La mia anima mi porta sempre a chiudere le storie in quel modo là. Il finale di questo film è pieno di tenerezza, pieno di sensibilità. A me piace concludere quasi sempre i film così, c'è poesia, c'è un po' di malinconia, malincomicità, chiamatela come volete”. Così Carlo Verdone riflette sull’epilogo del suo nuovo film, Scuola di seduzione, dal 1° aprile solo in streaming su Paramount+.

Diretto e interpretato da Verdone, che ne firma soggetto e sceneggiatura insieme a Pasquale Plastino e Luca Mastrogiovanni, prodotto da Luigi e Aurelio De Laurentiis, Scuola di seduzione segna il ritorno alla regia cinematografica del campione romano dopo la fortunata esperienza nella serialità con Vita da Carlo. “Devo dire che dopo quattro stagioni di Vita da Carlo sono passati cinque anni e mezzo, quasi sei, ritornare all'origine, un film, non è stata una cosa psicologicamente per me tanto facile. Fare una serie è come percorrere un'immensa autostrada, larga, lunga, ti puoi sbizzarrire, viceversa, scrivere un film è molto più complicato, è molto difficile. Sembrava un film semplice, in realtà non lo era tanto, perché era pieno di incastri, di voli pindarici, era complesso, era delicato, molto delicato. Ho scelto una commedia corale perché dopo quattro stagioni in cui ero al centro dell’attenzione ho voluto essere circondato dagli altri, senza scavalcare nessuno”.

Nel cast Karla Sofía Gascón Ruiz, Lino Guanciale, Vittoria Puccini, Beatrice Arnera, Euridice Axen, Romano Reggiani, Elisa Di Eusanio e Irene Girotti, la commedia inquadra sei personaggi accomunati da insicurezze e fragilità affettive che si rivolgono a una love coach (Karla Sofía Gascón Ruiz) per interpretare e indirizzare le proprie vite: c’è chi cerca l’amore, chi vuole salvarlo e chi s’interroga sul passato, saranno esauditi?

Scuola di seduzione, osserva Verdone, contempla “la nostra fragilità, la nostra inadeguatezza. Soprattutto i giovani si sentono molto inadeguati, soprattutto i maschi, in qualche modo. Le donne sono più forti, più robuste. La debolezza degli uomini la vediamo spesso nelle cose estreme che combinano. Tipo i femminicidi. Quella è una forma di debolezza estrema. Una cosa tremenda. Il maschio oggi tende ad essere inadeguato rispetto alla donna”.

Sull’ispirazione del film, Aurelio De Laurentiis ricorda: “Con Vincenzo Cerami ci eravamo domandati ma che cos'è l'amore? Un motore che va sempre fuori giri e allora creiamo un manuale. Oggi abbiamo detto che la gente ama sedurre ed ama essere seduta. Perché forse siamo un po' tutti sfigati e allora c'è questo senso di rassicurazione in cui si va sempre alla ricerca”.

Reduce dal successo e dalle polemiche di Emilia Pérez, la transgender Karla Sofía Gascón Ruiz appella Verdone “vero Cesare di Roma, è come la Biblioteca Nazionale”, mentre Vittoria Puccini lo paragona “a Federer, gli chiedi ‘fammi vede come vai a volée’”.

Dopo Scuola di seduzione, che va su Paramount+ in virtù di un vecchio accordo quadro siglato con Filmauro, Verdone sta lavorando al soggetto di una nuova opera, con cui tornerà finalmente in sala, e sullo stato dell’arte cinematografica osserva: “Ogni tanto fortunatamente c'è qualche film che fa la differenza, ma il problema oggi è di soggetto, di sceneggiatura, di scrittura. Bisogna curare di più la scrittura, ogni tanto c'è un po' di sciatteria, è questo che allontana ancora di più il pubblico”.

In chiusura, De Laurentiis mette nel mirino il titolare del MiC: “Bisognerebbe fare un po’ di scuola di seduzione a Giuli, perché quando hai a disposizione 650 milioni all’anno e non li sai suddividere per competenze differenziate è meglio che tu non faccia il ministro. Ma chi te lo fa fare di prenderti queste responsabilità? O di farti derubare? Perché la verità è che il cinema italiano molto spesso ha rubato i soldi pubblici. Giuli, perché non vieni a confrontarti? Perché non viene a raccontarci cosa c'entra con il mondo dell'audiovisivo e come crede di farlo grande e di risolvere i problemi di un'imprenditoria italiana che deve essere considerata con grande rispetto - e non far produrre dai macellai i film che non escono nemmeno sullo schermo”.