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Sara Ciocca in Greta e le favole vere
Un merito: fare anche in Italia un cinema che parli agli e degli adolescenti, giocando con il genere, stralciando il realismo, immaginando qualcosa di diverso. Un fatto: non siamo in grado. Come sistema, anzitutto, giacché il più volte annunciato Greta e le favole vere è stato lasciato in congelatore per qualche anno e “lasciato andare” solo ora, dopo un lancio al Giffoni Film Festival, nel cuore dell’estate più cinematografica di sempre. Cosicché, anziché giovare dell’ottimo momento (per l’esercizio è il miglior mese di luglio da quando esiste il rilevamento Cinetel, con un incasso complessivo di 61.241.017 euro e 7.743.653 spettatori), rischia paradossalmente di essere ignorato dal suo target di riferimento, quel pubblico di minorenni che nelle ultime settimane ha garantito le ottime teniture di cartoon (Toy Story 5, Minions & Monsters) e contribuito all’exploit dei campioni (Spider-Man: Brand New Day ma anche il trasversale Odissea).
Niente di sorprendente: salvo casi sporadici e occasionali che non hanno fatto scuola, non abbiamo una tradizione di cinema teen alla quale riferirci né un repertorio di immagini credibili e di immaginari autonomi, sempre alla rincorsa di quei modelli americani che non possiamo replicare per budget, ambizioni, spirito. Lo capì circa trent’anni fa Maurizio Nichetti, che con Palla di neve azzardò un’avventura per famiglie tra commedia e fantasia, e prima ancora Giorgio Moser con il dimenticato Blue Dolphin – L’avventura continua, tentativi tanto appassionati quanto estemporanei che cercavano un posto con il mondo animale.
Il limite di Greta e le favole vere sta proprio nel titolo, con quel “vere” a dirci che quelle “favole” vanno collocate nel reale, tant’è che la Greta in questione cita esplicitamente Thunberg, l’attivista svedese nota per le sue battaglie ambientaliste contro il cambiamento climatico legato al surriscaldamento globale. La Greta del film di Berardo Carboni è una bambina di dieci anni (Sara Ciocca, oggi diciottenne, il che fa capire quanto tempo è passato dalle riprese...) che si ispira proprio a Thunberg: nonostante le preoccupazioni dei genitori poco sensibili al tema, la ragazzina decide di liberare un cucciolo di orso polare tenuto prigioniero da due bracconieri.
Niente da dire sulle ottime intenzioni (la sceneggiatura è firmata da Carboni, Fabio Di Ranno e Valeria Giasi) né sull’impresa eccezionale di fare qualcosa del genere nella nostra industria, però il natalizio Greta e le favole vere è fuori sincrono, tanto con l’attualità (il cosiddetto “effetto Greta” è decisamente attenuto, la stessa Thunberg, oggi ventitreenne, ha allargato lo spettro del suo attivismo ai diritti umani con le missioni navali verso Gaza) quanto sul piano visivo (la CGI è posticcia e arrangiata), con attori e attrici che vanno per i fatti propri (le macchiette di Sabrina Impacciatore pre White Lotus e Darko Perić post Casa di carta, lo spaesamento di Raoul Bova e Donatella Finocchiaro, il povero Federico Cesari travolto dagli eventi) e una confezione che sembra l’esito di rinunce e ridimensionamenti.



