“Chi fa questo lavoro racconta la sua età. Ho iniziato tanti anni fa raccontando i dubbi dei trentenni con I laureati, poi sono passato alla commedia romantica con i quarantenni che vengono travolti come un Ciclone dall’amore. Infine con Se son rose ho parlato delle domande che si poneva una figlia su suo padre. Alla veneranda età di sessant’anni ho voluto raccontare un argomento molto attuale ossia l’intelligenza artificiale”. A parlare è Leonardo Pieraccioni alla presentazione del suo nuovo film, da lui scritto, diretto e interpretato, dal titolo Un weekend artificiale, al cinema dal 12 novembre con Vision Distribution.

Protagonista lo stesso Pieraccioni nel ruolo di un parrucchiere fiorentino che “ha messo le manine dietro sull’amore”. Tutto cambierà quando quest’ultimo sarà inviato insieme ad altri sconosciuti, interpretati da Giulia Vecchio, Massimo Ceccherini, Tosca D’Aquino, Marta Zoboli, Herbert Ballerina, in una villa per partecipare ad un esperimento senza precedenti: dovranno scoprire chi tra di loro è un umanoide creato con l’IA.

“Sono stati fatti tanti film fantascientifici che parlavano di questo, ora è una realtà dei fatti. Penso che l’IA possa invidiarci per le nostre emozioni, per le nostre malefatte, per il nostro essere imprecisi, per i nostri congiuntivi sbagliati. L’umanoide si innamorerà anche delle nostre umane disperazioni perché è meraviglioso sentire comunque delle emozioni”, dice Pieraccioni.

Mentre Giulia Vecchio nel ruolo dell’umanoide racconta: “A tutti può capitare di perdere la memoria e i propri riferimenti e di doversi ricostruire una propria identità. Lei cerca di volere sentire cosa vuol dire sentire. Sono partita dal reset del computer o di un robot”.

Felice dopo anni di riutilizzare la canzone di Vasco Rossi: Sally. “Una canzone come questa di Vasco, un capolavoro assoluto, nessuna IA potrà mai scriverla”, precisa Pieraccioni, che poi sempre sull’IA dice: “E’ molto democristiana. Non avrà mai la scintilla e la malinconia, ti dice quello che vuoi sentir dire. Noi guideremo sempre la macchina. Certe empatie non verranno mai superate. Per questo ho scelto di raccontare questa storia che è un po’ come quella di Pinocchio, un burattino che vuole diventare umano anche con tutte le problematiche”.

Infine conclude: “L’IA è qualcosa di epocale dopo la scoperta del fuoco. Tutti ci dobbiamo avere a che fare e sicuramente è utile. Ma non riuscirà mai a dirti qualcosa di poetico o qualcosa che non sia un bignami di quello che è già stato scritto. L’IA non avrà mai i nostri sentimenti perché la scintilla umana è irripetibile”.