Un bambino nel corpo di un adulto. È questa la trovata del film Se ami qualcuno dillo, presentato in anteprima ad Alice nella Città e dal 16 ottobre al cinema con Vision. Nel ruolo del “bambinone” (di nome Sergio) Edoardo Leo è bravo, come anche le due attrici protagoniste, ovvero Claudia Gerini e Giovanna Mezzogiorno, nei panni rispettivamente della compagna e dell’ex moglie. Ma il film comunque, e soprattutto nella seconda parte, non va.

Da un lato diventa ripetitivo, dall’altro parecchio surreale visto che le due donne si ritroveranno a combattere con le unghie e con i denti pur di conquistare o riconquistare questo bambino che deve reimparare tutto da capo e che sa pronunciare solo una parola: amore.

L’incipit di questa storia, nata da un'esperienza autobiografica (legata a suo padre) del regista Marco Bonini, qui al suo esordio, e tratta dal suo omonimo romanzo edito da Longanesi, è questo: colto in flagrante durante un tradimento, Sergio ha un malore e finisce in coma. Nel corso della riabilitazione gli staranno vicine, litigando perfino sul letto di ospedale per dormire al suo fianco, le due donne della sua vita e suo figlio (Biagio Venditti). Al suo risveglio Sergio si mostrerà cambiato: non più anaffettivo e prepotente, ma vulnerabile e bisognoso e a suo dire in grado di amare. Ecco forse il paradosso è proprio questo: l'intenzione lodevole di questa storia, sceneggiata dallo stesso regista con Francesco Bruni, è quella di indagare sull'incapacità maschile di esprimere i sentimenti, ma lo stesso film, con il suo modo ondivago un po' leggero e un po' drammatico, non riesce a farlo.

Su tutti i personaggi una nota di merito va a “Gabry Cell”, come lui ha soprannominato la sua compagna. Peccato però che vedere Claudia Gerini nel ruolo della coatta di cuore alla Viaggi di nozze dell’ “o famo strano” (che qui diventa il reiterato: “Gabry cell facciamo l’amore?”) faccia venire molta nostalgia dei vecchi film di Verdone. Altra ironia e altro tipo di commedie, in altre parole altri tempi. E una certezza: rimpiangere il passato al cinema non è proprio la cosa migliore per un film che ancora deve uscire in sala.