Esistono i fantasmi? Sullo schermo non ci sono dubbi. Attraversano i generi e le epoche. A più di un secolo dalla pubblicazione del romanzo Il fantasma dell’Opera di Gaston Leroux, L'amore immortale di Alexandre Castagnetti, presentato alla Festa del Cinema di Roma, sceglie di evocare nuovamente l’ultraterreno. Siamo nella Parigi contemporanea, tra le quinte imponenti dell’Opéra Garnier. La protagonista è Anastasia, giovane ballerina interpretata da Deva Cassel, che vuole diventare un’étoile. Durante le prove di L’Orpheus, la ragazza scopre la figura di un misterioso pianista. Tra i due nasce un sentimento profondo, mentre attorno alla loro relazione si accumulano incidenti oscuri e segreti inquietanti.

Castagnetti prende le distanze dalla tradizione e dalla magnificenza scenica del celebre musical di Andrew Lloyd Webber, e guarda ad altri modelli. L’atmosfera del teatro, inteso come trappola claustrofobica, molto presto scompare, e ci si proietta verso nuovi orizzonti. Si è lontani da Il fantasma del palcoscenico di Brian De Palma, in cui spiccava il cortocircuito tra devozione artistica, tensione musicale e delirio amoroso, e da Opera di Dario Argento. L'orrore viene però progressivamente attenuato, e la suspense cede il passo a una narrazione dominata dai luoghi comuni.

L'amore immortale non è una rilettura interessata a recuperare le sfumature più perturbanti del libro di Gaston Leroux. Gli aspetti più oscuri sono attenuati a favore di una storia d'amore dai toni fantastici, che strizza l’occhio a Twilight. La confezione è patinata, modaiola. Lo spirito è più pubblicitario che cinematografico.

Anche la figura del Fantasma cambia: perde gran parte della sua ambiguità e diventa un eroe romantico e tormentato, destinato a un amore senza futuro. L'obiettivo sembra essere quello di riproporre un classico a una nuova generazione di spettatori, utilizzando codici narrativi e visivi facilmente riconoscibili e spesso da social. Questa scelta finisce per smorzare la forza drammatica del materiale originale. La carica tragica del mito esce ridimensionata.

La passione impossibile che attraversa la vicenda conserva la propria centralità, ma perde parte di quella dimensione dolorosa che aveva reso memorabili molte precedenti incarnazioni del Fantasma. Il film preferisce percorrere strade più rassicuranti, affidandosi all’artificio e alla componente sentimentale piuttosto che al senso di inquietudine. Più che un racconto di paura o di ossessione, L'amore immortale vorrebbe essere una favola romantica contemporanea, ma si perde nella maniera, dimenticandosi il cuore.