Amori di mezzo secolo

ITALIA - 1953
"L'amore romantico" - Elena, una ragazza di una famiglia nobile, ama il pianista Mario; ma il padre vuole che lei sposi un pretendente nobile e ricco. Sarà la zia, con uno stratagemma, ad ingannarla e a far sì che lei acconsenta a sposare il ragazzo scelto dalla famiglia.

"Girandola 1910" - Nel periodo che precede la prima guerra mondiale un medico con i suoi consulti favorisce gli amori e gli adulteri dei suoi clienti d'entrambi i sessi. Solo quando scoprirà le infedeltà di sua moglie smetterà di farlo...

"Guerra 1915-1918" - Durante la prima guerra mondiale, Carmela e Antonio, due giovanissimi paesani abruzzesi si sposano e dopo poco tempo aspettano un figlio. Ma sopraggiunge la battaglia di Caporetto: Antonio, chiamato alle armi, raggiunge il fronte e muore il giorno stesso in cui Carmela dà alla luce il loro bambino.

"Dopoguerra 1920" - Nell'ottobre del 1922, Alberto, pieno d'entusiasmo per il fascismo, lascia il suo paesello e la sua fidanzata Susanna e arriva a Roma. Qui il suo entusiasmo evapora nei "tabarin" e nelle facili avventure. Susanna, che è venuta a Roma anche lei per provare a sfondare nel cinema, lo ingelosisce e così lo convince a ritornare con lei al paese.

"Napoli 1943" - In mezzo ai bombardamenti del 1943 fiorisce e poi tragicamente finisce, a Napoli, l'amore dell'aviere in licenza Renato e della corista Carla.

CAST

NOTE

- IL FILM ORIGINARIAMENTE ERA COMPOSTO DI 6 EPISODI. IL SESTO, DIRETTO DA DOMENICO PAOLELLA E INTERPRETATO DA ERNO CRISA E MONICA CLAY E' STATO SOPPRESSO DALLA CENSURA.

CRITICA

"Dovuti alla collaborazione di registi e interpreti diversi, i cinque episodi non raggiungono tutti lo stesso livello artistico: il migliore, sotto ogni rapporto, è il terzo." ('Segnalazioni cinematografiche', vol. 35, 1954)

"Un ennesimo film costituito da una serie di novelle legate da un raccordo assai tenue (...): ancora una volta quindi la necessità di considerare criticamente le novelle stesse come opere distinte, frutto ciascuna della individualità di un diverso autore. (...) Purtroppo il bilancio dei cinque episodi è del tutto negativo (...). Privo di fantasia inventiva e di stanchissimo ritmo il primo episodio diretto da Glauco Pellegrini, volto ad oleografiche esercitazioni piuttosto che ad un concreto approfondimento di personaggi e situazioni (...). Ad una maggior umanità di personaggi, pur spesso schematici e convenzionali, è pervenuto Germi, che si è valso di una descrizione ambientale abbastanza immediata anche se spesso ovvia, per definire la condizione storica dei personaggi stessi (...). Di un certo interesse invece l'episodio di Rossellini, in quanto puntualizza in modo significativo il ritorno dell'autore, in indubbia fase di involuzione stilistica, ad ambienti e motivi che già coincisero con la sua massima felicità espressiva (...). A Pietrangeli manca il gusto e l'acume per una simile impresa: i boccacceschi sviluppi della vicenda (sono) soltanto un pretesto per volgari 'gags' privi di gusto e di spirito". (Nino Ghelli, 'Rivista del Cinematografo', 4 aprile 1954)
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