Gli infedeli

Remake della commedia a episodi francese diretto da Stefano Mordini. Mastandrea e Scamarcio si difendono, tra il divertito e l'ambiguo. Su Netflix

15 Luglio 2020
2,5/5
Gli infedeli
Gli infedeli - Foto Andrea Pirrello

Nel 2012 un manipolo di francesi, tra questi Emmanuelle Bercot, Jean Dujardin, Michel Hazanavicius e Gilles Lellouche, ha realizzato il film a episodi Les infidèles, interpretato – tra gli altri – dagli stessi Dujardin e Lellouche, con Guillaume Canet.

Ora Stefano Mordini porta su Netflix (da oggi, 15 luglio), il remake italiano del film, con Valerio Mastandrea e Riccardo Scamarcio che si alternano come protagonisti in quattro episodi, e Massimiliano Gallo presente nel prologo (con Euridice Axen) e nell’epilogo.

Operazione curiosa, di fatto si tratta del rifacimento di un film francese che, a sua volta, “rifaceva” a suo modo alcuni film della commedia italica anni ’60 e ’70 (si pensi a Capriccio all’italiana, o a Quelle strane occasioni o, perché no, ai Mostri di Dino Risi), concentrandosi sulle varianti dello stereotipo che vuole il maschio irrimediabilmente “cacciatore” e fedifrago.

Chiatti, Scamarcio e Mordini sul set de Gli infedeli – Foto Andrea Pirrello

La sostanza, anche in questo caso, non cambia. La forma, forse, ne trae giovamento anche in virtù della regia monogama che garantisce una sorta di fil rouge (quantomeno estetico) ai vari episodi.

E così Mastandrea e Scamarcio passano con discreta disinvoltura da una situazione all’altra: il primo è chiamato ad un confronto “ideologico” (e molto divertente) con la moglie (Valentina Cervi) quando ammette la propria infedeltà per poi scoprire che anche la moglie l’ha tradito, dopo invece è il consorte silenzioso e dimesso (nonché pelato) di Marina Foïs, alla quale tutte le sere che esce racconta di andare a vedere partite di basket ma in realtà si rinchiude in un locale “innamorandosi” del glory hole.

Il secondo è dapprima un disperato che in trasferta lavorativa tenta in tutti i modi di rimorchiare chi capita dentro l’hotel, per poi invece vestire i panni di uno yuppie (grazie alle finanze della moglie, Laura Chiatti) beccato dalla consorte mentre si dirige in un albergo di lusso in pieno giorno con una sventola. Ma è proprio così o è stata un’allucinazione della donna?

Aiutato da una durata agevole (85’), Gli infedeli si lascia così vedere alternando momenti brillanti a situazioni più ambigue, si concede al “gusto” di qualche volgarità plateale, sfruttando discretamente la verve dei suoi interpreti, tutti – uomini e donne – abbastanza divertiti e in parte.

Certo, non si aggiunge molto alla già sterminata filmografia sull’argomento, ma per una sera (domestica) di mezza estate lo sforzo può valere la candela.

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2 Commenti on "Gli infedeli"

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Luca
Ospite

Caro Valerio, bevi meno vino. Film stucchevole e banale. Ottimo come sonniferò, nulla di più.

Francesco
Ospite

DIfficilmente si può trovare un film più noioso e mal riuscito di questo.
Mastrandrea è credibile solo nel primo episodio, negli altri episodi lo trovo fuori ruolo.
Scamarcio si commenta da solo. E a mio avviso non è tagliato per questo genere di film.
Lento, “pastoso”, senza ritmo con lunghe scene che si trascinano.

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