(Cinematografo.it/Adnkronos) – "Livatino era molto riservato ma aveva una grande empatia. Era un magistrato che andava nelle carceri e abbracciava i detenuti. Quando mai oggi i magistrati o qualcuno del governo vanno a trovarli?".

Lo ha detto Michele Placido a margine della presentazione della miniserie Livatino - Il giudice e i suoi assassini, in anteprima alla Festa del Cinema di Roma e in onda su Rai1 il 9 e 10 novembre. A trentasei anni dall'omicidio di Rosario Livatino, la Rai riporta sullo schermo la figura del magistrato siciliano. Un progetto nato da una scoperta personale del regista durante la beatificazione del magistrato e che prova a raccontare non un santo, ma un uomo alle prese con la responsabilità, la paura e il senso del dovere.

Placido ha raccontato che tutto è iniziato nel 2021, quando partecipò alla beatificazione di Livatino ad Agrigento. Dopo la cerimonia, alcuni ex colleghi del magistrato gli mostrarono documenti e fascicoli che lo colpirono profondamente: "Ho pensato che questa materia andasse raccontata". A dare l'impulso decisivo al progetto fu poi un incontro con Papa Francesco. "Mi disse: 'È vero che vuole fare il film su Livatino?'. Gli risposi: 'Adesso che me lo sta dicendo lei, Santità, sì, lo voglio fare'".

La serie si differenzia dalle precedenti opere dedicate al magistrato perché si concentra sugli ultimi anni della sua vita e sul suo metodo investigativo. Placido ha spiegato come dalle ricerche siano emersi aspetti poco raccontati del giudice: "Abbiamo scoperto che incontrava Falcone e Borsellino e che stava tracciando un metodo per seguire i patrimoni e gli interessi economici delle organizzazioni criminali".

Livatino - Il giudice e i suoi assassini - Foto Davide Valdesi
Livatino - Il giudice e i suoi assassini - Foto Davide Valdesi

Livatino - Il giudice e i suoi assassini - Foto Davide Valdesi

Per Maria Pia Ammirati, direttrice di Rai Fiction, la miniserie rappresenta pienamente la missione del servizio pubblico. "Per noi è fondamentale il lavoro sul mondo civile", ha spiegato, sottolineando come Placido abbia saputo raccontare parallelamente due percorsi: da una parte la magistratura e dall'altra la Stidda, un'organizzazione mafiosa locale, mantenendo sempre al centro la figura umana del giudice e il contesto familiare in cui è cresciuto. Uno degli aspetti più originali della serie è proprio il doppio binario narrativo che segue contemporaneamente 'Livatino'. Un'idea che gli sceneggiatori definiscono la vera chiave del racconto. "Volevamo approfondire sia Livatino sia i ragazzi della Stidda, evitando semplificazioni. Erano giovani, spesso poco più che ventenni, e volevamo capire cosa ci fosse all'origine delle loro scelte", ha spiegato lo sceneggiatore Angelo Pasquini.

A interpretare Livatino è Giuseppe De Domenico, che ha raccontato di aver cercato soprattutto la fragilità dell'uomo dietro il magistrato diventato beato. Determinante, in questo senso, una battuta presente nella sceneggiatura: "'Ho paura di avere paura'. Mi sono chiesto cosa significasse davvero", ha raccontato l'attore. "Per una persona credente come Livatino, che affida tutto alla volontà di Dio, anche la paura diventa una contraddizione profondamente umana. È stato proprio questo a farmi capire quanto si possa essere beati restando estremamente umani". Il tema spirituale, inevitabilmente centrale nel racconto di un magistrato beatificato dalla Chiesa, è stato affrontato evitando ogni deriva agiografica. De Domenico ha ricordato una delle frasi più celebri attribuite a Livatino: "Quando moriremo nessuno ci chiederà se siamo stati credenti, ma se siamo stati credibili". Una riflessione che, secondo l'attore, sintetizza perfettamente il senso della serie: mostrare una fede vissuta concretamente nelle azioni quotidiane e nel rapporto con gli altri. Lo stesso approccio emerge nella rappresentazione degli assassini. Leonardo Maltese, che interpreta uno dei killer, ha sottolineato come la sceneggiatura abbia scelto di cercare l'umanità anche negli antagonisti: "Le vite spezzate in quel momento sono più di una. Oltre a quella di Livatino ci sono anche quelle di chi impugna la pistola e finirà all'ergastolo".

Tra gli elementi più curiosi emersi durante la lavorazione c'è anche la passione di Livatino per il cinema. Placido ha raccontato di aver trovato nella casa del magistrato diverse videocassette di film e della serie La Piovra. "Livatino dava persino le stellette ai film che guardava", ha ricordato il regista, spiegando così la scelta di inserire nel racconto un omaggio alla celebre serie televisiva che contribuì a cambiare la rappresentazione della mafia sul piccolo schermo.

Per la produttrice Federica Luna Vincenti, la lunga gestazione del progetto è stata necessaria per costruire una ricostruzione rigorosa e accurata. "Abbiamo parlato con magistrati, lavorato sui tecnicismi della scrittura e affrontato ogni fase con disciplina e rigore", ha spiegato. Scritta da Angelo Pasquini, Fidel Signorile e Michele Placido, Livatino - Il giudice e i suoi assassini è una co-produzione Rai Fiction - Goldenart Production - Rai Com, prodotta da Federica Luna Vincenti, realizzata con il contributo del ministero della Cultura – Direzione Generale Cinema e audiovisivo, Regione Siciliana, assessorato del Turismo, dello Sport e dello Spettacolo – Sicilia Film Commission.