Ernesto Mahieux

Noto anche come: Ernesto Maiè

NAPOLI (Italia), 12 luglio 1946
 

BIOGRAFIA

Ernesto Mahieux
Figlio di Ugo Mahieux, provetto artigiano specializzato nella lavorazione dei guanti ed Elena Ruggiero, ex banconista in un negozio di dolciumi e casalinga dal matrimonio in poi, nasce nel 1944, Rosa, sorella maggiore di Ernesto. A guerra finita, nel ritornare a Napoli, dopo esserne scappati a causa dei bombardamenti, i coniugi Mahieux, essendo molto religiosi, fanno voto alla Madonna, di cui sono devotissimi, di mettere al mondo un altro figlio se riceveranno la 'Grazia' di trovare intatta, nel cumulo di rovine in cui è ridotta la città, la propria abitazione. Il voto fatto, la casa trovata miracolosamente illesa, l'amore fra i coniugi e sicuramente il comodo letto di cui essi dispongono fanno si che dopo nove mesi venga alla luce Ernesto. Si può, dunque, tranquillamente dire che, il futuro attore vinse le elezioni della vita per un 'voto', solo per un 'voto'. Dotato di un carattere particolarmente allegro e giocherellone, 'papà Ugo' è molto conteso all'interno del condominio anche perché suona bene la fisarmonica, la chitarra e il mandolino. Ai propri figlioli, ai quali vuole un bene dell'anima, dedica ogni suo momento libero. Quando per radio vengono trasmesse commedie o opere liriche che egli conosce a memoria si dedica a descriverle ai due bambini e lo fa con una tale dovizia di particolari che ad Ernesto e a sua sorella sembra di vederle dal vivo. L'atmosfera in cui il futuro attore vive i primi anni di vita è dunque fondamentale per la nascita di quella insanabile passione per il teatro e per l'esibizione in genere che segnerà così prepotentemente la sua la vita. Come abbiamo visto il piccolo assimila dal padre trasmessa per via orale, e chissà mai, anche per via genetica tutta quella verve artistica che il genitore non riuscì mai a ben canalizzare per se stesso. Poi, con la prematura morte del padre, la vita di Ernesto si fa difficile e irta di ostacoli: la mamma e la sorella sono costrette a lavorare ed egli stesso per aiutare la fragile barchetta del bilancio familiare s'impone di lasciare gli studi, che completerà molti anni dopo, e si mette alla ricerca di un lavoro. Sono, questi momenti molto difficili, ma il ragazzo non si scoraggia. Comincia col fare il guantaio, poi fa il lavapiatti e il cuoco a Milano. Rientra a Napoli e nel corso degli anni che vanno dai venti ai trent'anni vende prima e per un breve periodo automobili poi fa l'agente di un'importante casa editrice. Intorno al trentesimo anno di età la passione per il teatro che non l'ha mai abbandonato, (infatti mentre si dedicava a tutti questi mestieri, ha sempre trovato il tempo di esibirsi, con delle compagnie filodrammatiche, in circoli parrocchiali e di partito), si fa più prepotente e, costi quel che costi, decide di farne il suo lavoro. Dopo un inizio abbastanza tribolato partecipa a spettacoli di prosa, poi passa al cabaret ed alla sceneggiata ed infine teatro, tanto teatro. Ma non sempre la fortuna, che a tratti sembra essergli divenuta amica, lo aiuta: molte volte è costretto a rifiutare contratti cinematografici molto allettanti solo per aver firmato, magari un giorno prima, contratti di fame per sopravvivere. Vive, insomma in questi anni un periodo di alterne fortune nel quale piccole e grandi soddisfazioni si susseguono a grosse delusioni. Fortunatamente nei momenti difficili lo sostengono l'amore di sua moglie Enza, una donna meravigliosa e dei suoi tre figli e l'affetto insostituibile della mamma e di sua sorella Rosa che sarà il suo angelo custode per tutta la vita. Finalmente, dopo tanta attesa, ecco l'occasione di una vita, ecco il treno che almeno una volta, nell'esistenza di un individuo, passa e non bisogna lasciarsi sfuggire. Ernesto, che non è stupido, vi salta sopra senza indugio e accetta a volo l'inaspettata proposta che gli fa Matteo Garrone: Fare il protagonista nel film "L'imbalsamatore". L'opera va a Cannes dove ottiene lusinghieri successi di critica e di pubblico e viene distribuito dalla Fandango, nel frattempo arriva anche Squitieri che gli assegna due personaggi nel suo ultimo film "L'Avvocato De Gregorio" e infine Patierno con "Pater Familias". Nel 2003 gli viene assegnato il David di Donatello come miglior attore non protagonista per "L'imbalsamatore".

FILMOGRAFIA

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