L’aria salata

Incontro padre-figlio nell'opera prima di Alessandro Angelini. Che convince, con un sensibile Giorgio Pasotti

5 Gennaio 2007
L’aria salata
L'aria salata

Nell’aria salata del mattino, sul litorale tra Fiumicino e Civitavecchia, cambia traiettoria il futuro di Fabio. Tutto preso dal suo lavoro nel carcere, come educatore e dispensatore di agognati permessi, in modo inaspettato entra in collisione con il passato rimosso, travolgendo tutte, ma davvero tutte, le certezze che si è diligentemente costruito, perché sembrava fino a quel momento un tipo metodico e rigoroso. Nella vita metodo e rigore possono subire contraccolpi: il suo sarà davvero difficile da sopportare, quando un padre riemerge, una sorella lo aggredisce, una ragazza non è in sintonia con i suoi modi d’amare e la professione, così diligentemente guadagnata e generosamente accettata, diventa il peso principale, insopportabile, della vita, perché fonte della sua verità. Si tratta di un incontro, nell’opera prima di Alessandro Angelini, tra un padre e un figlio: il primo senza ombra di pentimento nel cuore, il secondo dal cuore offuscato, striato da segreti dolori. Sui loro sguardi, collisioni, ricatti, silenzi, rigetti, tutto il film ruota: il bravo Giorgio Colangeli è il padre brusco, duro, difficile da accettare, senza cedimento alcuno – e questo è interessante – verso il sentimento d’accatto, la pietà fasulla, la paternità negata. Giorgio Pasotti è il figlio, di quando in quando nevrotico, che nasconde sensibilità inaspettate, comprensibili debolezze, momenti di simulata angoscia. Michela Cescon è la sorella, che fugge, determinata, da una realtà insopportabile e manomessa. Livide le luci come lividi i loro rapporti, essenziali gli interni e gli animi, come sono quelli di un carcere e dei detenuti, che la regia sa ben descrivere. Anche il tempo, quello di Fabio, quello del film, è minuziosamente dettagliato il primo, coerentemente scandito il secondo. Se pur di padri impenitenti e di figli inquieti ne abbiamo visti tanti sullo schermo, questi di Alessandro Angelini, dal loro inaspettato incontrarsi e fino al tragico dividersi, si delineano, rimangono due figure scolpite con sicurezza e, a modo loro, commoventi.

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