Giulia non esce la sera

ITALIA - 2009
4/5
Giulia non esce la sera
Negli ultimi tempi la vita di Guido è diventata piuttosto frenetica: scrittore affermato, ha pubblicato un libro che è entrato nella fase finale di un premio letterario. Deciso a trovare un piacevole diversivo cui dedicarsi nel tempo libero, si iscrive in piscina per imparare finalmente a nuotare. Lì incontrerà Giulia, una donna molto affascinante e misteriosa, con la quale intratterrà una complicata relazione.
  • Altri titoli:
    The Prize
    Il premio
  • Durata: 105'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Produzione: LIONELLO CERRI PER RAI CINEMA, LUMIÈRE & CO.
  • Distribuzione: 01 DISTRIBUTION - DVD: 01 DISTRIBUTION HOME VIDEO (2009)
  • Data uscita 27 Febbraio 2009

TRAILER

RECENSIONE

di Valerio Sammarco
Scrittore per caso, e di successo, Guido Montani (Mastandrea) entra nella cinquina di finalisti per un prestigioso premio letterario. La cosa lo coinvolge relativamente, così come tutti gli altri aspetti della sua esistenza. Sposato con Benedetta (Bergamasco) e padre della preadolescente Costanza (l'esordiente Domiziana Cardinali), si disinteressa pressoché totalmente del trasloco verso la nuova casa, più vicina alla città, e decide di proseguire il corso di nuoto iniziato (malvolentieri) e abbandonato dalla figlia. Qui conosce l'istruttrice Giulia (Golino), donna di un fascino misterioso, che "non esce mai la sera", appesantita da un vuoto incolmabile, segnata da un passato doloroso e incatenata ad un presente senza speranza. Iniziano a frequentarsi, ma illuminare le rispettive zone d'ombra non sarà così semplice.
Cinque anni dopo La vita che vorrei, Giuseppe Piccioni (anche autore della sceneggiatura insieme a Federica Pontremoli) torna a confrontarsi con il reale attraverso un cinema che si fa metalinguaggio, non più "film nel film", ma film nel libro, e viceversa. Come sullo schermo prendono vita i personaggi creati da Guido (l'uomo degli ombrelli, il tormentato Padre Rosario), così sulla pagina inizia a prendere forma Giulia, attrice in ombra di una vita a libertà vigilata, poco a poco protagonista in una nuova esistenza fino a quel momento solamente trascinata dagli eventi. Perché Guido - con il quale Mastandrea riesce a stabilire una simbiosi non solo di facciata - malinconico e sfuggente, sembra risvegliarsi dal torpore di una medietà che lo porta a non scegliere, quasi a "non essere" in nessuna delle situazioni che lo riguardano: conoscendo Giulia, forse innamorandosene, l'uomo non smette di osservare ma al tempo stesso è come se proiettasse su di lei la speranza di un cambiamento. La esorta a riallacciare i rapporti con la figlia abbandonata nove anni prima, arriva persino a scrivere una lettera alla ragazza per favorirne l'incontro, e intanto porta avanti questa storia sugli appunti per una nuova, ipotetica pubblicazione. Come al solito fuggendo qualsiasi concessione al banale o al consolatorio, Piccioni (che ritrova collaborazioni importanti, come quelle di Esmeralda Calabria al montaggio e Luca Bigazzi alla fotografia) è bravo ad inscrivere i due protagonisti in un contesto che anziché semplificare tende a sottolineare le rispettive sfumature, dall'ambiente dell'editoria (ennesima, grande prova di Piera Degli Esposti) alla piscina dove lavora Giulia, non luogo che tende ad escluderli dal mondo, dove ogni gesto diventa meccanico, ripetitivo, ma al tempo stesso regala loro l'illusione di un continuo, nuovo inizio.

NOTE

- REALIZZATO CON IL SOSTEGNO DEL MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITÀ CULTURALI DGC ITALIANO E IL CONTRIBUTO DELLA REGIONE LAZIO TRAMITE FI.LA.S. S.P.A. IN COLLABORAZIONE CON TOSCANA FILM COMMISSION E REGIONE TOSCANA.

- CANDIDATO AL DAVID DI DONATELLO 2009 PER: MIGLIOR ATTRICE PROTAGONISTA (VALERIA GOLINO), MONTAGGIO, MUSICA E CANZONE ORIGINALE.

- NASTRO D'ARGENTO 2009 PER LA MIGLIOR CANZONE ORIGINALE. IL FILM ERA CANDIDATO ANCHE PER: MIGLIOR SOGGETTO E ATTRICE PROTAGONISTA (VALERIA GOLINO). A PIERA DEGLI ESPOSTI E' STATO ASSEGNATO UN NASTRO SPECIALE COME MIGLIOR INTERPRETE NON PROTAGONISTA (ANCHE PER "IL DIVO" E "L'UOMO CHE AMA").

CRITICA

"La rarefazione del raccolto è esaltata dagli inserti (troppi?) che materializzano quando Guido sta cercando di scrivere per un nuovo libro: amori surreali e infelici. Piccole perle di umorismo malinconico: il fidanzatino della figlia che gli traduce le strazianti melodie di Richard Anthony. Aperto, come tutti i film di Piccioni." (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 27 febbraio 2009)

"Lo spunto è interessante ma annacquato dalle precedenti fantasie letterarie di Guido (visualizzate in scene che avremmo preferito non vedere) e dall'inerzia di un personaggio incapace di mettersi in gioco. Se queste sia una metafora del Pd, o della crisi del cinema italiano, o dell'arte di fronte alle scommesse del XXI secolo, è più un problema di chi guarda, che di Piccioni." (Alberto Crespi, 'L'Unità', 27 febbraio 2009)

"Se Guido e Giulia si conquistano un posto nella memoria dello spettatore e vivono ben oltre i difetti della storia, il merito va diviso tra i due protagonisti, Valerio Mastandrea e Valeria Golino, e il regista che li ha diretti. I primi, soprattutto, riescono ad adattarsi talmente bene alle rispettive parti da superare indenni certe inutili divagazioni: la timidezza scontrosa epperò desiderosa di comunicazione di Giulia, il suo evitare qualsiasi accenno di pietismo, l'orgoglio di chi vuole essere accettata per quello che è, passato compreso (bellissima la scena in cui rivela senza tanti fronzoli perché non esce la sera) sono tutti regali che la Golino fa a uno spettatore e che dimostrano qualità altrove non sempre esaltate a dovere. Così come Mastandrea sa liberarsi in fretta della maschera di circostanza che gli viene fatta indossare nei salotti mondani per restituirci i timori e le angosce di chi fatica a capire quello che vuole, schiacciato da troppi ruoli - uomo mondano, scrittore marginale, marito, genitore, amante - e ridotto a vivere una vita stropicciata come le sue camicie.
E Piccioni ancora una volta si dimostra ottimo regista nella direzione degli autori e periclitante nella
scrittura delle sue sceneggiature." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 27 febbraio 2009)

"Il testo del racconto rimane nelle corde del regista, quell'inquietudine dello scrittore Guido (Valerio Mastandrea) che si confonde negli universi che crea, non ama i riti dei premi letterari e del successo e forse neppure più la moglie, cerca leggerezza e finisce per accanirsi contro l'acqua, decidendo di imparare a nuotare. Fra riflessi e bracciate trova l'amore nella brusca istruttrice Giulia (Valeria Golino), che però nasconde un segreto drammatico. Come Guido anche il regista cerca da sempre nel cinema quella leggerezza che lo attrae e che allo stesso tempo non si concede mai fino in fondo. Bravi i suoi protagonisti a interpretarne l'inconsolabile splean." (Piera Detassis, 'Panorama', 06 marzo 2009)

"Per fortuna Piccioni rende passionale, non politico, il movente del suo delitto e mantiene alcune autonomie dai luoghi comuni. La Golino è ormai una brava attrice e s'appropria del film, mentre Valerio Mastandrea non differenzia sostanzialmente i personaggi dei suoi troppi film." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 27 febbraio 2009)
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