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Glenn Close
L’Academy inaugura l’awards season con i riconoscimenti onorari, mai come quest’anno attesi e meritati, che saranno consegnati il 15 novembre durante il Governors Awards.
Dopo 8 nomination (la prima nel 1983, l’ultima nel 2021) che l’hanno resa una delle cinque attrici più candidate nella storia, Glenn Close riceverà finalmente un Oscar alla carriera – ma sarebbe più corretto mantenere l’originale Honorary Oscar – “per la sua impareggiabile gamma emotiva con la quale ha dato vita ad alcuni dei personaggi più complessi del cinema”. 79 anni, tra le più grandi interpreti della sua generazione, l’eclettica Close è entrata nell’immaginario collettivo dando vita a memorabili villain – se non proprio villain, dalla disturbante e ossessiva amante di Attrazione fatale all’elegante e cinica marchesa in Le relazioni pericolose fino a Crudelia De Mon in La carica dei 101 – ma anche figure più calde e accoglienti (soprattutto nella prima parte della carriera, come in Il grande freddo e Il migliore) o autorevoli e carismatiche (si pensi alla serie Damages o al tv movie Il leone d’inverno), senza rinunciare a sfide trasformative (la donna che si spaccia per uomo in Albert Nobbs e la nonna di Elegia americana). Il 2019 sembrava l’anno buono per l’Oscar tanto agognato grazie alla clamorosa performance in The Wife, dove interpreta la moglie ghostwriter di un premio Nobel, ma a vincere è stata Olivia Colman per La favorita.
![This image released by Sony Pictures Classics shows Glenn Close in a scene from \\\"The Wife.\\\" On Tuesday, Jan. 22, 2019, Close was nominated for an Oscar for best actress for her role in the film. The 91st Academy Awards will be held on Feb. 24. (Graeme Hunter/Sony Pictures Classics via AP) [CopyrightNotice: © Meta Film London Ltd]](https://www.cinematografo.it/image-service/view/acePublic/alias/contentid/1630860a-8f2d-4c6a-bb8b-162c0a2148fb/0/oscar-nominations-actress.webp?f=3x2&q=0.75&w=3840)
![This image released by Sony Pictures Classics shows Glenn Close in a scene from \\\"The Wife.\\\" On Tuesday, Jan. 22, 2019, Close was nominated for an Oscar for best actress for her role in the film. The 91st Academy Awards will be held on Feb. 24. (Graeme Hunter/Sony Pictures Classics via AP) [CopyrightNotice: © Meta Film London Ltd]](https://www.cinematografo.it/image-service/view/acePublic/alias/contentid/1630860a-8f2d-4c6a-bb8b-162c0a2148fb/0/oscar-nominations-actress.webp?f=3x2&q=0.75&w=3840)
Oscar alla carriera anche per Ridley Scott, premiato per essere “un vero visionario la cui eredità decennale ha lasciato un impatto incommensurabile sul cinema globale”. 88 anni, 3 candidature come miglior regista e una per il miglior film (il suo Il gladiatore vinse la statuetta più ambita), il britannico Scott è l’ottavo regista con i maggiori incassi di tutti i tempi (i suoi film hanno incassato complessivamente 5 miliardi di dollari) e uno dei più influenti degli ultimi cinquant’anni (il suo primo lungometraggio, I duellanti, uscì nel 1977). Dalla fantascienza (Alien e derivati fino a The Martian) all’epica storica (Il gladiatore e sequel, ma anche Le crociate, Exodus, The Last Duel, Napoleon), dal war movie (di varia gamma, da Soldato Jane a Black Hawk Down) al crime (anche qui con eclettismo, dal noir Black Rain al biopic American Gangster) ma anche la commedia (Il genio della truffa, Un’ottima annata) e senza dimenticare il road movie (il capolavoro Thelma & Louise), Scott è capace di spaziare tra i generi con disinvolta e suggestiva potenza estetica e, nonostante l’età, non intende fermarsi (cinque regie negli ultimi cinque anni): ad agosto, infatti, uscirà il post-apocalittico The Dog Stars.


L’altro Oscar alla carriera andrà a Floyd Norman, “per aver abbattuto le barriere e ispirato generazioni di artisti nel corso della sua straordinaria carriera”. 90 anni, Norman è il primo animatore afroamericano assunto dalla Disney negli anni Cinquanta, lavorando a classici come La bella addormentata nel bosco, La carica dei 101 e Il libro della giungla. Dopo la morte di Walt Disney, Norman uscì dallo Studio e, insieme al socio Leo Sullivan, fondò una casa di produzione indipendente che realizzazione di sketch televisivi. Successivamente ha collaborato con Hanna-Barbera, Ruby-Spears, Pixar e di nuovo Disney, facendo da story artist per film come Il gobbo di Notre Dame, Mulan, Dinosauri, Toy Story 2, Monsters & Co., Free Birds – Tacchini in fuga.
L’Irving G. Thalberg Memorial Award, il riconoscimento che celebra coloro impegnati nella produzione cinematografica, andrà a Christine Vachon e Pamela Koffler, per svolgere “un ruolo centrale nel cinema indipendente americano, promuovendo una narrazione audace, ambiziosa e distintiva”. Vachon – storica produttrice di Todd Haynes (insieme dai tempi di Poison, opera prima del regista che è anche l’esordio della produttrice: tra i loro film citiamo Velvet Goldmine, Lontano dal Paradiso, Io non sono qui, Carol) e Todd Solondz (da Happines a Wiener-Dog) – e Koffler hanno fondato la casa di produzione cinematografica Killer Films, realizzando opere come Ho sparato a Andy Warhol di Mary Harron, Boys Don't Cry di Kimberly Peirce, Hedwig - La diva con qualcosa in più di John Cameron Mitchell, One Hour Photo di Mark Romanek, The Company di Robert Altman, Quando tutto cambia di Helen Hunt, Still Alice di Richard Glatzer e Wash Westmoreland, Nasty Baby di Sebastián Silva, First Reformed di Paul Schrader, Vox Lux di Brady Corbet e Past Lives di Celine Song.
