea, idraulico alla canna del gas con due figli e una moglie, Claudia Gerini, defunta ma sempre presente; l'artista valente e squattrinata Alba Rohrwacher e il suo affittuario Giuseppe Battiston, uno stravagante moralizzatore metropolitano in sandali e borsello; l'avvocato truffaldino Luca Zingaretti e le statue di Garibaldi, Verdi e Leopardi, che con ironica severità guardano - e parlano con le voci di Favino, AIberti (la statua decollata del protoleghista Cazzaniga) e Marcorè - alla povera Italia. È 'II comandante e la cicogna' di Silvio Soldini, una commedia per volare alto sopra la volgarità e le bassezze morali del nostro presente: Garibaldi ci compiange, la cicogna prova a portarci tre metri sopra il cielo. Tranquilli, siamo anni luce da Moccia, ma qualcosa non va: tra tinte leggerine e accostamenti poco surreali, l'affresco di Soldini manca il ritratto del Paese che vorrebbe frustare con garbata fantasia. Forse perché siamo a Torino, ma non si vola come in 'Miracolo a Milano', non c'è realismo né magia, solo l'aristocratica, non rivoluzionaria presa di distanza di chi - Soldini e i suoi - si sente diverso, migliore. Cui prodest?" (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 18 ottobre 2012)

"È possibile raccontare l'Italia di oggi, melmosa e volgare, senza ricorrere al grottesco o all'indulgenza verso i vizi italici? Silvio Soldini ha scelto di farlo con una commedia dolce e poetica, 'Il comandante e la cicogna', capace di mostrarci un paese alla deriva attraverso gli occhi di personaggi che molti direbbero perdenti, ma che invece, proprio grazie alla loro posizione marginale possono osservare il mondo con uno sguardo diverso. E così un idraulico vedovo e i suoi figli adolescenti, una artista squattrinata e un sensibilizzatore urbano diventano simboli di una resistenza in nome della bellezza, antidoto ai tanti disonesti che hanno devastato il paese lasciatoci in eredità da Garibaldi e Leopardi, Verdi e Da Vinci. I quali, dall'alto dei loro piedistalli nelle piazze cittadine, commentano con amarezza non senza accorgersi per primi che forse un vento nuovo comincia a soffiare sotto le ali di una cicogna." (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 18 ottobre 2012)

"Da un lato i bronzi dei grandi Italiani - Garibaldi, Leopardi, Leonardo, Verdi - che dai piedistalli di pietra assistono desolati allo spettacolo di quotidiano degrado; dall'altro un piccolo gruppo di anime innocenti. Sono l'ingenuo idraulico Mastandrea, papà vedovo di due adolescenti, lo scorbutico (dal cuore d'oro) castigatore di costumi Battiston e la svagata pittrice Rohrwacher, mentre a rappresentare il partito del malaffare è Zingaretti, cinico avvocato di imbroglioni; quanto alla cicogna, è grazie a lei che le cose finiranno bene per chi lo merita. Spira un'aria serena dell'ovest su questa piccola fiaba morale diretta con garbo e deliziosamente interpretata, ma la sceneggiatura non trova il passo e il registro surreale (le statue che parlano) non convince." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 18 ottobre 2012)

"Una commedia surreale. Con apparizione di fantasmi e con statue parlanti. Immerse però nella più realistica e sconfortante cronaca italiana di oggi, con personaggi al centro che o la subiscono o, i peggiori, la determinano. Arrivando comunque, alcuni, a qualcosa che potrebbe anche sembrare un lieto fine. L'impresa se l'è assunta Silvio Soldini riuscendo, con il suo noto, felicissimo stile, a non smarrire mai l'equilibrio fra l'immaginato e il reale nello sfondo, sempre, di dolenti polemiche civili. (...) Certo, c'è dell'ironia, è una commedia, ma Soldini muovendosi agile tra le apparizioni della moglie e le amare considerazioni delle statue, ha saputo sempre reggere le fila dei personaggi scaturiti dalle cronache con piglio affettuoso, mescolandoli gli uni agli altri con meditata scioltezza narrativa, in cifre in cui il tenero si accompagna al festoso con colori molto vividi anche nel disegno di questo o quel carattere. Sottolinea con finezza le ansie di Leo il sempre più bravo Valerio Mastandrea, Alba Rohrwacher è Diana, un quasi caricaturale Giuseppe Battiston è Amanzio, al fantasma bene in carne della moglie dà vita Claudia Gerini. Tutti con i segni giusti." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo Roma', 18 ottobre 2012)

"Nel cinema italiano (...) le favole, anche quando morali, si trasformano d'incanto in commedie, anche se il sottofondo, l'ultimo zampillo di retrogusto in un film in cui a tratti si ride di gusto, è certo amaro (come le migliori tra le nostre commedie d'un tempo). Questo piccolo grande sgomento, vedersi per un attimo dal di fuori e dall'alto, buffi e patetici anche quando idealmente virtuosi, lascia tutti disorientati a partire dagli autori, regista e sceneggiatori, che si sono trovati a scrivere una favola corale senza più morale, senza un finale, se non quello forzato di un effetto di transizione, una truka da cinema muto, una chiusura a iride che lascia i personaggi (e noi spettatori) al loro destino, come li ha trovati all'inizio del film. (...) Senza un vero centro, il film ama perdersi in questi paradossi, perdendo di continuo il filo rosso della sua impossibile narrazione, come fosse l'insieme di una serie di brevi favole tenute insieme dallo sguardo volatile di una cicogna distratta e dallo sguardo morale dei padri della nostra identità nazionale. Il senso dello sbandamento in cui tutti si trovano in quest'Italia senza più meta è reso col disorientamento che anche la cicogna Agostina deve sopportare emigrando in Svizzera (e non solo per motivi di co-produzione)." (Dario Zonta, 'L'Unità', 18 ottobre 2012)

"Non è 'Il passo sospeso della cicogna', qui la cicogna va a sbattere contro un pilone e rischia seriamente di farsi male. Ma finché vola, il film di Silvio Soldini, finché osserva da lontano, dall'alto, può sembrare che stia inquadrando il paese dei balocchi, ma riesce a trasmettere la leggerezza che vuole ottenere. Quando scende a livello dei suoi personaggi siamo in una graphic novel dai tratti non acidi, né perfidi, né apocalittici. Semplicemente in conflitto con la dimensione surreale. (...) Elemento storicamente legato al genere, il dialetto, è qui usato in modo traslato, volutamente scompigliato: Valerio Mastandrea fa il napoletano (e lo sorprendiamo a tentare qualche tremolio alla Eduardo), Claudia Gerini azzarda il genovese, Giuseppe Battiston brandisce un triestino di frontiera, Luca Zingaretti, l'avvocato corrotto e corruttore parla ovviamente con accento milanese, ma anche il milanese per bene, Shi Yang, attore cinese che vive a Milano da venti anni e che nel film è l'assistente idraulico. Altro elemento da commedia è l'intreccio indissolubile di tutti i protagonisti, coinvolti prima o poi gli uni con gli altri. (...) Con questa serie di storie in levare dove qualunque problema mostra la sua soluzione nel gran magma del disastro che circonda il pubblico in sala, a dispetto di poesia e ironia, resta la sensazione di una certa futilità. E un dubbio: chi ha colpito con un remo in testa fino a farla morire la moglie dell'idraulico? Non si dice. Uno dei tanti misteri insoluti all'italiana." (Silvestri Silvana, 'Il Manifesto', 18 ottobre 2012)

"Piacerà al pubblico non vastissimo, ma fedelissimo di Silvio Soldini. Che vedrà con piacere il regista tornato ai toni di commedia milanese che aveva abbandonato negli ultimi anni. 'Il comandante' sembra leggerino, ma è ambiziosissimo. Soldini tira all'incanto delle antiche commedie metropolitane di Renè Clair ('Un giorno di festa'). Ma per centrare veramente il bersaglio, doveva alzare ulteriormente il tiro: farne un musical. Certo non era semplice." (Giorgio Carbone, 'Libero', 18 ottobre 2012)

"Strampalatissima, gustosa commedia di Silvio Soldini, che scava con sguardo tutto sommato bonario nelle miserie dell'Italia d'oggidì, mettendo in bocca le nostalgie a illustri statue parlanti (Garibaldi e Leopardi). Protagonisti il mite idraulico Valerio Mastandrea, i suoi due figli minorenni, l'avvocato trafficone Luca Zingaretti, la pittrice sognatrice Alba Rohrwacher e il moralizzatore Giuseppe Battiston. Appare e scompare anche Claudia Gerini: per fingersi genovese non basta dire di continuo 'belìn'." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 18 ottobre 2012)
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