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Emanuela Fanelli ed Edoardo Pesce in Il rumore delle cose nuove - Foto Maria Marin
La vita può cambiare per un dettaglio, una scelta inattesa, un incontro capace di spostare gli equilibri. Parola di Paolo Genovese, che con Il rumore delle cose nuove (tratto dal suo omonimo libro) realizza un racconto corale, che segue esistenze diverse, accomunate dalla sensazione di aver smarrito la strada. È uno dei temi cardine della sua filmografia, in cui spesso l’essere umano cerca di elevarsi, inseguendo la catarsi (o involontariamente la distruzione), proprio come in The Place. Non sempre con gli stessi risultati, è un regista che si misura con lo spirituale (Il primo giorno della mia vita) e una dimensione più terrena (Tutta colpa di Freud), ma comunque sempre intimista (Follemente) e improntata sui contrasti (Sei mai stato sulla Luna?). Inoltre è estremamente prolifico, oltre che amato al botteghino: Il rumore delle cose nuove uscirà il 12 novembre e Follemente 2 a febbraio 2027.
Qui Genovese sceglie una cifra meno incantata, legata ai tormenti della quotidianità. Nella Milano contemporanea si incrociano le vicende di tre coppie. Ci sono Ralph e Viola, che si confrontano con difficoltà economiche e con il disagio del figlio bullizzato a scuola. Andrea e Andreina sono divisi dal desiderio contrapposto di diventare genitori. E infine c’è Alba, intrappolata in una relazione violenta con il marito Umberto, da cui fatica a liberarsi. Quando le traiettorie di alcuni di loro si sovrappongono, il fragile equilibrio costruito negli anni inizia a incrinarsi, aprendo lo spazio a nuove possibilità.
Emerge un racconto che vorrebbe riflettere sul bisogno di ritrovare sé stessi quando la routine sembra aver spento ogni slancio. A differenza di Il primo giorno della mia vita, che affrontava sfumature esistenziali attraverso una dimensione sospesa tra realtà e metafora, Il rumore delle cose nuove affonda le radici nella fragilità di ogni giorno, ma mettendo purtroppo troppa carne al fuoco. Si affrontano anche la violenza di genere e il sentimento quando si è diversamente abili.
Il “rumore” del titolo vorrebbe essere quello dei sogni, delle paure che paralizzano e delle ferite che continuano a influenzare il presente, ma non sempre si trova il giusto affondo. Non siamo più dalle parti del gioco, come in Perfetti sconosciuti. Il tentativo di elevare l'essere umano a fragile eroe (Supereroi, come nel film con Borghi e Trinca) appare purtroppo discontinuo, forzato (troppi gli incontri casuali), in un film più riflessivo rispetto a Follemente, ma che fatica a trovare la sua misura. Apertura della Festa del Cinema di Roma.
