LA LEGGENDA DI AL, JOHN E JACK

ITALIA - 2002
A New York, negli anni Cinquanta, un boss decide di assoldare tre gangster per eliminare un pericoloso concorrente, Frankie. Il problema è che i tre sono malavitosi piuttosto eccentrici e, per colmo di sfortuna, uno di loro, Al, dopo un traumatico incidente perde la memoria. Dopo aver sbagliato clamorosamente bersaglio, il terzetto (composto anche da John e Jack) decide di nascondersi per evitare le ire del boss. Dopo essere stati catturati, Al, John e Jack hanno una sola speranza di salvare la propria vita: proteggere una persona molto cara al boss.

CAST

CRITICA

"Il racconto procede a zig zag fra passato, presente e futuro, con attenzione cinefila rivendicata dal trio più popolare d'Italia (e dal regista-complice Massimo Venier) che non si è mai accontentato di produrre 'il' film di Natale, ma ha coltivato una vena originale surreale e malinconica. Aldo, Giovanni e Giacomo hanno l'estro raro di saper mettere d'accordo il colto e l'inclita. E stavolta alzano il tiro, giocando su un terreno più sofisticato, gangster movie e film in costume. Vincerà la commedia". (Piera Detassis 'Panorama', 5 dicembre 2002)

"Aldo è l'ingenuo della situazione mentre Giovanni e Giacomo si danno repliche alla Stanlio e Ollio. La loro coesione è la forza e, insieme, la debolezza del film, che non riesce ad imprimere alla carriera cinematografica dei tre il salto di qualità auspicato. A parte qualche sequenza in esterni più dinamica, 'La leggenda di Al, John e Jack' è quasi interamente costruito su una serie di sketch girati dentro una stanza: qualche volta divertenti, altre meno, ma tutti concepiti come un gioco tra amici più adatto al palcoscenico che allo schermo. Del cinema Aldo, Giovanni e Giacomo non hanno ancora trovato i tempi comici, il ritmo, che è molto diverso da quello teatrale e televisivo. Piaceranno di sicuro al pubblico ma, se vogliono fare davvero il famoso salto qualitativo, la prossima volta dovranno sforzarsi di più". (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 14 dicembre 2002)

"Non una parodia, ma quasi. Non un film, ma qualcosa di meno e qualcosa di più. Di meno: la trama è di un'esilità assoluta, un puro pretesto per inanellare gag e scenette, mentre l'ambientazione sembra quasi sprecata per una faccenda così leggerina. Di più: film o non film, la simpatia resta travolgente, l'affetto e il calore che A, G & G riescono a infondere nei personaggi è sempre fuori dal comune, e così l'affiatamento. Bisogna forse risalire ai Marx per trovare una complicità così spinta, un divertimento così contagioso. Ma quelli erano fratelli, A, G & G sono solo una 'ditta'. Che stavolta, per giunta, rinuncia alla benemerita Marina Massironi, anzi all'elemento femminile tout court. E' anche questo a indebolire 'La leggenda', che risulta sempre amabile ma più scopertamente infantile e assai meno ambizioso dell'ultimo titolo. Se non un passo indietro, una pausa di ripensamento". (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 13 dicembre 2002)

"Aldo, Giovanni e Giacomo utilizzano un sapiente repertorio professionale di gesti, occhiate, botte e risposte, controscene, il tutto amalgamato in maniera estremamente nitida, incisiva, spiritosa. Mai fuori tempo, mai sbracati, mai volgari. In una parola, bravissimi." (Tullio Kezich, Il Corriere della Sera, 11 dicembre, 2002).
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