Nuova condanna per Jafar Panahi. Il regista iraniano, vincitore della Palma d’oro al Festival di Cannes con Un semplice incidente (2025), è stato condannato a cinque anni e un mese di carcere dal Tribunale rivoluzionario di Teheran. La sentenza, emessa in contumacia, si aggiunge a una precedente condanna a un anno di reclusione.
A riferirlo è l'agenzia riformista iraniana Emtedad, citata da Variety, che ha raccolto le dichiarazioni dell'avvocato del cineasta, Mostafa Nili.

Oltre alla pena detentiva, il tribunale ha disposto la confisca dei beni di Panahi, il divieto di utilizzare i social media per due anni e quello di lasciare il Paese per lo stesso periodo. Non sono ancora noti i capi d'accusa alla base del nuovo procedimento, mentre l'effettiva esecuzione delle due condanne resta subordinata alle decisioni delle autorità. Secondo il legale, la nuova sentenza è emersa dopo che, la scorsa settimana, i conti bancari del regista erano stati improvvisamente congelati. Recatosi insieme al suo assistito presso la procura di Teheran, Nili avrebbe scoperto l'esistenza del provvedimento. Negli atti giudiziari Panahi risultava residente all'estero, nonostante fosse rientrato in Iran il 30 marzo 2026, poco dopo la cerimonia degli Oscar, dove Un semplice incidente era candidato dalla Francia come miglior film internazionale.

Il rapporto tra Panahi e le autorità iraniane è segnato da oltre quindici anni di persecuzioni giudiziarie e restrizioni alla libertà artistica. Nel 2010 il regista di Il cerchio, Offside, Taxi Teheran e Gli orsi non esistono era stato interdetto dalla realizzazione di film, dalle interviste e dai viaggi all'estero. Divieti che non gli avevano impedito di continuare a girare, spesso clandestinamente. Arrestato nuovamente nel 2022, era stato rilasciato dopo circa sette mesi di detenzione.

La revoca delle restrizioni, nell'aprile 2023, gli aveva consentito di tornare a viaggiare e di accompagnare a Cannes Un semplice incidente, opera nata anche dalla sua esperienza carceraria. Il film racconta il confronto tra un gruppo di ex detenuti e un uomo che potrebbe essere il loro aguzzino, interrogandosi sul confine tra giustizia, vendetta e perdono.

Nonostante la precedente condanna e i rischi legati alla situazione politica iraniana, Panahi aveva scelto di tornare nel proprio Paese. In un'intervista a Variety aveva spiegato di avere bisogno di vivere, respirare e lavorare in Iran, dichiarandosi disposto ad affrontare anche il carcere pur di non rinunciare a quella scelta. Una decisione che oggi assume un significato ancora più drammatico.