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Il regista Sergei Loznitsa ©ATOMS&VOID
“Mi sento obbligato a fare film sulle più grandi tragedie della nostra storia per lasciarne memoria e perché i regimi totalitari ancora bussano alle nostre porte, ma sogno di fare una commedia. Forse vi sorprenderò a tutti e prima o poi la farò”.
Qualche giorno fa al Trieste Film Festival, Sergei Loznitsa ha presentato in anteprima italiana il suo nuovo lavoro, Due procuratori (arriverà nelle sale il 12 febbraio con Lucky Red), un film sul sistema repressivo sovietico.
Siamo nell’URSS del 1937, in una prigione diversi detenuti sono ingiustamente accusati dal regime. Le loro lettere vengono bruciate, ma contro ogni previsione, una di queste richieste di aiuto arriverà a destinazione ovvero sulla scrivania di Aleksandr Kornyev (lo interpreta Aleksandr Kuznetsov), un giovane procuratore locale appena nominato. Quest’ultimo, integro e bolscevico convinto, farà di tutto per incontrare il prigioniero, vittima di agenti corrotti della polizia segreta dell’URSS staliniana, l’NKVD.
Dopo diversi documentari, il regista nato a Baranovitchi, nell’allora URSS, oggi Bielorussia, e cresciuto a Kiev in Ucraina, questa volta decide di tornare al lungometraggio di finzione. “Non sono tornato alla finzione, non l’ho mai abbandonata. Nel 2020 c’è stato il Covid e nel 2022 la guerra in Ucraina. Dopo l’attacco della Russia è stato impossibile girare i film che stavi preparando. Io stavo facendo un film epico sull’Olocausto in Ucraina, ma dovetti fermare questo progetto. Avevo già fatto due documentari su Stalin: uno sui suoi funerali, State Funeral nel 2019, con molto materiale d’archivio, e Process, nel 2018, su un processo messo in scena dallo stesso dittatore. Volevo quindi continuare a parlare di queste tematiche perché non c’erano molti film su argomenti così importanti. Anche perché questi sistemi e i regimi totalitari esistono ancora oggi in alcuni paesi e si rischia di tornare indietro”.


Due procuratori ©SBS_Productions
Presentato in concorso all’ultimo Festival di Cannes, questo è il primo film di Loznitsa, che ne scrive anche la sceneggiatura, tratto da una novella, ovvero Due procuratori di Georgy Demidov, scienziato e prigioniero politico in URSS. “L’autore della novella fu arrestato nel 1938 a Kharkiv in Ucraina dove lavorava come fisico sperimentale. Trascorse quattordici anni nel Gulag, nei campi di lavoro più famigerati che lui definiva: Auschwitz senza forni. Quel libro è anche sugli errori che le persone toccate dalla repressione fecero. Non capirono come funzionava il sistema e spesso presero delle decisioni sbagliate”.
Il film è girato quasi interamente dentro la gelida prigione di Bryansk: “La prigione è un luogo statico per cui ho deciso che anche la macchina da presa sarebbe stata ferma. E poi ho voluto escludere tutti i colori vitali. Ci sono solo alcune tonalità: grigio, marrone, nero e rosso scuro. Sono anche presenti alcuni elementi grotteschi per via della situazione. È un film sulla possibilità di giustizia e su quello che accade in una società dove questo non è possibile”.
A proposito di giustizia, quella che con tenacia ricerca il suo protagonista, giovane avvocato idealista pronto a denunciare i crimini dell’NKVD: “È impossibile purtroppo che una persona idealista possa cambiare il sistema. Lo scenario peggiore l’ho mostrato nel mio film, quello migliore non lo conosco”. Ma allo stesso tempo Loznitsa dichiara: “Senza l’idealismo la nostra terra non girerebbe. Noi abbiamo sempre bisogno di credere che qualcosa esista dietro la linea dell’orizzonte. Siamo organizzati così. Platone chiamò tutto questo idea. Non esiste, ma è un obiettivo. È un interessante paradosso”.
E sulla burocrazia: “Senza la burocrazia una società non potrebbe esistere. Bisogna organizzare le regole comuni e dividere le responsabilità. Ovunque può succedere, anche in paesi dove ci sono un presidente o un primo ministro, che qualcuno voglia con la forza mantenere il potere. Dipende dalle persone se questa cosa poi sarà permessa o meno. Io penso che, se si verifica una situazione del genere, bisogna combattere. Non si può dormire. Lo vedete cosa sta accadendo oggi nel mondo? Se qualcuno portasse una sceneggiatura del genere a Hollywood gli direbbero: questo film è inimmaginabile. È perfino troppo per Jim Carrey. Abbiamo perso la possibilità di controllo sulle nostre società. La realtà ha superato l’immaginazione. Quale è la bellezza dei documentari oggi al cinema? Proprio questa: sono assolutamente inaspettati più dei film di finzione”.


Due procuratori - ©SBS_Productions
E sulla sua filmografia dedicata in gran parte all’esplorazione della natura del male, alle peggiori azioni dell’umanità e ai capitoli oscuri della nostra storia come il totalitarismo sovietico, il regista dice: “Quasi tutti i miei film trattano le varie manifestazioni della cattiveria. Li faccio perché ne dobbiamo discutere. Penso sia utile provare ad osservare le cose pericolose che esistono nella nostra vita. Solo una volta feci un’opera molto divertente che andava in tutt’altra direzione. Si chiamava A Night at the Opera, era un documentario d’archivio leggero sulle serate di gala al Palais Garnier di Parigi negli anni ’50 e ’60. Dura venti minuti e lo potete trovare su YouTube”.
Infine sulla guerra in Ucraina e su una possibile conclusione del conflitto: “La speranza esiste sempre, ma attualmente non penso che questa guerra possa finire. Ci tengo a precisare che questo non è un conflitto, ma è una guerra, e che non è in Ucraina, ma è in Europa. L’Europa partecipa con i soldi e con le armi. Ora non sappiamo in questo momento da che parte sono gli Stati Uniti. Non sappiamo in che direzione stiamo andando. Molte persone ucraine hanno dovuto lasciare la propria città. Le case non hanno l’elettricità, il riscaldamento e l’acqua. È un inferno. Posso paragonare tutto questo con l’assedio di Leningrado. Le persone vivono in condizioni impossibili. I giovani possono spostarsi, ma gli anziani no. L’economia ucraina è stata praticamente distrutta. Certamente la guerra prima o poi finirà, ma come e quando non lo so”.
