Il giardiniere tenace

Il regista di City of God contro le multinazionali farmaceutiche. Dall'omonimo bestseller di Le Carrè

24 Febbraio 2006
Il giardiniere tenace
Il protagonista
Ralph Fiennes

Dopo l’assassinio della moglie Tessa, giovane attivista per i diritti umani, il mite diplomatico Justin Quayle apre gli occhi sulla realtà, cui finora ha preferito la cura delle piante del suo giardino. La donna stava raccogliendo le prove di un enorme scandalo: in Kenya, malati usati come cavie per testare un nuovo medicinale. Solo contro tutti, Justin trova il coraggio di affrontare un complotto internazionale. Adattamento di un romanzo di John Le Carré, Il giardiniere tenace celebra il matrimonio fra la testimonianza politica, la storia di spie alla 007, con l’azione che salta da un continente all’altro, e la love-story (melo)drammatica. Oggi, un gran numero di film pretende a contatti inequivocabili con la realtà: vuoi nella dichiarazione – sempre più frequente – “tratto da una storia vera”, vuoi nello stile della rappresentazione. Ed è precisamente lo stile della messa in scena (meglio, della messa-in-quadro e della messa-in-serie) il problema del film di Meirelles. Il cineasta mira alla contaminazione della fiction con la forma documentaristica, traduce l’urgenza della denuncia in atteggiamenti da “cinema diretto”, cinepresa a spalla, pedina il realismo. Nello stesso tempo, però, si lascia andare a esercizi di stile (stacchi improvvisi, salti temporali, qualche immagine rasente la soglia del subliminale) che richiamano l’estetica del videoclip, senza celare le ambizioni formali. Se la cosa funzionava nel precedente City of God, dramma survoltato sulle favelas di Rio, qui la mescolanza di realismo e stilizzazione finisce per fagocitarsi, poco a poco, la denuncia di una realtà miserabile, somma dello strapotere delle multinazionali, della corruzione dei governi post-coloniali, delle condizioni di vita dei sudditi; rendendo il tutto un po’ artificioso e irritanti alcuni dei momenti di maggiore tensione drammatica (quel bambino che insegue l’aereo…). Ipersensibile ed elegantemente stanco, Fiennes interpreta come sempre se stesso; affascinante il fantasma di Rachel Weisz, che ha vinto il Golden Globe per la migliore non-protagonista.

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