Germinal

FRANCIA - 1993
Etienne Lantier, in cerca di lavoro, arriva a Montsou, un piccolo paese del Nord della Francia, scoprendo la miseria, individui equivoci come Chaval o generosi come Toussaint Maheu: un'intera umanità stravolta dalla logica capitalista. Abbraccia gli ideali socialisti e si impegna nella lotta politica, ma la direzione delle miniere passa al contrattacco. Vengono ridotti i salari la cui conseguenza è uno sciopero ad oltranza che provoca miseria e fame. In mezzo a tanta desolazione l'amore tra Etienne e Catherine. La polizia porrà fine allo sciopero. Etienne decide di andarsene.
  • Altri titoli:
    Germinale
  • Durata: 160'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: SCOPE A COLORI
  • Tratto da: romanzo di Émile Zola
  • Produzione: RENN PRODUCTIONS, PARIS
  • Distribuzione: ARTISTI ASSOCIATI - 20TH CENTURY FOX HOME ENTERTAINMENT

NOTE

- REVISIONE MINISTERO MARZO 1994.

CRITICA

"In questo mare di ovvietà qualche immagine miracolosamente galleggia e lascia il segno. Pensiamo a quel cavallo incarrucolato e calato nell'inferno delle miniere, o al quasi-stupro con cui il massiccio minatore Chaval seduce la figlia maggiore di Depardieu (Judith Henry, la timida di un bel film di qualche anno fa), girato come il coito fra due animali. Ma sono momenti isolati, dispersi in un film che si concede un solo personaggio ambiguo (appunto Chaval, operaio e opportunista, violento ma anche fragile e geloso, la figura più interessante e trascurata del film) mentre per il resto sguazza in un populismo manicheo e fanfarone, con i ricchi crapuloni e i poveri affamati, le sciagure puntuali come cambiali, le donne che esasperate dalla fame castrano il pizzicagnolo, il grisou che esplode in sottofinale, eccetera. Una retorica del dolore che sta agli antipodi del formidabile lavoro d'inchiesta svolto a suo tempo da Zola. Nel finale, sconfitto ma non domo, Lantier si allontana percorrendo la campagna in boccio. Si dovrebbe pensare al calendario rivoluzionario che dà il titolo al film. Ma torna in mente un vecchio slogan del '68: dopo Marx, aprile." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 10 marzo 1994).

"Si poteva sperare negli attori, ma forse per quel piglio più naturalistico che non realistico cui la regia li ha indirizzati, e forse anche per le immagini che li sostengono cariche sempre di colori forti - e quasi falsi - faticano molto a convincerci di quello che realmente sentono e soffrono. Etienne e Gerard Depardieu, cui qualche chilo in meno avrebbe giustificato meglio i morsi della fame: si agita, sospira, conciona, declama. Certo, sa recitare, ma se non si esibisse così tanto sarebbe forse più credibile. Miou-Miou, al suo fianco, una Catherine fragile come da copione. Fra i molti, cito almeno Laurent Terzieff nei segni duri del russo Suvarin, il rivoluzionario nichilista. Una faccia come forse gli immaginava Zola." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 6 marzo 1994)

"Si rimpiange il vigore internazionalista di un classico come La tragedia della miniera di Pabst o l'andamento da ballata del recente Matewan di Sayles, nell'ansia di restituire lo sdegno della pagina scritta, Berri fa un film urlato e tagliato con l'accetta, cui l'invadente commento musicale di Jean-Louis Roques rende un pessimo servizio. Ma almeno un merito Germinal può vantarlo: se nella Francia che guarda a destra il film ha germinato, totalizzando sei milioni di biglietti, vuol dire che le idee socialiste hanno per fortuna ancora diritto di cittadinanza." (Michele Anselmi, 'L'Unità', 5 marzo 1994)
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