Gli zitelloni

ITALIA, SPAGNA - 1958
Gli zitelloni
Marcello, giovane garzone di drogheria, viene circuito dalla padrona di casa che vuole fargli sposare sua figlia Gina. Quando Marcello incontra Landi, un suo amico professore, maturo scapolo dedito ad avventure senza conseguenze, questi gli dipinge il matrimonio come una schiavitù insopportabile e gli raccomanda di non lasciarsi prendere in trappola. I ragionamenti dell'amico non sembrano molto convincenti a Marcello, tuttavia decide di non sposare Gina. Durante la notte fa un lungo sogno, nel quale gli sembra di essere sposato e di passare in rassegna gli episodi più salienti della sua vita coniugale. Questa specie di cronistoria della sua esperienza matrimoniale viene fatta da Marcello al cospetto di un tribunale che lo deve giudicare: è infatti accusato di un delitto di cui si proclama innocente. Questo delitto sarebbe la conseguenza della dura e triste vita in comune con moglie e suocera. Naturalmente, ciascuna delle due parti in causa dà una diversa versione dell'accaduto. Tutto questo non sembra preoccupare eccessivamente i due giudici del tribunale, che sono impegnati a portare per le lunghe il processo per poter favorire una loro avventura sentimentale. Proprio nel momento in cui viene dichiarato colpevole, Marcello si sveglia e, sotto l'effetto del sogno, fugge da quella casa per non sposare Gina. Ma quando scopre che lo scapolo incallito non è altri che un pretendente sfortunato, Marcello ritorna da Gina, e decide di sposarla al più presto.
  • Altri titoli:
    Marcelo, la chavala y el trombón
    Una mujer para Marcelo
  • Durata: 90'
  • Colore: B/N
  • Genere: COMICO, COMMEDIA
  • Specifiche tecniche: PANORAMICO
  • Produzione: EMO BISTOLFI PER CINEPRODUZIONI BISTOLFI (ROMA), UNION FILM (MADRID)
  • Distribuzione: WARNER BROS - MFD HOME VIDEO

CRITICA

"Si tratta di uno scadente film comico, affidato alle sottili situazioni banali, senza originalità e senza impegno anche sul piano tecnico." ('Segnalazioni cinematografiche', vol. 44, 1958)

"Una allegria acre e pungente, in un film discreto, che adatta trovatine logore e intenzioni polemiche, l'integrazione è accettabile, la sceneggiatura è complessa e ingarbugliata, le immagini usuali e sciolte". (Arturo Lanocita, 'Corriere della Sera', 22 febbraio 1959).
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