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Idda @Kinoproduzioni
In dialetto siciliano “lei” si dice “idda”, ed è il modo in cui i catanesi chiamano anche l’Etna. Non è un semplice vulcano, ma un'entità viva e femminile, una madre protettrice e severa. È da sempre una fucina di leggende. Per gli antichi, la sua attività incessante non era un fenomeno geologico, ma la manifestazione visibile di dei, giganti e mostri intrappolati nelle sue viscere. È la prigione di Tifone, ospita il domicilio lavorativo di Efesto, è testimone della leggenda catanese legata alla pietà figliale: durante una violenta eruzione, mentre tutti fuggivano, i due fratelli Anapia e Anfino si caricarono sulle spalle gli anziani genitori. La lava, miracolosamente, si divise in due fiumi per non toccarli, risparmiando le loro vite.
Irene Dionisio si confronta con il vulcano in Idda, presentato ad Alice nella Città dopo il passaggio al Toronto Film Festival. A distanza di otto anni dal suo esordio nella finzione con Le ultime cose, la regista torinese realizza un film che trasforma la natura in uno specchio del tormento interiore.
Al centro del racconto ci sono Sofia e Adele, interpretate da Tecla Insolia e Romana Maggiora Vergano. Sono amiche d'infanzia, ma lontane da tempo, e si ritrovano a Catania per intraprendere un cammino verso la cima dell’Etna. L'ascesa verso la vetta diventa l’espediente narrativo di Idda. La salita si trasforma presto in una traversata catartica. Mentre l'altitudine aumenta e il paesaggio si fa essenziale, riaffiorano le incomprensioni mai chiarite e i solchi inespressi del passato. La fatica fisica rappresenta il peso di ciò che non è mai stato detto. Quando la terra trema, la forza del luogo impone un confronto risolutivo con sé stessi.
Le due protagoniste incarnano la metamorfosi umana del vulcano. Il loro rapporto è fatto di momenti di quiete apparente e sussulti improvvisi. L'affetto che le unisce è al contempo un rifugio accogliente e una prigione emotiva, fino a quando la resa dei conti con il passato non permette di liberare ciò che era rimasto represso sotto la superficie. Idda è una piccola ode alla sorellanza, alla femminilità, in comunione con il mondo che circonda Sofia e Adele.
Il percorso alla regia di Dionisio parte dalle inchieste documentaristiche, tra cui La fabbrica è piena, dedicata al lavoro e alla crisi industriale, e Sponde. Nel sicuro sole del Nord. Era il racconto della solitudine di due uomini che, tra la Tunisia e Lampedusa, seppellivano i corpi dei migranti senza nome. Con Le ultime cose, un affresco corale ambientato al Banco dei pegni di Torino, la regista ha continuato a esplorare le crepe dell'animo e i confini etici delle relazioni. Se quindi nei film precedenti lo sguardo si concentrava sulle dinamiche socio-economiche e sulle marginalità umane, in Idda la componente sociale sfuma in una ricerca di sé stessi. Il confine non è più soltanto geografico o politico (come in Sponde), ma diventa la soglia che separa il trauma dalla riconciliazione.



