Tutte le mie notti

L'esordio di Manfredi Lucibello tenta la via del noir da camera. Ma l'impostazione troppo teatrale finisce per fiaccarlo e la buona interpretazione di Benedetta Porcaroli non basta a salvarlo

28 Marzo 2019
1,5/5
Tutte le mie notti

Una ragazza (Benedetta Porcaroli) tutta vestita di nero scappa trafelata. Una donna di nome Veronica (Borbora Bobulova) la soccorre e la porta nella sua casa. Chiuse in una mega villa, poco a poco verranno a galla misteri e segreti di queste due anime dal passato tormentato.

L’opera prima di Manfredi Lucibello, sostenuta dai produttori Manetti Bros, entrambi grandi amanti del noir, è un thriller psicologico e intimistico dall’impostazione teatrale (e non è da intendersi nell’accezione positiva del significato).

Più di tre quarti della storia si svolge nella stessa location (la grande villa con tanto di biliardo annesso) dove, dopo un’iniziale diffidenza, la giovane confesserà di essere una baby prostituta “per soldi” e di aver coinvolto in quest’attività anche una sua amica.

Il film prosegue poi tra confidenze poco credibili, passati altrettanto improbabili (questa donna elegante e misteriosa che di mestiere fa l’avvocato è davvero fasulla) e dialoghi ancora più surreali e teatrali dai toni monocordi accompagnati da bagni caldi e medicamenti di ferite.

Ma il coup de théâtre definitivo, o meglio la mazzata finale, arriva quando a tre quarti del film si materializza (perché fino a quel momento avevamo sentito solo la sua voce impostata dal cellulare di Veronica) ed entra in scena l’oscura figura di quest’imprenditore meschino di nome Federico Vincenti, interpretato da Alessio Boni. Da qui in poi questo thriller, intitolato Tutte le mie notti, già di suo imbarazzante, tracolla definitivamente e cade totalmente nel pathos gratuito.

Dalla discesa libera si salva solamente l’attrice Benedetta Porcaroli, che con la sua interpretazione riesce a dare una certa credibilità al suo personaggio, rimandando al caso delle baby squillo dei Parioli scoppiato nel 2013 a Roma.

D’altronde la giovane attrice aveva già familiarità con questo tipo di ruolo essendo stata una delle protagoniste della serie Netflix Baby incentrata proprio su questo fatto di cronaca della capitale. Come dire, l’esperienza si vede nella Porcaroli. Nel film di Lucibello ancora no.

 

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