Adam Wingard si era fatto conoscere con You're Next e The Guest, due buoni indie a basso budget, prima di passare a produzioni hollywoodiane come i due film di Godzilla vs. Kong. Tornare a un prodotto di nicchia come Onslaught – Assalto finale, dopo aver rifiutato di girare Face/Off 2, poteva quindi rappresentare l'occasione — sia per Wingard che per il pubblico — di lavorare e godere di buon materiale. Eppure Onslaught rappresenta quella deriva della retromania che colpisce qualsiasi forma d'arte da vent'anni a questa parte.

La storia è molto semplice: il governo ha creato tre supersoldati, ex veterani trasformati in macchine da guerra e di morte, privi di coscienza e con un fisico che incassa colpi che nemmeno il T-1000 di Terminator 2 reggerebbe. Ed è proprio ai blockbuster degli anni '80 che strizza l'occhio Wingard. Ovviamente l'esperimento sfugge di mano al suo creatore, il Dr. Hans Kammler (un Dan Stevens in caduta libera dopo Downton Abbey), uno scienziato che fa il verso a quelli nazisti (Hans Kammler è esistito davvero) tanto cari al governo statunitense nel secondo dopoguerra. I tre soldati iniziano a vagare tra la popolazione fuori dal laboratorio, lasciando una scia di sangue al loro passaggio e dirigendosi verso il parco roulotte dove vive Celeste (Adria Arjona), ex soldatessa (un cecchino) alle prese con un disturbo da stress post-traumatico. Proprio il giorno dell'incidente di laboratorio, la figlia Daisy (Blake Kennedy) va a stare da lei per un periodo.

© Wrong Trailer Park LLC; Onslaught Rights LLC.
© Wrong Trailer Park LLC; Onslaught Rights LLC.
© Wrong Trailer Park LLC; Onslaught Rights LLC. (Richard Foreman, Jr SMPSP)

Se la prima parte serve a farci conoscere questi personaggi senza autore, la seconda si trasforma in un film turboviolento a metà strada tra Cobra e Venerdì 13. I tre supersoldati sembrano usciti dalla fantasia demenziale di Leo Ortolani (che spero ne faccia una parodia): Crybaby (Tyler Hall), Cockroach (Dave Campbell) e The Butcher (Alex Pereira), tutti e tre con le pupille bianche e luminose (sì, hanno anche la visione notturna), che vagano in cerca di vittime da segare, prendere ad accettate e, nel migliore dei casi, sparare.

Ovviamente non capitano in un semplice paesino: dopo aver martoriato i clienti e i dipendenti di un superstore, non possono che finire da Celeste e dai suoi vicini, ovvero Kovacks (Eric Wareheim), un poliziotto alcolizzato, e Josiah (Reginald VelJohnson), un veterano della guerra del Vietnam. Così inizia la notte d’orrore e d’assedio per i tre adulti, più la piccola Daisy, in questa improvvisata home invasion, dopo che i soldati hanno ammazzato tutti nel parcheggio dei camper. I tre supersoldati, implacabili come Michael Myers o Jason Voorhees, risultano delle macchiette fuori tempo massimo (ma anche il Dr. Kammler, con un trucco prostetico imbarazzante), soprattutto di fronte allo spessore di Adria Arjona e al suo arsenale di armi domestiche.

Quella che avrebbe dovuto essere una notte terrificante non rispetta le promesse e il tutto viene disinnescato molto velocemente. Personaggi interessanti come Cyrus (Drew Starkey), giovane agente governativo che deve coprire i casini di operazioni segrete, strafatto di MDMA e con l'aria di un novello Sick Boy, non vengono sfruttati abbastanza, così come la genesi della sperimentazione su queste cavie umane, ex soldati devastati da traumi fisici e psicologici.

© Wrong Trailer Park LLC; Onslaught Rights LLC.
© Wrong Trailer Park LLC; Onslaught Rights LLC.
© Wrong Trailer Park LLC; Onslaught Rights LLC. (Richard Foreman, Jr SMPSP)

Qualche immagine interessante, però, Wingard ce la fornisce: sia i tre soldati in laboratorio appesi come i prigionieri dei siti neri americani (sacco nero in testa incluso), sia il collage frenetico a inizio film, dove il regista suggerisce, non troppo sottilmente, che il governo americano (e non solo) non è nuovo alle sperimentazioni belliche su soggetti umani fin dalla prima metà del XX secolo (basti pensare al progetto MKUltra o al Bluebird). Insomma, il condizionamento psicologico e i programmi segreti sulla sperimentazione umana sono tutti figli del Novecento, e questo orrore l'abbiamo ereditato.

Onslaught è un’occasione perduta, magari per approfondire in modo efficace tutti i danni che la CIA e le forze armate hanno inflitto in tutti questi anni. Se per Wingard Onslaught è un film di serie B, purtroppo lo è in modo deteriore, perché non rispetta né le premesse di analisi sociologica iniziale, né quelle di slasher/thriller ultraviolento e muscolare. Nel migliore dei casi, Onslaught avrebbe potuto essere, in quanto siege movie, un omaggio a quel gioiello di Distretto 13 (che possiamo ritrovare anche nella colonna sonora del vecchio sodale Steve Moore), ma alla fine è un film d'assedio fiacco, con premesse confuse. "Poche idee, ma confuse".