Ex

ITALIA - 2008
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Ex
Storia corale di amori finiti che per un motivo o per l'altro non hanno subìto una rottura definitiva: 'ex' che si odiano, 'ex' che sono diventati amici ed 'ex' ancora innamorati. Storie chiuse per scelta, per sbaglio o per un sadico gioco del destino. In fondo, però, ognuno è stato importante nella vita dell'altro e il risultato di quello che è oggi è anche colpa o merito del proprio 'ex'.
  • Durata: 120'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA
  • Produzione: FULVIO E FEDERICA LUCISANO PER ITALIAN IINTERNATIONAL FILM IN COLLABORAZIONE CON RAI CINEMA, IN COPRODUZIONE CON PARADIS FILM E MES FILMS
  • Distribuzione: 01 DISTRIBUTION (2009)
  • Data uscita 6 Febbraio 2009

TRAILER

RECENSIONE

di Gianluca Arnone
Recessione, paura della violenza, panni sporchi, mani pulite, abusi pubblici e pubblici abusati (sì, anche il cinema ha le sue colpe): ultimamente in Italia c'è poco da stare allegri, ma fortuna che qualcuno ha ancora voglia di - e far - sorridere, Fausto Brizzi. Dopo il dittico felice di Notte prima degli esami (oltre 25 milioni d'incasso al botteghino), il regista romano abbandona il giovanilismo degli esordi per abbracciare con Ex tutte le generazioni. Restyling di facciata. Non bastano rughe e calvizie (Claudio Bisio e Gian Marco Tognazzi col "parrucchino") per parlare di salto anagrafico, né una confezione più ricca per sfoggiare attestati di maturità. E se stavolta lo script - sei vicende intrecciate, ideate dallo stesso regista con Marco Martani e Massimiliano Bruno - prevede crisi di coppia, attrazioni fatali, lutti e bambini in affido, l'approccio di Brizzi resta quello di un astuto Peter Pan in perfetto equilibrio tra faciloneria e disimpegno, ingenuità (calcolata) e romanticismo. Vietato scavare più a fondo, scomodare radici fasulle (la commedia all'italiana), e sociologie d'accatto (sempre in agguato quando si parla di famiglie al collasso). Ex non è - nè pretende di essere - un fenomeno di costume, e qui sta la sua forza. In questa sfacciata leggerezza che rende ogni cosa lieve e possibile, nella sua carineria da commedia alla Hugh Grant, nella citazione mai esibita - da La guerra dei Roses a Sliding Doors, passando per Uccelli di rovo -, e nell'accondiscendere al pubblico senza essere volgare. Al perfetto collaudo della sceneggiatura - piena di ritmo e con qualche battuta al vetriolo, come quel "sembrano i figli di Nanni Moretti" urlata da Vincenzo Salemme al giudice isterico Silvio Orlando - risponde l'ottimo assortimento del cast: interpreti a loro agio e un Bisio sorprendente nell'unico ruolo veramente a rischio del film, quello di un inguaribile dongiovanni che si riscopre padre dopo la perdita della moglie. Il resto - immagini patinate, colonna sonora ruffiana e product placement - è il nuovo manuale d'identità del giovane (e baciato dal successo) cinema italiano. Se non fosse marketing, sarebbe un marchio d'autore.

NOTE

- CANDIDATO AL DAVID DI DONATELLO 2009 PER: MIGLIOR FILM, REGIA, SCENEGGIATURA, ATTRICE NON PROTAGONISTA (CARLA SIGNORIS), ATTORE NON PROTAGONISTA (CLAUDIO BISIO), MUSICA, CANZONE ORIGINALE ("IL CIELO HA UNA PORTA SOLA"), MONTAGGIO, FONICO DI PRESA DIRETTA (MARCO FIUMARA), DAVID GIOVANI.

- NASTRO D'ARGENTO 'SPECIALE - COMMEDIA' (2009). LE ALTRE CANDIDATURE ERANO: MIGLIOR ATTORE (CLAUDIO BISIO E SILVIO ORLANDO) E ATTRICE (CARLA SIGNORIS) NON PROTAGONISTI, SCENEGGIATURA, MONTAGGIO E CANZONE ORIGINALE ("IL CIELO HA UNA PORTA SOLA").

CRITICA

"Risate sincere e drammoni di plastica. Brizzi è uno scrittore comico di razza e i duetti tra il prete Insinna e la sua ex Gerini sono da antologia. Così come le comparsate di Montesano, Angelo Infanti ("Ma quello. .. non è il laziale?" ripete con comica gravitas quando vede il prete ex di sua figlia), l'ex morettiano Fabio Traversa che dà del brutto a Silvio Orlando ('Ha parlato Brad Pitt' è la replica perfetta) e un immenso Gianmarco Tognazzi che omaggia il Furio di Verdone (sul matrimonio: 'Amore, è da prevedere un minimo di overbooking'). Il trio di sceneggiatori Brizzi - Mariani (ex critico) - Bruno sono gli unici in Italia a fare simpatico umorismo cinefilo. Si scherza sul 'Signore degli Anelli', si cita 'La pantera rosa' di Edwards, si usa la canzone dei titoli di coda di 'Tutti pazzi per Mary' e c'è Vincenzo Salemme che a proposito dei suoi pargoli saccenti dice: 'Questi non sono figli a me! Questi sono figli di Nanni Moretti'. Lo dice lui, che con Moretti ha recitato in tre film. 'Ex' è da dieci quando si ride, da sette quando si sorride e da due quando ci vuole far piangere. La commedia e Brizzi sono una bellissima coppia. Gli chiediamo di non lasciarla. Se diventassero degli ex, sarebbe un brutto dramma per tutti." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 6 febbraio 2009)

La coproduzione con la Francia comincia con una serie di baci ardenti. Le diverse storie s'intrecciano (i protagonisti appartengono allo stesso ambiente); si ride abbastanza". (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 6 febbraio 2009)

"In segreto un Montesano maturo e la mediocrità volgarmente trendy dei rapporti umani visti da Brizzi alla luce furba di una omologazione televisiva che spiega come la violenza dei padri ricada sui figli."(Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 6 febbraio 2009)

"Con 'Ex' Fausto Brizzi firma un film italiano divertente e di qualità, che esce insieme al suo libro, 'Manuale degli ex'. Ritmo sostenuto, battute che evitano la volgarità, perfino una parvenza di umorismo e malinconia caratterizzano le tante storie che vi si incrociano tra Roma, Parigi e la Nuova Zelanda. Usciti dal cinema, però ci si vergogna. Non del film: fossero tutti così quelli italiani A imbarazzare è il verosimile livello del campionario umano, fra i venti e i cinquant'anni, rappresentato in 'Ex'. E pensare che una volta gli stranieri ci riconoscevano almeno l'intelligenza". (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 6 febbraio 2009)

"Del cinema italiano degli ultimi trent'anni siamo abituati (purtroppo) a dire tutto il male possibile. E dei nostri registi puri, mettendoli a confronto (impari) con quelli del tempo perduto Rosi, Risi, Monicelli per non scomodare Fellini e De Sica). Perciò (quando possiamo) siamo contenti di cambiare registro. Anche se così facendo corriamo il rischio di essere considerati sacrileghi da qualche collega. L'altra sera, tra addetti ai lavori, parlando di 'Italians' ci capitò di dir bene di Giovanni Veronesi, accostandolo al grande Dino Risi. Un collega (biografo di Dino) evidentemente disapprovava anche se si limitò a un'educata smorfia. Calma, collega, non ho detto che Veronesi vale Dino Risi. Solo che potrebbe diventarlo, e se non ci riesce è perché si trova a operare in circostanze molto meno favorevoli. Risi è passato alle storie del cinema perché ha fatto 'Profumo di donna' e 'Il sorpasso'. Ma prima (e anche dopo) tanti film decisamente al di sotto della media di Veronesi. Per imparare a girare al meglio Risi ha impiegato dieci anni (durante i quali ha dovuto fare veicoli per Marisa Allasio e Anita Ekberg). Non solo, ma i capolavori quando sono arrivati, arrivarono perché c'erano Age e Scarpelli a scriverle, Gassman, Sordi, Manfredi, Tognazzi, Mastroianni a interpretare. A Veronesi poveraccio (si fa per dire dal momento che i suoi film sfondano i botteghini) la pappa non gliela prepara nessuno (leggi, i suoi deve scriverseli da solo). E Gassman e C. se li può solo sognare. Quel che gli passa il convento sono attori bravi, magari bravissimi, ma non all'altezza dei mostri dei tempi d'oro (penso a un Gassman al posto di Castellitto nel secondo episodio di 'Italians." (Giacomo Ferrari, 'Libero', 6 febbraio 2009)
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