Avengers: Age of Ultron

USA - 2015
Tony Stark tenta di avviare un progetto dormiente per il mantenimento della pace. Le cose, però, si mettono male costringendo Iron Man, Captain America, Thor, L'Incredibile Hulk, Vedova Nera e Occhio di Falco, gli eroi più potenti della Terra, ad affrontare la prova più ardua di sempre: fermare il misterioso Ultron, un avversario terrificante e tecnologico emerso dall'ombra e deciso a sterminare l'umanità. Con il destino del pianeta in bilico, i Vendicatori dovranno fermare i terribili piani di Ultron costruendo alleanze precarie. Sul loro cammino, infatti, incontreranno Wanda Maximoff e Pietro Maximoff - due individui potenti e misteriosi - e un vecchio amico dotato di un nuovo aspetto, chiamato Visione...

CAST

NOTE

- TRA I PRODUTTORI ESECUTIVI FIGURANO ANCHE STAN LEE E JON FAVREAU.

- NELLA VERSIONE ORIGINALE LA VOCE DI HULK E' DI LOU FERRIGNO.

CRITICA

"Super Marvel, dal fumetto al cine. Al timone, il regista del primo episodio, marchio di fabbrica per i fan. (...) una seconda parte pesante, poco umoristica, afflitta in 3D da scarsa luminosità. Però si succhia fino in fondo." (Silvio Danese, Nazione - Carlino -Giorno, 24 aprile 2015)

"Spremuta fantasy Marvel che vorrebbe bissare il primo 'Avengers' (45 miliardi di dollari) in 150', rumorosi 3D, sempre in penombra, forte di una squadra di divi (...) Mark Ruffalo (il migliore) (...). A parte una battuta che chissà come tira in ballo la 'Lunga giornata' di Eugene O'Neill (gli Avengers sono fan?), resta il solito menù, torta di panna farcita e glassata, poi ricoperta di mascarpone, indigesta a chi non vuol regredire sotto i 10 anni. Tradendo il mix che funzionava nel primo film più ironico e scanzonato qui, dopo 15' si entra in un letargo onirico dove la tecnica digitale promette e mantiene di tutto ma senza più alcuna meraviglia, a parte il doppiaggio con le voci soffiate che palpeggiano le parole come gli spot dei profumi. Ma che senso ha, alla fine, opporsi a una tendenza in atto (vedi incassi di 'Fast and furious 7') che riduce il cinema a poltiglia di effetti speciali senza riguardo per la psicologia nostra e loro? Sono già tutti in attesa, obbligatorio vedere 'Avengers' fingendo di gradire. Ah, c'è anche un regista, si chiama Joss Whedon." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 23 aprile 2015)

"Non è facile esprimersi su «Avengers: Age of Ultron» perché da una parte non dispiace il record annunciato degli incassi, dall'altra infastidisce l'arcigna supervisione degli adepti onniscienti dei fumetti marca Marvel, da un'altra ancora incombe il totale disinteresse e anche un po' il disprezzo del pubblico adulto e refrattario al genere supereroico. Intanto significa pure qualcosa se l'ottimo Whedon, che ha scritto e diretto sia il primo che questo secondo blockbuster, ha fatto sapere che non proseguirà con gli Avengers; se poi il n°1 si limitava a raccontare la nascita della superbanda e ne scatenava i sei affiliati nelle imprese un po'action, un po' thriller, un po' fantasy, non è indolore il fatto che il n.2 gonfi a dismisura il numero dei personaggi, i set intercontinentali e il numero di minuti di durata (150). La famelica bulimia della saga, comunica, così, fatalmente un senso di saturazione e sazietà che la rende ardua da seguire per lo spettatore generico, frastornato anche dallo stile mal-di-mare di ripresa e da un 3D mai come in questo caso dalla resa cupa e molesta. (...) la battaglia finale sarà, pour cause, interminabile con la conseguenza d'indebolirne la grandiosità, travasare la tensione in maniera e rendere stereotipato persino lo Stark/Iron Man interpretato dal nostro prediletto Downey." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 23 aprile 2015)

"Il filmone in 3D dura un'infinità (141') procurando meno divertimento del primo della saga e ben più noia. Star a bizzeffe (i migliori, come sempre, Downey Jr. e Mark Ruffalo) a ricordarci quanto restino più piacevolmente in memoria gli spin-off cinematografici di ciascun character della premiata & pregiata Marvel Comics. Però ai fan piacerà: è una questione di fede." (Anna Maria Pasetti, 'Il Fatto Quotidiano', 23 aprile 2015)

"Il confusionario Avengers: Age of Ultron, sequel smanioso di stupire, finisce per rovinare il tanto di buono che aveva fatto decollare l'Universo Marvel con il precedente inavvicinabile 'The Avengers' (...). C'è troppo di tutto e, spesso, senza un filo logico che tenga assieme questa scorpacciata di supereroi, facendo scaturire nello spettatore, a volte, una certa fatica a seguire tutte le sequenze. Eppure, a ben vedere, Joss Whedon prova a riutilizzare gli stessi ingredienti che fecero gridare, nel 2012, al capolavoro, ovvero azione forsennata, effetti speciali e, soprattutto, grande ironia. Il problema è che tutto questo è ancora presente, ma in modo informe, esagerato, quasi casuale, con evidenti buchi nella sceneggiatura frutto, probabilmente, di tagli inopportuni nel montaggio. Per non parlare del peggior 3D degli ultimi anni. (...) abbuffata garantita di supereroi e star del cinema. Un film appesantito da una prima parte troppo introspettiva, che si perde in una sorta di viaggio psicologico, non sempre riuscito, nelle vite private dei supereroi, alleggerito, si fa per dire, da un finale bombardato di scontri e colpi di scena. Un po' più di equilibrio avrebbe giovato, in attesa del prossimo atteso finalone della saga." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 23 aprile 2015)

"Da quando la moda del cinefumetto ha incrociato il boom del digitale, sceneggiatori, registi e attori vivono una sfida impossibile contro un avversario più forte di loro. Il digitale appunto. Ovvero, semplificando un po', le macchine. Anche per questo, da 'Matrix' in poi, si moltiplicano i film apocalittici in cui le macchine prendono il potere. Mentre sempre per questo, sul fronte del cinema per teen-ager, impazzano i supereroi. (...) anche i film davvero inventivi e autoparodistici, come 'Guardiani della galassia' o 'The Lego Movie', o (...) 'Humandroid', provano che con i superpoteri del digitale si possono fare grandi cose. Per il resto, si ha la sensazione che tutti eseguano direttive piovute dall'alto. Un tanto d'azione (sempre di più), un tanto di battute per alleggerire, un tanto di novità (qui nuovi personaggi e soprattutto nuove sfumature, si fa per dire, nei rapporti). (...) La storia si ripete con i Marvel Films, sempre più esagerati, rigonfi, ripetitivi. Si dirà: sono film per fans, questo vogliono gli appassionati. Ripetizione e variazione. Però c'è modo e modo. Anche perché oggi chiunque abbia i mezzi (economici e tecnici) può far esplodere un quartiere, allagare o sospendere nel vuoto una città, far crollare un grattacielo (che risate il codice di autocensura varato a Hollywood e osservato sì e no due mesi dopo l'11 settembre...). Eccetera. Ecco, in questo 'eccetera' sta la forza e la dannazione del cinefumetto di oggi. Prima si sono gonfiati i budget, poi i muscoli, poi i set, reali o virtuali. Nel frattempo il mondo salta in aria davvero, un pezzo qua uno là, ma un bel pezzo di Hollywood pensa di curare la paura con altra paura, sia pure in dosi urto, Qualcuno dirà che siamo vecchi, che non è il nostro cinema. A noi sembra che a essere vecchio sia proprio questo cinema pieno di mezzi e di grandi nomi ma vuoto, fragoroso, senza forma e senza ritmo." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 22 aprile 2015)

"'The Avengers: Age of Ultron' (...) ha la stessa struttura narrativa dei 'cugini': battaglia iniziale, scaramucce centrali e colossale scontro finale. Nel mezzo, a farcire i 141 minuti in 3D, le vicende della comunità degli Avengers, le schermaglie sentimentali (blande assai), il passato sempre difficile da metabolizzare, tormenti e fantasmi da esorcizzare: perché i supereroi. Ormai lo sappiamo. Hanno super problemi. Dovuti in gran parte alla loro super responsabilità. Quando i destini del mondo intero dipendono da te, qualche sindrome da super stress è inevitabile. (...) se vogliamo, un'avventura filosofica per adulti. Se non vogliamo, è una fantasmagoria di randellate, scoppi, distruzioni per adolescenti. Con alcuni sotto-miti, come l'eterna attrazione della bella per la bestia (...). C'è la coscienza del gruppo, una comunità (i vendicatori) senza un vero leader." (Umberto Folena, 'Avvenire', 22 aprile 2015)

"I supereroi Marvel secondo Joss Whedon, in 'Avengers: Age of Ultron', sono accessibili, riconoscibili, famigliari, come i personaggi di una sitcom. (...)la sci-fi hollywoodiana creata dal potentissimo binomio tra Disney e Marvel, non ha l'esistenzialismo tragico degli 'X-Men' di Brian Singer, le genialità degli 'Spider Man' di Raimi e nemmeno (passando alla competizione di Marvel, DC Comics) la grandiosa malinconia toddbrowninghiana dei 'Batman' di Tim Burton o il tetro gigantismo di quelli di Nolan: non meno autoriale di quelle sopracitate, la dimensione dei film fumetto di Whedon è, però, quella che più si avvicina allo spirito spensierato dei vecchi 'cliffhangers' degli anni trenta, alla loro vocazione seriale, avventurosa. (...) l'universo fantastico di Whedon prevede che la linea tra supereroi, o mostri, e ragazzi qualsiasi sia molto sottile -spesso una proiezione di se stessi, di un dolore, di una paura. Il che fa di lui non solo uno dei più fluidi e meno monumentali ma anche il più democratico dei registi di supereroi d'azione, creature che, dall'iperstratosfera del blockbuster hollywoodiano - in un revival degli anni gloriosi dei cliffhanger cui 'Avengers: Age of UItron' rende omaggio - oggi hanno infiltrato anche i piccoli schermi, con serie come 'Gotham' (...) e 'Daredevil' (...)." (Giulio D'Agnolo Vallan, 'Il Manifesto', 22 aprile 2015)

"Si sta per aprire una nuova era del cinema, strillano già molti adepti alle saghe marveliane. Stiamo precipitando nella barbarie, è il parere degli snob con la puzzetta al naso. Per una volta siamo d'accordo con gli snob. E non solo con loro. Un geniale Joss Whedon (che ha scritto e diretto i due 'Avengers') ha già dichiarato di essere alla reazione di rigetto. (...) La battaglia finale dura più di mezz'ora e gli occhi certamente li appaga (non c'è limite ormai al digitale). Ma la domanda è: c'è veramente tensione (ogni conflitto cinematografico vive sulla tensione, anche 'Biancaneve e i Sette Nani')? Non ti viene da parteggiare né per i buoni né per i cattivi. I buoni (cioè i Super, da Iron Man a Thor, da Capitan America a Hulk) sono ormai ridotti a macchiette. Anche Stark Iron Man che pur aveva cominciato (otto anni fa) da personaggio complesso e contradditorio ora è un capo equipe di maniera (le sue usuali boutades vanno tutte a vuoto). E non ti viene voglia di vedere come va a finire la love story (difatti non finisce) fra Black Widow (Scarlett lohansson) e l'incredibile Hulk. 'Ultron'. Doveva essere la carta vincente della storia. Un 'villain' planetario, al quale il copione di Whedon ha voluto associare risonanze bibliche (cos'è la guerra dei robot se non un altro diluvio universale mandato a punire l'umanità?). II guaio è che 'Ultron' sullo schermo non mette paura a nessuno (nemmeno ai bambini). E la sua immortalità è comune lavoro da elettricista (sostituisci i pezzi robotici rotti e torna come nuovo). Morale, alla faccia dei probabili incassi megagalattici, il livello di questo 'Avengers' rimane quello di un giocattolone molto prevedibile. E pure, nella parte centrale discretamente soporifero (dei 150 minuti almeno 30 sono di troppo)." (Giorgio Carbone, 'Libero', 21 aprile 2015)
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