A casa nostra

ITALIA - 2006
A casa nostra
Vari personaggi ci vengono mostrati raccontando il loro rapporto con il denaro e gli scambi che, più o meno consapevolmente, hanno tra di loro. Ugo è un affermato commercialista che si arricchisce riciclando denaro proveniente da attività illecite. Su di lui indaga Rita, una giovane comandante della Guardia di Finanza. E poi, come in un gioco di specchi, una modella, un uomo politico, una prostituta ucraina, una coppia di pensionati e, infine, un benzinaio. Le loro storie contribuiscono a farci riflettere sulla nostra realtà attuale.
  • Durata: 99'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA, DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM
  • Produzione: DONATELLA BOTTI PER BIANCA FILM, RAI CINEMA, CON IL CONTRIBUTO DEL MIBAC
  • Distribuzione: 01 DISTRIBUTION
  • Data uscita 3 Novembre 2006

TRAILER

RECENSIONE

di Luca Pellegrini
Un'Italia di furbi e di faccendieri contrapposta a quella di chi lavora, soffre, sopravvive,
tenta di arrivare a fine mese, si arrabatta come può; un Paese stanco e malato che non assiste al trionfo della verità e della giustizia ma contemporaneamente non si rassegna al sopruso, alla meschinità, allo sfruttamento. E' un quadro sincero e dolente, che Rita, una bravissima Valeria Golino nei panni di un Capitano della Guardia di Finanza caparbia e sensibile in una Milano triste e livida, così come la racconta Francesca Comencini nel suo ultimo film, dipinge con una veloce, tagliente immagine, rivolgendosi ad Ugo, grande Luca Zingaretti, banchiere di malaffare ancora a piede libero, personaggio liberamente tratto da casi di recente cronaca italiana: "Voi come vi permettete! Credete di poter fare quello che vi pare? Ma questo paese è pure casa nostra". E' un coraggioso impegno civile, di cui si avverte l'urgenza e l'attualità, che trasuda dal personaggio della donna a quello della regista, autrice anche del soggetto e della sceneggiatura, insieme a Franco Bernini. Un impegno che la musica di Verdi (Traviata e Rigoletto), scelta quale commento musicale, riporta all'identità di una "patria" nata col sacrificio di molti e oggi vilipesa per la disonestà e la finzione di pochi, generalmente potenti nella politica e nell'economia. Nel film s'incrociano diversi protagonisti simbolo di situazioni tipiche della vita quotidiana a diversi livelli: chi non paga le tasse, chi si prostituisce, chi cerca di redimere il proprio passato (ed è un sempre più bravo Giuseppe Battiston), chi tenta il guadagno facile con mezzi illeciti (Luca Argentero, pieno di fascino), chi sfrutta gli altri e vuole possederli come oggetti, chi vuole svendere la vita e chi la vuole condurre onestamente. Insomma, uno spaccato di piccole realtà e di grandi proporzioni cinematografiche, in cui ci si ama, ci si odia, si mette a nudo la propria vulnerabilità, ci si illude, si tenta di rivendicare i propri diritti quando nessuno ti aiuta a farlo, in una storia circolare e volutamente frammentaria (un espediente non originale ma efficace) che gira, appunto, sul tema del denaro e del potere, del lavoro e dell'amore, della giustizia e della impunità. Una storia salutare per il cinema e per tutti noi.

NOTE

- PRESENTATO IN CONCORSO ALLA I^ EDIZIONE DI 'CINEMA. FESTA INTERNAZIONALE DI ROMA' (2006).

- CANDIDATO AI NASTRI D'ARGENTO 2007 PER: MIGLIOR SOGGETTO E SCENOGRAFIA.

CRITICA

"Uno spaccato italiano, il denaro sembra vincere ma forse no, non sempre. Non davanti alla resa dei conti. Un film severo, triste, ma anche vigoroso 'A casa nostra' di Francesca Comencini. Lode agli attori, una particolare a Giuseppe Battiston."(Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 20 ottobre 2006)

"Con il suo mosaico di personaggi e destini, 'A casa nostra' può ricordare 'Crash' o 'L'aria serena dell'Ovest' (il più bel film di Soldini), ma solo in superficie. Più delle azioni contano infatti certi dettagli; più che in certe situazioni o battute un poco ad effetto Francesca Comencini, regista intimista, dà il meglio in certi scorci apparentemente di contorno, a volte ironici. (...) Anche qui infatti ci sono schiave venute dall'Est e si traffica in bambini strappati al ventre materno come ne 'La sconosciuta'. Ma senza effetti o effettacci (l'unica scena hard è, coraggiosamente, un parto dal vero). Mentre lo script della Comencini e di Franco Bernini ci ricorda che fra i traffici più turpi e la finanza in doppiopetto spesso non c'è che un passo. Non tutto è perfetto, commedia umana e passione civile non sempre si saldano a dovere, qua e là l'ansia di comunicare soffoca l'ambiguità che sola sa dare spessore e emozione (è il passo un po' televisivo dei nostri film, quasi una maledizione). Ma la Comencini e il suo cast (citiamo almeno Valeria Golino, Giuseppe Battiston e Bebo Storti) mirano alto. Onore al merito." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 21 ottobre 2006)
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