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Ingorgo
Prime Video sembra aver trovato una propria formula da cui non ha più il coraggio di discostarsi. Da un lato gli young adult che vengono da BookTok, dall’altro game show e reality e, infine, le comedy. Quest’ultime sfruttano spesso format stranieri già rodati e i comici della scuderia della piattaforma per imbastire un racconto che rifletta sulla società di oggi. Ma riesce a farlo davvero, entrando nelle case degli spettatori e a non rimanere solo sullo schermo?
Ingorgo è la perfetta rappresentazione del prodotto che ti vedi mentre stai facendo altro. Prendi un blocco di auto in coda, come da titolo, entri nei vari veicoli come se fossi una mosca – questo fa la regia dinamica degli YouNuts! che arrivano da corti e videoclip musicali – e “spii” i loro dialoghi e i loro confronti, a volte serrati a volte rilassati.
Si ottiene così una fotografia abbastanza veritiera dell’Italia di oggi: donne di famiglia appassionate di true crime, guardie di porta valori che fantasticano sul rapinare un furgone, due commercianti pieni di hot dog diretti ad un festival, una coppia nella vita e nel lavoro che forse è arrivata al capolinea e cerca nuovi stimoli, una giovane neomamma single incasinata e disperata, due operatori sanitari perennemente in ritardo, una giovane fotografa che si sta facendo sfruttare da una veterana dell’industria musicale, un gruppo di attivisti che protesta per i diritti ambientali. Quelli citati sono solo alcuni dei protagonisti di questo spaccato comico che ironizza velatamente sulla condizione di totale movimento senza direzione e scopo della nostra società.


Ingorgo
(Amazon MGM Studios)Abbiamo smarrito il baricentro, l’obiettivo, la luce in fondo al tunnel, andiamo talmente di fretta nella società iper-produttiva del “tutto e subito”, che ci vuole un ingorgo cittadino automobilistico per riuscire a fermarsi un attimo e riflettere sulla propria vita, fare un bilancio e, perché no, prendere qualche decisione drastica, risolutiva per la quale ci mancava il coraggio. Ci vuole un blocco stradale per metterci di fronte ai nostri dubbi, come ci guardassimo riflessi nello specchietto retrovisore e vedessimo una versione di noi stessi che non ci piace e che vorremmo cambiare in qualche modo.
Grazie al pretesto narrativo alla base del racconto, si incontrano tipi diversissimi di persone, che scendono dalle auto in fila e dalla comfort zone per interagire con gli altri, a volte per fare del bene a volte per prevaricarli ed attaccare briga. Si muovono tutti come su un palcoscenico teatrale, che utilizza gli ambienti statici per raccontare personaggi altrettanto “fermi” che hanno bisogno di uno stimolo, un punto di rottura per darsi una mossa e una svegliata, oppure per tornare alla noiosa routine delle proprie esistenze.
Un punto di convergenza di vite che altrimenti non si sarebbero mai incontrate e che magari riescono a cambiarsi addirittura a vicenda. Arrivati alla fine dei sei episodi, però, tutto questo meccanismo risulta molto meno dirompente di quanto promesso e premesso all’inizio; molto più rassicurante di quanto invece il frastuono del traffico vorrebbe ottenere, come di solito accade in situazioni simili come leggiamo e sentiamo dalla cronaca quotidianamente.
Quando il personaggio di Valentina Romani chiede a quello di Dino Abbrescia se, forse, alla fine dei conti hanno perso un’opportunità, forse lo stesso si potrebbe dire della comedy Prime Video.
