Brancaleone alle crociate

ITALIA - 1970
Brancaleone alle crociate
In viaggio, con una torma di straccioni, alla conquista del Santo Sepolcro, Brancaleone da Norcia perde, in una battaglia, tutti i suoi compagni, per cui, disperato, invoca la "Morte", salvo, alla sua presenza, spaventarsi e chiedere una proroga, che gli viene concessa. Salvata la vita a un neonato, figlio di un re normanno, si rimette in cammino - con una nuova, cenciosa armata - per riportarlo al padre, partito per le Crociate. Strada facendo, strappa dal rogo una giovane strega, accoglie al suo seguito un lebbroso, visita un eremita rintanato in una grotta, rintuzza un tentativo di uccidere il piccolo principe e, infine, scorta il papa Gregorio VII in visita a uno stilita appollaiato sulla sua colonna. Risolta - con un atroce "giudizio di Dio" - una contesa fra il pontefice e l'antipapa Clemente III, Brancaleone - dopo aver scoperto che il lebbroso è in realtà una principessa - riconsegna il bimbo al padre, ottenendo in cambio il titolo di barone. Sceso in campo contro il fratello del sovrano normanno, alleatosi con i Mori - la posta, per il vincitore, è la principessa - Brancaleone perde la contesa ad opera della giovane strega, che si è innamorata di lui. Vagando nel deserto, ecco pararglisi contro la "Morte", venuta a saldare il conto. Ancora una volta, però, Brancaleone riesce a salvarsi, poiché è la strega a immolarsi per lui.
  • Altri titoli:
    Brancaleone at the Crusades
    Brancaleone s'en va-t-aux croisades
  • Durata: 117'
  • Colore: C
  • Genere: COMICO, COMMEDIA
  • Specifiche tecniche: PANORAMICA TECHNICOLOR
  • Produzione: MARIO CECCHI GORI PER FAIR FILM, O.N.C.I.C. ALGIER
  • Distribuzione: TITANUS - GENERAL VIDEO - CECCHI GORI HOME VIDEO (GLI ORI)

NOTE

- DIREZIONE DELLE MUSICHE: GIANFRANCO PLENIZIO.

CRITICA

"Seconda, scoppiettante miscela di avventura e umorismo al seguito dell'impareggiabile principe dei cialtroni Vittorio Gassman e della sua scalcinata congrega. Anche qui il meglio è negli splendidi costumi, negli sgargianti colori e soprattutto in quel linguaggio latino-maccheronico, per il quale i suoi tre inventori, il regista Monicelli e gli sceneggiatori Age e Scarpelli, avrebbero meritato l'Oscar". (Massimo Bertarelli, 'Il giornale', 1 settembre 2000)
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