PHOTO
Fast and Furious
Questo articolo, qui parzialmente modificato, è stato pubblicato sulla Rivista del Cinematografo di luglio-agosto 2019. Per scoprire l’archivio, clicca qui per abbonarti.
Fast and Furious (Rob Cohen, 2001)
È il 2001 quando Rob Cohen accende i motori di quella che diverrà una saga capace di attirare su di sé le attenzioni del pubblico e i no della critica. Ma questo a giudicare dal numero di sequel raggiunto non ha costituito un problema. Da quel momento il piede dall’acceleratore non lo ha tolto più nessuno, nonostante sul piano della scrittura i limiti strutturali e la mancanza di originalità dettata dalle similitudini con Point Break e Fuori in 60 secondi fossero palesi. Detto questo, la componente action che si riversa nel classico race movie con inseguimenti altamente spettacolari, unita alla popolarità di volti noti come quelli di Walker, Diesel e della Rodriguez, hanno spianato la strada alla serie. (Francesco Del Grosso)


2 Fast 2 Furious (John Singleton, 2003)
Il buon risultato al box office del primo capitolo ha convinto i produttori a realizzare un sequel. Alla guida il compianto Singleton e le new entry Tyrese Gibson a fare da spalla a Walker per sopperire alla mancanza di Diesel. L’assenza di Toretto ha di fatto impoverito il plot, che vede O'Conner reclutare un vecchio amico per collaborare al trasporto di una partita di denaro sporco per un boss, ma con l’intenzione di smantellarne l’organizzazione. Da annotare restano i duelli automobilistici ad alta velocità e tasso di scorrettezza: gioia per gli occhi e adrenalina nelle vene, abbastanza per riempire il serbatoio cinetico, insufficienti ai fini della drammaturgia, qui ridotta ad un videoclip dilatato con sporadici interventi di trama. (FDG)


The Fast and the Furious: Tokyo Drift (Justin Lin, 2006)
Dopo una caduta rovinosa e un magro bottino (168 mln di $) non è facile rialzarsi. Gli autori della saga ci hanno provato con un 3° capitolo che mette in soffitta quanto visto in precedenza, personaggi compresi, per aprire una parentesi asiatica. Siamo nel Sol Levante al seguito di Shaun, un ragazzo irrequieto al quale piacciono le corse clandestine. Finito nei guai con la giustizia è costretto a raggiungere il padre militare in servizio a Tokyo, laddove entra in contatto con la locale comunità di piloti e la temibile Yakuza. L’ambientazione underground che ricorda Initial D, la regia pirotecnica di Lin e le evoluzioni al cardiopalma sulle quattro ruote, servono solo a ripagare il prezzo del biglietto di una rivisitazione poco riuscita di Gioventù bruciata. (FDG)


Fast & Furious – Solo parti originali (Justin Lin, 2009)
Il disastro del 3° atto (62 mln di $) ha ridotto le aspettative della saga ai minimi storici. Ciononostante tre anni dopo ecco gli autori rimboccarsi le maniche per salvare il salvabile dalle macerie. Ritornare alle origini è l’unica strada da percorrere, con Lin che chiama a raccolta i compagni d’asfalto del 2001, costretti a coalizzarsi per vendicare la morte di un affetto comune e incastrare il responsabile. Ambientato tra Los Angeles e il deserto messicano, questo quarto episodio rappresenta un passo in avanti e un cambio nel DNA. La serie inizia a virare verso il filone action-spy, con le acrobazie in corsa a dare scosse cinetiche e la storia d'amore, di fratellanza e d'amicizia, a garantire sostanza alla scrittura e un maggiore coinvolgimento emotivo alla platea. (FDG)


Fast & Furious 5 (Justin Lin, 2011)
Squadra che vince non si cambia e il 5° capitolo lo dimostra. Il cineasta taiwanese Lin ha saldamente preso le redini di una saga che, seppur con croniche carenze drammaturgiche a fare capolino sulla timeline, sembra avere imboccato la strada giusta. L’azione si sposta a Rio De Janeiro dove Toretto e O'Conner riuniscono la squadra per un grosso colpo ai danni di un ricco affarista brasiliano, ma se la dovranno vedere anche con colui che è incaricato di fermarli, l’agente federale Hobbs (Dwayne Johnson). Di fatto il menù resta invariato con le evoluzioni automobilistiche e la componente balistica a gettare benzina sul fuoco. Ne viene fuori un action dal tasso cinetico potenziato, che mescola il buddy movie e l’heist movie vecchia scuola. (FDG)


Fast & Furious 6 (Justin Lin, 2013)
Le contromosse messe in atto nei due capitoli precedenti da Lin & Co. hanno dato i loro frutti e non solo al botteghino. Mentre la critica continua a storcere il naso, la saga ha definitivamente fatto breccia nei cuori del pubblico. Il quinto ensemble di Toretto e O'Conner con brigata al seguito approda per la prima volta in Europa, a Londra. Lì dovranno vedersela con un'organizzazione internazionale di mercenari, la cui mente è lo spietato paramilitare Owen Shaw. Fantasmi dal passato che tornano a bussare alla porta, impensabili coalizioni e gli immancabili bolidi su quattro ruote sono gli ingredienti della ricetta, con lo scontro a fuoco sull’autostrada come fiore all’occhiello dell’opus #6. Il tutto e sempre in nome della famiglia. (FDG)


Fast & Furious 7 (James Wan, 2015)
Il 7° capitolo porta con sé un marchio indelebile, quello della tragica scomparsa di Walker in un incidente automobilistico a riprese in corso. La CGI ha fatto “miracoli”, permettendo a O'Conner di completare la missione. Stavolta la squadra dovrà fare i conti con il villain Deckard Shaw (Jason Statham) che cerca vendetta per il ferimento del fratello Owen nel 6° episodio. La defezione di Lin alla regia e la morte di Walker hanno influenzato il risultato. La riscrittura ha dovuto mettere delle toppe per giustificare l’uscita di scena di O'Conner, con le detonazioni in ogni dove e una manciata di sequenze spettacolari (le macchine paracadutate su una strada nel Caucaso o l’attraversamento in auto dei grattacieli di Abu Dhabi) a gettare fumo negli occhi dello spettatore per impedirgli di vedere. (FDG)


Fast & Furious 8 (F. Gary Gray, 2017)
Nemmeno la morte di Walker e l’addio di O'Conner hanno messo la parola fine alla saga. The show must go on ed ecco qui l’8° capitolo, affidato a F. Gary Gray. I guai questa volta arrivano sotto le spoglie della letale Cipher (Charlize Theron), una spietata terrorista che riesce a spezzare l'equilibrio della squadra trascinando Toretto dalla sua parte. Per riportarlo alla ragione, i suoi compagni d’asfalto sono costretti a chiedere aiuto ad una loro vecchia nemesi, Deckard Shaw. Un cross-over a tutti gli effetti che prova a ricucire i fili del discorso e a riportare in quota le serie. Ce la fa in parte e lo fa grazie a nuovi ingressi (Helen Mirren) e a un mix esplosivo di scene dal forte impatto visivo (su tutte il conflitto a fuoco e l’inseguimento sul ghiacciaio in Russia). (FDG)


Fast & Furious 9 – The Fast Saga (F. Gary Gray, 2021)
Finita l’era di Paul Walker, ex agente FBI, che assaltava treni e convogli in Vans e felpe col cappuccio, dagli ultimi film in poi i personaggi sono sempre più stilizzati e le missioni sempre più sopra le righe, tanto da far apparire la “famiglia” di Toretto quasi una squadra di supereroi con il superpotere della velocità. Consapevoli della svolta che ha ormai preso il franchise, sono gli stessi personaggi a scherzare su questo punto, come fa Roman Pearce (Tyrese Gibson) nel corso del film, che si chiede come abbiano fatto per tutto questo tempo ad uscire illesi da scontri con aerei, treni e carri armati. Il nono capitolo, quindi, sembra a tratti un’autoparodia del franchise. Lo spirito dello spettatore che volesse andarlo a vedere dovrebbe quindi essere lo stesso degli attori del blockbuster e armarsi di due elementi fondamentali: voglia di divertirsi e sospensione dell’incredulità. (Claudia Chieppa)


Fast X (Louis Leterrier, 2023)
Dio (crocefissi che manco sul Golgota), patria (poca) e famiglia (avoja), Fast X è un monumento a Toretto e alle sorti magnifiche e progressive della saga, ovvero un rabbocco di immaginario o, più modestamente, immagine: Theron e Rodriguez se le danno, Jason Momoa fa il matto ma non spaventa, Diesel guida pro domo sua (e conta i soldi), gli altri un po’ non arrivati e un po’ non partiti. Non c’è molto per cui entusiasmarsi, ma correre su un circuito, ché questo è Fast & Furious, non è necessariamente un déjà-vu? Certo, ci vorrebbe più ironia, ma non possiamo chiedere troppo: finché la macchina va lasciala andare. Tra benzina e Diesel, la rivoluzione elettrica può attendere, e anche la distruzione della Città Eterna: “Quando cade Roma cade il mondo”, predica Dom, ma gli si oppone: “Be’, non è Vacanze romane, e tu non sei Gregory Peck”. Già.


