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Marco Santin, Carlo Taranto, Giorgio Gherarducci @dalge
“E chi cambia canale… è un burfaldino”. La storia della televisione italiana è piena di autori, conduttori, artisti che ne hanno cambiato decennio dopo decennio le traiettorie.
Come in altri casi, pensiamo ad esempio ad Arbore e Boncompagni, la grande popolarità sul piccolo schermo era anticipata da fortunati esperimenti radiofonici. È esattamente quello che è successo con la Gialappa’s Band, trio formato da Carlo Taranto, Marco Santin e Giorgio Gherarducci, che muovono i primi passi dal 1985 nella trasmissione Bar Sport sulle frequenze di Radio Popolare. L’approdo in tv avviene nel 1989 con il futuristico Mai dire Banzai, programma che si avvaleva di due format giapponesi, Takeshi's Castle (condotto da Takeshi Kitano) e The Gaman, entrambi varianti grottesche di Giochi senza frontiere, con la Gialappa’s che commentava – fuori campo – quelle prove assurde e demenziali. È l’inizio di un franchise – “Mai dire…” – che cambierà per sempre la storia della comicità televisiva nazionale. Con Mai dire Tv e, soprattutto, Mai dire Gol, che diventeranno veri e propri fenomeni culturali e popolari di un intero paese.
Ora, a quarant’anni dagli esordi, la Gialappa’s Band – che ha saputo rinascere con GialappaShow su Tv8 e Sky Uno e che per l’occasione ritrova Carlo Taranto, che qualche anno fa ha preferito mettersi da parte per motivi personali – si racconta e viene raccontata dai tantissimi attori e conduttori che ne hanno accompagnato le fortune: è L’assurda storia della Gialappa’s Band, documentario realizzato da Walter Veltroni, ospitato alla Festa di Roma in Special Screening e poi dal 22 ottobre in sala con Medusa Film.
Dal Mago Forest (Michele Foresta) a Paola Cortellesi, da Teo Teocoli a Simona Ventura, da Antonio Albanese ad Aldo, Giovanni e Giacomo, passando per Fabio De Luigi, Claudio Bisio, Paolo Hendel, Francesco Paolantoni, Luciana Littizzetto, Gioele Dix, Alessia Marcuzzi, Ellen Hidding, Max Giusti, Marcello Cesena, Maccio Capatonda, Neri Marcorè e Ubaldo Pantani, oltre alla presenza silenziosa di Elio e le Storie Tese (Elio dirà una sola parola a fine film…), ogni intervento riporta in superficie la genesi e lo sviluppo di determinati, innumerevoli personaggi, l’impatto sulla trasmissione (il focus si sposterà inevitabilmente su Mai dire Gol), la capacità di farsi strada nell’immaginario collettivo.


Walter Veltroni, da sx Giorgio Gherarducci, Marco Santin,Carlo Taranto - @dalge
Nato agli inizi degli anni ’90 come format che prendeva in giro il mondo del pallone, Mai dire Gol non prevedeva la componente dello studio ma – proprio come in Mai dire Tv (format straordinario, non a caso il doc si apre con l’anatema del mitologico Mago Gabriel nei confronti della Gialappa’s) – era strutturato con una serie di filmati relativi alla giornata calcistica appena trascorsa commentati dalla voce della Gialappa’s.
Il successo ottenuto trasformò la natura del programma, che diventò un vero e proprio varietà, con la presenza di un conduttore (o più di uno) in studio – il primo fu il Peo Pericoli di Teo Teocoli – e un nutrito gruppo di comici che attraverso imitazioni o personaggi inventati (leggendari quelli di Albanese, da Epifanio a Frengo, da Alex Drastico a Pier Piero, per non parlare delle trovate di Aldo, Giovanni e Giacomo, dai bulgari – che inizialmente erano albanesi – ai sardi, da Tafazzi a Rolando, fino al dj Johnny Glamour): la Gialappa’s (nome che si deve a Marco Santin e alla sua passione per la lettura dei vocabolari: la gialappa è una pianta originaria del Messico con particolari effetti lassativi…) e quel modo unico di concepire l’interazione tra conduzione, contributo comico e commento fuori campo hanno ribaltato i codici della televisione, cogliendone l’assurdo e trasformando la realtà in uno straordinario repertorio di personaggi, situazioni e risate.
E il documentario di Veltroni – che non compare mai in scena ma si limita ad interagire fuori campo… – è qui a ricordarcelo. Con qualche omissis, come l’assenza di Gene Gnocchi, che dopo un’unica edizione in co-conduzione con Teocoli (1992-1993) abbandonò il programma, per divergenze creative. Cosa che avvenne in maniera più burrascosa, a metà stagione 1995-1996, con lo stesso Teocoli (addirittura con scontro fisico tra lui e Gherarducci, a quanto si racconta), sostituito in corsa – letteralmente, nel senso che passava nei corridoi di Cologno Monzese – da Claudio Lippi. Gnocchi non compare nel doc, Teocoli sì. E finisce per commuoversi.



