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Scuola di seduzione @ Francesca Cassaro
A volte ritornano. Dopo quattro stagioni e sei anni di serialità, ossia Vita da Carlo, Verdone torna alla regia cinematografica con Scuola di seduzione: la sala, che gli manca dal 2018 di Benedetta follia, può ancora attendere, ci andrà il prossimo film già in cantiere all’abituale Filmauro, questo finisce il 1° aprile in streaming su Paramount+, in virtù di un accordo quadro siglato ai tempi del Covid.
Diretto e interpretato da Verdone, che ne firma anche soggetto e sceneggiatura insieme a Pasquale Plastino e Luca Mastrogiovanni, prodotto da Luigi e Aurelio De Laurentiis, Scuola di seduzione è interpretato da Karla Sofía Gascón Ruiz, la transgender indimenticata di Emilia Pérez, Lino Guanciale, Vittoria Puccini, Beatrice Arnera, Euridice Axen, Romano Reggiani, Elisa Di Eusanio e Irene Girotti. Tutti alla pari o quasi – Guanciale dovrebbe avere una posa in più – con Verdone, che dopo l’avventura seriale da primissimus inter pares ha voluto una democrazia di interpretazioni, optando per una coralità che discende dalla poetica stessa, giacché i sei personaggi sono accomunati, come tutti noi, da insicurezze relazionali e fragilità affettive.
Il pharmakon, persino la panacea, è una love coach (Karla Sofía Gascón Ruiz), chiamata a dirozzare posture esistenziali, dissipare balbuzie comportamentali e indirizzare le vite degli altri: c’è chi cerca l’amore, chi vuole salvarlo e chi s’interroga sul passato, saranno esauditi?
Tra ipoplasia peniena e conclamata (port)sfiga, vorrei ma non posso e dovrei ma non voglio, “amor, ch'a nullo amato amar perdona”, Scuola di seduzione rincara la dose garbata, sensibile e malincomica dell’ultimo Verdone, che alla comicità di battuta sempre più preferisce la dramedy di situazione, guardando ancora al quasimodiano raggio di sole ma non eludendo l’“è subito sera”.
La scelta della Gascón, a firma ADL, non aggiunge alcunché, se non un’attrice di sostanza e un afflato, boh, queer, entrambi però diminuiti dagli inciampi social che le giubilarono l’Oscar, nel cast spicca Beatrice Arnera in modalità “figliola prodiga” o giù di lì, che in coppia con Carlo offre i meglio duetti del film.
Da segnalare, scherzosamente, un passo indietro rispetto all’oracolo che Carlo è tra palco, Sanremo (Lucio Corsi, Sal Da Vinci), e realtà s’è rivelato a più riprese: la proiezione stampa il 23 marzo, il giorno del trionfo del NO al referendum col 59% di affluenza, e sullo schermo la sentenza “Poi dice che gli italiani non vanno più a votare”, da lui proferita alla vista di un ignudo Onorevole ridotto a fare il cagnolino da una mistress. Non ci ha preso, Verdone, per una volta.
Viceversa, rimane intatto un rimpianto, ovvero una speranza: che Verdone giri, senza interpretare, il film drammatico-drammatico che più volte ha dichiarato di avere nel cassetto e volere sul set, ADL permettendo. Non lo abbandoni, persegua, ci seduca, Carlo.



