Era mio padre

Road to Perdition

USA - 2002
Negli anni '30 in Illinois, Michael Sullivan, che sembra un tranquillo padre di famiglia, è in realtà un killer molto temuto soprannominato "l'Angelo", luogotenente del gangster irlandese John Rooney insieme al figlio di questi, Connor. Una notte, suo figlio, Michael jr., vede il padre e Connor uccidere alcuni gangster rivali. Per questo Connor vuole eliminarlo ma Michael sr. riesce a convincerlo che suo figlio non parlerà. Più tardi Michael riesce a sfuggire ad un agguato ma Connor gli uccide la moglie e il figlio minore Peter, che viene scambiato per Michael jr. Da quel momento padre e figlio iniziano un viaggio della vendetta che sarà anche occasione per costruire un vero rapporto tra loro e, mentre il padre cerca di salvare quanto rimane della famiglia, il figlio è costretto a crescere in fretta.

CAST

NOTE

- PRESENTATO IN CONCORSO ALLA 59MA MOSTRA DEL CINEMA DI VENEZIA (2002).

- PREMIO OSCAR 2003 PER LA MIGLIORE FOTOGRAFIA. ERA STATO CANDIDATO ANCHE PER: MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA (PAUL NEWMAN), SCENEGGIATURA, COLONNA SONORA, SUONO E MONTAGGIO.

- ULTIMO FILM PER IL GRANDE SCHERMO DI PAUL NEWMAN.

CRITICA

"La regia è di Sam Mendes, il golden boy autore di 'American Beauty' che qui svolta verso il cinema classico e accademico, fotografato con genio ed enfasi. Un fumetto diventa film e Mendes non nasconde di cercare l'Oscar, soprattutto grazie a Hanks e Newman. Scoprire il lato cattivo del Nice Guy d'America, Tom Hanks, è già in sé un motivo valido per il biglietto. Ma la vera rivelazione è l'attore tredicenne Tyler Hoechlin, gran faccia e speranza nello sguardo". (Piera Detassis, 'Panorama', 22 agosto 2002)

"Se fare cinema d'autore significa saper mettere la macchina da presa sempre al posto giusto (lo credono in molti), allora Sam Mendes è un genio. Se invece lo strumento va infilato negli orifizi della trama e dei personaggi fino a cavarne - maledetta e deliziosa - l'anima, egli è un manierista sulla via della perdizione estetica e la parte del Leone (americano) rimane monopolio di un altro signore". (Alessio Guzzano, 'City', 10 gennaio 2002)

"Sotto la pellicola dell'omaggio filologico a decenni di gangster-movie, Mendes lascia intravedere bagliori da tragedia; scarnifica le maschere dei personaggi mostrandone il dolore e l'infelicità; approda a un epilogo metafisico che lascia il segno. La ricostruzione di Chicago ai tempi del Proibizionismo è antinaturalistica e geniale. I killer Hanks e Law incarnano due varianti dell'Angelo della Morte: cupo e generoso l'uno, sadico ed eccentrico l'altro". (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 20 dicembre 2002)

"Piove sull'America violenta e depressa, piove sui fucili spianati, sui volti di pietra del vecchio padrino (Paul Newman bello e perfetto) e del buon assassino senza scampo (Tom Hanks genialmente attonito). Furente e avvelenato dietro la magnifica calligrafia, Sam Mendes racconta in 'Road to Perdition' una tragedia classica sul sangue e il destino. I padri uccideranno i figli (o viceversa), perché forse non c'era altro da fare. I gangster non sono più cattivi degli altri in un mondo cupo e senza la pietà. A volte sembra possibile cambiare direzione, ma la strada verso Perdition è sempre aperta". (Claudio Carabba, 'Sette', 9 dicembre 2002)

"Rispetto a suo debutto aureolato di successo ('American Beauty'), Sam Mendes ha cambiato completamente rotta; ha diretto un gangster-movie rispettoso delle regole del genere. Ovvio che si tratta di un film largamente metacinematografico, dove abbondano i riferimenti sia ai classici americani dei tempi del Proibizionismo, sia al Coppola del 'Padrino' o al Leone di 'C'era una volta in America'. Il che non significa affatto che 'Era mio padre' sia un film prono alle convenzioni: basta pensare al modo in cui Mendes scarnifica poco a poco la maschera dei personaggi, mostrandone il dolore e l'infelicità, o all'epilogo quasi metafisico per accorgersi che si sta assistendo a una tragedia". (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 14 dicembre 2002)

"Disseminato di scene da antologia per concentrazione drammaturgica e impatto visivo, 'Era mio padre' ha il suo punto forte nei personaggi - e insieme il suo tallone d'Achille. Sono bellissimi i duetti Hanks/Newman. E' inquietante Jude Law, killer-fotografo specializzato in cadaveri che dà una caccia spietata ai due fuggiaschi. E' notevole il sottotesto tragico che lega in un viluppo di affetti e rancori padri, figli e figliastri. Ma il fragore delle esecuzioni, la brillantezza del racconto, l'estrema cura dell'ambientazione, non cancellano del tutto un che di preordinato e artificioso che tiene lo spettatore lontano, catturato ma non partecipe. Si esce ammirati per le magnifiche immagini di Conrad L. Hall (già Oscar per 'American Beauty'), per la maestria degli attori, in primis un omerico Paul Newman, per l'eleganza vibrante della messinscena - ma forse non altrettanto emozionati". (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 13 dicembre 2002)

"Ispirato a un originale 'comic' a sfondo drammatico, scritto da Max Allans Collins e disegnato da Richard Piers Rayner, il film è un 'Padrino' più cupo e vero, una tragedia che s'intreccia in un 'bildungsroman'. (...) Va detto che se Newman è sublime in un personaggio che riesce a coniugare strazio vero e ipocrisia, Hanks rinnovato nel tratto e nel cipiglio, vale un Bogart d'annata. Benché Mendes sia inglese, il film è davvero 'all american' nel contrasto fra il crudo paesaggio metropolitano, spesso flagellato dalla pioggia, e le campagne dove ancora splende il sole e regna la tradizionale solidarietà dei rurali verso i fuorilegge". (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 14 dicembre 2002)
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