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Idan Weiss in Franz
Quello tra Franz Kafka e il cinema è stato un rapporto a due direzioni molto fertile: nato nel 1883, Kafka si è trovato sulla linea di fuoco degli scrittori che per la prima volta nella storia hanno scoperto il potere evocativo e a tratti perturbante delle narrazioni sul grande schermo, all’epoca in muto. Nei suoi diari e nelle sue lettere emergono riferimenti al cinema di quei primi anni, e a partire dagli anni cinquanta la sua narrativa e la sua vita hanno fornito la base per numerosi film.
Kafka ha ispirato spesso grandi autori: si pensi a Il processo di Orson Welles del 1962, a Rapporti di classe degli Straub-Huillet del 1984, che attingeva dal romanzo Amerika, a Il castello diretto da Michael Haneke nel 1998, o, sul piano dei biopic, a Kafka – Delitti e segreti di Steven Soderbergh, in cui lo scrittore veniva interpretato da Jeremy Irons; o anche, sul fronte italiano, a Luigi Di Gianni, che dialogò con l’opera di Kafka lungo tutto il corso della sua carriera. Non si può poi non menzionare la passione che Federico Fellini aveva nei confronti dell’opera di Kafka, tanto da valutare la possibilità di dirigere adattamenti de La metamorfosi o di Amerika, quest’ultimo trasfigurato nel gioco metacinematografico di Intervista del 1987.
Nell’approssimarsi del centoquarantesimo anniversario dalla nascita e nel centenario della morte, caduti rispettivamente nel 2023 e nel 2024, si sono moltiplicate le iniziative cinematografiche attorno alla sua figura: è così che nel giro di neanche due anni sono stati realizzati L’amore secondo Kafka, diretto da Judith Kaufmann e Georg Maas, una miniserie per la tv tedesca intitolata semplicemente Kafka e co-sceneggiata anche da Reiner Stach, biografo di riferimento negli studi kafkiani, e Franz della grande regista polacca Agnieszka Holland.


Idan Weiss e Carol Schuler in Franz
(URES)Classe 1948, la Holland si è formata alla FAMU di Praga, facendo poi da assistente per registi quali Zanussi e Wajda, e ha avviato la sua carriera da regista negli anni settanta. Autrice di un cinema fortemente politico e morale, ha indagato totalitarismo, memoria storica e identità individuale in film come Raccolto amaro (1985), Europa Europa (1991) o In Darkness (2011), tutti e tre candidati all’Oscar. Già nel 1980 aveva realizzato un adattamento televisivo del romanzo Il processo di Kafka; e dopo il successo internazionale di Green Border, Premio della giuria a Venezia nel 2023, nel 2025 ha presentato a Toronto Franz, scritto da Marek Epstein in collaborazione con la regista, dove il grande scrittore praghese è interpretato da un Idan Weiss quanto mai credibile.
Questo proliferare di biopic rinnova ancora una volta il paradosso di Kafka: lo scrittore che voleva essere del tutto dimenticato, che aveva lasciato istruzioni al suo amico e promotore Max Brod affinché tutti i suoi scritti venissero bruciati post mortem, è oggi indagato nella biografia come nessun altro scrittore del Novecento; nondimeno, la qualità media dei biopic degli ultimi anni su Kafka è piuttosto alta, e tra questi il film della Holland spicca come il più creativo e originale nel forzare i limiti imposti dal genere.
Presentato adesso anche in Italia come film di apertura della trentasettesima edizione del Trieste Film Festival, Franz racconta in lungo e in largo la vita e l’opera di Kafka adottando un andamento narrativo non lineare: il film della Holland spazia infatti attraverso diversi momenti della sua vita, disseminando riferimenti verbali e visivi e occasionali messe in scena dei suoi racconti e romanzi, sino a lasciar scorgere la sua fortuna postuma e il destino dei suoi familiari durante l’Olocausto. Non mancano veri e propri stilemi narrativi e stilistici post-moderni, come riferimenti ironici e critici, per lo più in voice over, al Museo Kafka di Praga, esempio di vera e propria brandizzazione del personaggio.


Franz
(Marlene Film Production)Sul piano registico, Franz affronta apertamente la sfida di tradurre in immagini l’irrappresentabile kafkiano, evitando sia l’illustrazione didascalica sia l’astrazione pura. In particolare, le incursioni nei testi – come il racconto Nella colonia penale – non vengono messe in scena come adattamenti compiuti, ma come visioni parziali, allucinazioni, materiali grezzi che affiorano e subito si ritirano. È in questa tensione tra fedeltà letteraria e libertà cinematografica che il film trova la sua forma più riuscita, facendo del limite stesso dell’adattamento uno dei suoi temi centrali.
Il Trieste Film Festival da sempre è stato attento alle fratture storiche e culturali dell’Europa centrale e orientale, e Franz ha segnato l’apertura di un programma che, con una retrospettiva di film di registe slovene, ha indagato le tematiche dell’identità, del corpo, della memoria e del lutto all’interno di un cinema che raramente arriva in sala in Italia. All’interno della manifestazione, il dialogo con Kafka peraltro si è esteso anche alla sezione collaterale del Premio Corso Salani, dove è stato proposto il documentario collettivo dal titolo esplicitamente kafkiano Nella colonia penale, ambientato nell’universo carcerario sardo. Franz di Agniezska Holland arriverà nelle sale italiane a maggio distribuito da Movies Inspired.


