I peggiori anni della nostra vita

ITALIA - 1949
Nino Traballa e Carlo de Viola, soldati dell'ARMIR, durante una ricognizione si trovano nelle vicinanze di Charkov. Nino viene catturato dai russi mentre Carlo riesce a fuggire con le scarpe dell'amico. Tornato in patria alla fine della guerra, Carlo si trova senza lavoro e senza mezzi. Decide allora di Servirsi delle scarpe di Nino come di una commendatizia, e si presenta ad Emilia, la moglie del commilitone, vantando l'eroismo di Nino, caduto a Charkov. Benché accolto con diffidenza, Carlo s'introduce in casa d'Emilia, vi si insedia insieme al padre e alla sorella, e infine la sposa. Egli fonda anche il partito del reduce, il PRIPRI, al quale affluiscono adesioni ed offerte. Intanto Nino Traballa vive in Russia, finché ha la fortuna d'incontrare un vecchio amico, ora gerarca del PCI, che lo fa fuggire. Nino ritorna a Roma, ma Carlo lo intercetta e riesce ad impedire una catastrofe, convincendolo a confermare le sue menzogne. Nino infatti si spaccia per il proprio fratello, da lungo tempo assente dall'Italia, ma quando questi scrive dall'America, Nino denuncia il compagno imbroglione. Superate altre complicazioni, Nino può riabbracciare Emilia e il figlioletto: il matrimonio con Carlo non è stato consumato ed è nullo.
  • Durata: 104'
  • Colore: B/N
  • Genere: SATIRICO
  • Produzione: MARIO DOGLIOTTI E PASTORINO PER A.R.S. (SOCIETA' REALIZZAZIONI ARTISTICHE)
  • Distribuzione: HERALD PICTURES (1950)

CRITICA

"Il film si fa apprezzare per alcune trovate felici. Regia discreta, interpretazione vivace, buona fotografia." ('Segnalazioni cinematografiche', vol. 27, 1950)

"Questo film è rimasto per qualche mese in quarantena a causa della sua intonazione che ai censori sembrò eccessivamente antisovietica. Ora che è apparso sugli schermi, non sappiamo se tagliato molto o poco, possiamo dire che le sue intenzioni satiriche sono talmente all'acqua di rose da lasciare indifferente il più acceso degli estremisti. Per il resto il film è di scarso valore pur avendo alcune trovate di un certo effetto comico." (A. Albertazzi, 'Intermezzo', 22, 30 novembre 1950)
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