Giorgio Arlorio

TORINO, Italy, 27 febbraio 1929
 

BIOGRAFIA

Giorgio Arlorio
Sceneggiatore e regista. Uno dei maggiori sceneggiatori italiani, da sempre amante della letteratura. Inizia la sua carriera scrivendo racconti su diverse riviste sperimentali entrando in contatto con personalità del calibro di Cesare Pavese, Elio Vittorini e Giulio Einaudi. Ad accorgersi di lui è Pavese. Dal 1951 si avvicina al cinema e lavora come montatore e aiuto regista per importanti maestri come Pietro Germi e Mario Soldati. Una volta entrato nel panorama cinematografico, con l'aiuto dell'amico e collega Rodolfo Sonego, si dedica alla sceneggiatura e stringe collaborazioni con Furio Scarpelli, Steno, Gillo Pontecorvo, Mario Monicelli e molti altri. L'esordio avviene nel 1959 con "Esterina" di Carlo Lizzani e nel 1960 con "Crimen" di Mario Camerini, scritto con Luciano Vincenzoni, e "Il bell'Antonio" di Mauro Bolognini. Seguono tra gli altri "Il padre di famiglia" (1967, di Nanni Loy) che gli vale la candidatura al Nastro d'argento del 1968 per il Migliore Soggetto, "Queimada" (1969), "Ogro" (1979) - entrambi diretti da Gillo Pontecorvo -, "La patata bollente" (1979, di Steno) e "Cento giorni a Palermo" (1984, di Giuseppe Ferrara). Vive l'età dell'oro del cinema italiano e da grande appassionato della settima arte si dedica anche alla regia. Dirige numerosi documentari di alto spessore sociale come "L'addio ad Enrico Berlinguer" (1984) e "Un altro mondo è possibile" (2011). Compare diverse volte come attore, interpretando "I sovversivi" (1967, di Paolo e Vittorio Taviani), "La bambolona" (1969, di Franco Giraldi), "Un silenzio particolare" (2004, di Stefano Rulli) e "Anch'io ero comunista" (2011, di Mimmo Calopresti). È tra i fondatori del Premio Solinas, insegna sceneggiatura e tiene laboratori al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma.

FILMOGRAFIA

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