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Mati Diop ©Manon Lutanie
Mati Diop riceverà il Premio “Le vie dell’immagine”, giunto alla quarta edizione e assegnato da Cinematografo in accordo con Giornate degli Autori. Il riconoscimento sarà consegnato nell’ambito dell’83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, il 10 settembre alle ore 15.30 presso la Sala Laguna della Casa degli Autori.
Dopo Shirin Neshat, Marjane Satrapi e Albert Serra, il premio – nato per valorizzare gli artisti che ampliano i confini del cinema attraverso una pratica trasversale dell’immagine – va a Mati Diop, regista e artista franco-senegalese che ha sviluppato una ricerca tra cinema, arti visive e installazione, con una particolare attenzione ai temi della memoria, dell’identità e della storia coloniale.
Il suo lavoro cinematografico si muove tra documentario e finzione, realtà e dimensione fantastica. Con Atlantique, presentato in concorso al Festival di Cannes nel 2019, Diop è stata la prima regista nera a competere per la Palma d’oro, conquistando il Grand Prix. Nel 2024 ha vinto l’Orso d’oro alla Berlinale con Dahomey, documentario dedicato alla restituzione al Benin di 26 opere d’arte trafugate durante il periodo coloniale francese.
È nella capacità di mettere in dialogo cinema e arti visive, memoria e immaginazione, storia e presente che si riconosce l’originalità del percorso di Mati Diop e la motivazione del Premio “Le vie dell’immagine”: una ricerca che, attraverso differenti forme e linguaggi, contribuisce ad ampliare i confini del cinema contemporaneo.
MATI DIOP - Mati Diop è una regista franco-senegalese nata a Parigi nel 1982.
Dall'inizio degli anni Duemila ha forgiato un proprio linguaggio cinematografico. Con il suo film d'esordio Atlantics (2019), vincitore del Grand Prix al Festival di Cannes, seguito da Dahomey (2024), premiato con l'Orso d'Oro al Festival Internazionale del Cinema di Berlino (entrambi selezionati nella shortlist degli Academy Awards), ha dato forma a una delle filmografie più distintive del cinema contemporaneo.
È cresciuta in una famiglia di artisti visionari, tra suo padre, il compositore Wasis Diop, e sua madre fotografa. È nipote del regista Djibril Diop Mambéty, il cui film Touki Bouki (1973) rimane una pietra miliare del cinema africano.
Dopo una prima esperienza nelle arti visive e aver recitato in 35 Shots of Rum (2008) di Claire Denis, Mati Diop ha radicato il proprio cinema a Dakar. Girato in wolof, Atlantics (2009) racconta la migrazione come esperienza vissuta, attraverso una storia gotica. A Thousand Suns (2013) esplora l'eredità intima e politica di Touki Bouki, tornando su una storia rimasta incompiuta. Per lei, il cinema diventa un atto di restituzione e riappropriazione — portando alla luce storie cancellate e rimodellando gli immaginari africani.
Accanto ai suoi lungometraggi, Diop ha continuato a esplorare il cinema di cortometraggio e di medio metraggio in Francia attraverso Big in Vietnam (2011), Snow Canon (2012) e In My Room (2020). Lavora anche con il video, co-dirigendo Liberian Boy (2015) e Naked Blue (2022). I suoi film sono plasmati da un dialogo continuo con musicisti della sua generazione, tra cui Fatima Al Qadiri per Atlantics, Dean Blunt per In My Room e Dev Hynes per Naked Blue.
Nel 2022 ha fondato a Dakar la società di produzione Fanta Sy, per sostenere nuove voci cinematografiche in tutto il continente africano.
