Domani

Domani
Durante il terremoto in Umbria, una signora borghese si trova a dover dividere lo stesso container con altre persone. Insieme ritroveranno la voglia di ricostruire la vita e gli affetti, di amare e sorridere nuovamente.

TRAMA LUNGA
Come tanti altri in Italia, anche Cacchiano, paesino dell'Umbria, è meta sia turistica (c'è nella chiesa una bellissima Annunciazione del Beato Angelico) sia gastronomica (si produce un ottimo salame all'aglio). Ma un giorno la terra trema a Cacchiano. La scossa è forte, nono grado della scala Mercalli. Dopo i bruttissimi attimi di paura, si fanno i conti. Non ci sono stati morti, ma tutto è raso al suolo, tutti i punti di riferimento della vita quotidiana sono scomparsi. Bisogna ricominciare da capo. E adattarsi a vivere precariamente. Ecco allora il geometra Zerenghi con la moglie Stefania e i due figli detti Ago e Filo; ecco Gianni con la madre signora Moccia malata e ormai senza memoria; ecco Vale e Tina, due ragazzine grandi amiche che si confidano tutto; ecco Betty insegnante alla scuola media 'Elsa Morante', donna sola per precisa scelta; ecco Andrew, un inglese arrivato per lavorare all'affresco. Tutti devono giocoforza intrecciare bisogni e necessità che prima non erano abituati a mettere in comune. E mentre si succedono altre scosse, i rapporti si fanno difficili: Ago vede la madre appartata con Gianni e crede che siano amanti; Betty vorrebbe lasciare il container dove vive con l'inglese e una donna, ma finisce per cedere e si bacia con lui; Tina e Vale, dopo essersi scambiate segnali di affetto, cominciano a litigare; Paolo dice al figlio che Gianni è gay; la fabbrica di salami non riapre; Andrew rimane ferito mentre si trova in chiesa. Alla fine Vale informa su quello che hanno fatto i singoli personaggi. E di se stessa dice che è cambiato qualcosa: e si alza la maglietta.
  • Altri titoli:
    Tomorrow
  • Durata: 88'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Produzione: CINEMELLO S.R.L., RAI RADIOTELEVISIONE ITALIANA, RAI CINEFICTION
  • Distribuzione: WARNER BROS

CRITICA

"C'è qualcosa di davvero straordinario in 'Domani', una cosa che se il film fosse inglese o francese (noi siamo sempre un po' scettici riguardo alle qualità nazionali) sarebbe più facile additare all'ammirazione generale. Il modo in cui la Archibugi tratta i caratteri dei giovanissimi, pre adolescenti (l'amicizia tra le due Valentine) e adolescenti (il ragazzo ombroso che detesta tutti, fuorché la vecchia signora malata): con una perspicacia che, al cinema, solo Truffaut e pochissimi altri ci hanno saputo regalare". (Roberto Nepoti, 'la Repubblica, 28 gennaio 2001)

"Di film così, coscienziosamente modesti, di esortazione più che di constatazione, dovrebbe farne la televisione se, come giustamente nota il Vaticano, non fosse la roba che è. In cinema l'assenza di un'aura, l'esilità e fragilità del progetto chiedono un risultato di delicatezza precisa, di minuziosa verità. Diciamo, per intenderci, alla Kiarostami, alla iraniana. Ma Archibugi ama il minimalismo tradizionale più nostro, di narratività neorealista, alla Comencini, da cronachette minori del libro 'Cuore'. (...) L'ammirevole onestà dell'autrice la spinge a lavorare nel cosciente rifiuto di ambizioni maggiori. Ma ci piacerebbe che, crescendo anche lei come i suoi bambini, s'illudesse di meno sulla comune bontà e le piccole virtù private e civili dell'italiano qualunque. Mignon ne ha da scoprire di peggio e va aiutata a costruirsi una spina dorsale adeguata". (Goffredo Fofi, 'Panorama', 8 febbraio 2001)

"Un film per prendere la temperatura al Paese. Un terremoto (vero) per dare una scossa (metaforica) alle nostre abitudini e guardarci un po' in faccia approfittando dei container, della scuola inagibile, delle famiglie costrette a convivere e ad affrontare i problemi di sempre in condizioni mai sperimentate. E' 'Domani' di Francesca Archibugi, forse il suo film più felice con 'Il grande cocomero', di certo il più affollato, il più stoicamente aperto all'imperfezione e al dolore. (...) Certo, i bambini parlano sempre un po' troppo sapientemente, la Archibugi resta regista di scrittura più che di immagini (nella nobile linea Scarpelli-Scola della nostra commedia che da decenni racconta e spiega l'Italia). Credesse un poco più al vuoto e al silenzio, 'Domani' acquisterebbe in emozione. Ma anche così, pieno di storie, di facce, di idee, è un film generoso e importante. Vicino alla cronaca senza esserne schiavo. Antico e moderno insieme come la bella foto di Luca Bigazzi e le musiche di Battista Lena". (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero, '26 gennaio 2001)
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