Rush

Dopo Frost/Nixon un altro gioiello targato Howard/Morgan: intrattenimento rombante per la sfida tra Lauda e Hunt. Da non perdere

18 Settembre 2013
4/5
Rush
Rush

Niki Lauda. E James Hunt. Il “computer” e lo “schianto”. Da una parte un pilota che calcolava ogni minima cosa, e che non ammetteva ci potesse essere più del 20% di rischio ogni volta che doveva affrontare una gara, dall’altra un belloccio che incarnava con veemenza lo slogan “donne e motori”, al volante “per guardare la morte in faccia e ingannarla ogni volta” (cit.). Una rivalità che passò alla storia, una storia che culminò nel tragico mondiale del 1976. Quello del maledetto Nürburgring, circuito non a caso ribattezzato “il cimitero”.
Quando Ron Howard incontra Peter Morgan: dopo Frost/Nixon il regista americano ritrova lo sceneggiatore inglese e, ancora una volta, realizza un film sorprendente. Di nuovo incentrato sul dualismo tra due personalità forti, non più “confinate” in uno studio televisivo ma incastrate in due monoposto (Ferrari e McLaren) lanciate a velocità folli, Rush ricostruisce perfettamente lo spirito di un’epoca irripetibile, attraverso un accuratissimo lavoro scenografico e grazie alla straordinaria prova dei due interpreti principali: Daniel Brühl è commovente nei panni di Lauda, anche in virtù di un ottimo lavoro sull’accento (chissà se il doppiaggio gli potrà rendere onore…), riuscendo nella non facile impresa di suggerire margini di umanità ad un personaggio non propriamente “simpatico”, Chris Hemsworth è esplosivo e mai controllato, irresistibile nel riportare in vita le contraddizioni di un uomo-copertina benvoluto da tutti e circondato da numerose persone, ma profondamente solo.
Il grande merito di Rush è proprio quello di non forzare mai la mano con lo spettatore, quasi impedendoci di parteggiare per un pilota o per l’altro, trasformando via via quella forte, sana contrapposizione in qualcosa di più grande, un apparentemente inspiegabile senso di stima e rispetto reciproci che, a posteriori, donano al film e alla storia stessa una prospettiva nuova: “Non un film sullo sport”, si è premurato di dire Ron Howard, ma quello che emerge con forza è proprio lo “spirito sportivo” di due fuoriclasse, poco adatti ad intendere la vita come due comuni mortali.
Spettacolare e sempre attento a non trasformare lo spettacolo della velocità in un baraccone postmoderno (non a caso realizzato senza ricorrere al 3D), Rush si concentra sul mondiale di Formula 1 del ’76 (e sull’incredibile incidente che sfigurò per sempre Lauda) proprio per raccontare quali siano state, prima a livello umano solamente poi sportivo, le conseguenze di un episodio spartiacque per la carriera di entrambi. Intrattenimento rombante.

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