Il Concorso della Berlinale 2023 è arrivato al giro di boa e un primo bilancio di quanto è sfilato nel tenzone dei contendenti all'Orso d'oro non registra grandi sussulti e colpi di fulmine.
Per il momento, la pattuglia dei film in gara vede alla guida, staccato a diverse distanze dal resto del lotto, l'esordio della coreano-americana Celine Song Past Lives. Fulgido racconto di un grande amore mancato e dell'influsso che le vite passate esercitano sulle relazioni sentimentali delle vite presenti sullo sfondo dell'immigrazione coreana negli Stati Uniti, il toccante dramma sentimentale aveva già conquistato critica e pubblico al Sundance e ha ripetuto l'exploit a Berlino, candidandosi ad un riconoscimento importante. Per il resto, quelle che dovevano essere le rivelazioni berlinesi non hanno entusiasmato.

20.000 especies de abejas @Gariza Films, Inicia Films
20.000 especies de abejas @Gariza Films, Inicia Films

20.000 especies de abejas @Gariza Films, Inicia Films 

C'era molta attesa per l'esordio della spagnola Estibaliz Urresola Solaguren, 20.000 especies de abejas, che alcuni presagivano potesse ripetere il trionfo di Carla Simón, Orso d'oro 2022 con Alcarràs. Sullo sfondo della campagna basca e di una famiglia per tradizione devota all'apicoltura, Urresola Solaguren si concntra sull'analisi del complesso rapporto tra una madre aperta e libertaria e il figlioletto di otto anni, Aitor, che vorrebbe essere chiamato Lucía. Grazie ad una scrittura sincera e intima e al contributo essenziale del cast, la madre Patricia López Arnaiz e la giovanissima Sofía Otero, la regista guida lo spettatore alla comprensione del difficile percorso di accettazione dell'identità trans sul doppio binario del disagio del bambino che si sente bambina e della madre che, nonostante il proprio idealismo, si scontra con le resistenze del mondo esterno. Peccato che lungo una durata di oltre due ore, si sentano il peso di certe ripetizioni e la ridondanza dell'assunto, con il rischio che quanto di buono la regista costruisce risulti diluito e disperso.

Giacomo Abbruzzese ©Manuele Geromini, Laura Villa Baroncelli
Giacomo Abbruzzese ©Manuele Geromini, Laura Villa Baroncelli

Giacomo Abbruzzese ©Manuele Geromini, Laura Villa Baroncelli

Anche Disco Boy di Giacomo Abbruzzese vantava voci che annunciavano una scoperta folgorante. Ma come ha scritto nella sua recensione Federico Pontiggia, l'ambizione del progetto non è eguagliata dall'effettivo lavoro in profondità su una scrittura che fa scivolare progressivamente temi pregnanti e urgenti nell'irrisolto. E in un film che lavora in maniera così ricercata e precisa sulla componente sensoriale, visiva e sonora, queste mancanze rischiano di far emergere il sospetto di pretenziosità. Ma queste promesse parzialmente disattese rimangono comunque le proposte cinematograficamente più stimolanti di un Concorso che per il resto ha riservato molta solida prevedibilità da festival, tanto dagli autori confermati quanto dalle nuove leve.

Tótem©Limerencia
Tótem©Limerencia

Tótem©Limerencia

In tal senso, Tótem, secondo lungometraggio della messicana Lila Avilés, non va molto oltre il corretto racconto del mondo borghese degli adulti attraverso lo sguardo di una bambina, in occasione di una celebrazione che è al contempo festiva e mesta. Mentre il veterano Philippe Garrel non si discosta dal suo paradigma personale-sentimentale-artistico in Le grand chariot: notevole cura e bellezza formale per raccontare le traversie di una compagnia di burattinai che permette al regista di replicare la sua ronde tra amori e frustrazioni artistiche.

Ingeborg Bachmann ©Anna Krieps
Ingeborg Bachmann ©Anna Krieps

Ingeborg Bachmann ©Anna Krieps
 

E anche Margarethe Von Trotta ripropone il suo approccio femminista frontale e un po' frusto in Ingeborg Bachmann – Reise in die Wüste, biografia dell'autrice austriaca, interpretata da Vicky Krieps. Ma risulta costernante come nel film dell'autrice Leone d'oro 1981 per Anni di piombo la vitalità artistica della Bachmann non emerga con potenza e il suo percorso umano sia ridotto ad un santino vittimista di una 'buona causa' di genere oltremodo datata.