“Non esistono ragazzi cattivi”: è la frase scritta all’entrata della comunità Kayròs fondata da Don Claudio Burgio nel lontano 2000. Un luogo che accoglie ragazzi con procedimenti penali, provvedimenti amministrativi e civili in atto, con il fine di reinserirli poi nella società.

Questi Figli perduti (come da titolo) ce li racconta Lorenzo Maria Chierici nel suo bel lungometraggio d’esordio, presentato nella sezione Panorama Italia ad Alice nella Città e prossimamente nelle sale con Medusa.

Protagonista assoluto il bravissimo Matteo Oscar Giuggioli (già acclamato grazie alla serie sulla leggendaria storia degli 883, ruolo che gli valse il David Rivelazioni Italiane e il Nastro d’Argento Grandi Serie) qui nei panni di Daniel Zaccaro, un ragazzo cresciuto a Quarto Oggiaro, che di carceri ne ha conosciute tante (dal Bicocca al Beccaria, dai Fornelli a Pratello) e che ora sogna di avere una vita normale senza farsi “mangiare dalla rabbia”. Scegliere non è semplice: “devi sapere chi sei, cosa vuoi e poi c’è sempre qualcuno che ci rimane male”. Ancora di più quando si è cresciuti a suon di botte e abbandoni e la sfiducia è dentro di te. Daniel però ce la farà.

Non senza difficoltà poiché come gli dirà Don Claudio (interpretato da Alessandro Gassmann, qui al suo meglio, da sempre tra l'altro impegnato a sostegno delle opere prime): “fidarsi è difficile”. Daniel conquisterà faticosamente la libertà non solo dal carcere fisico, ma soprattutto dalla propria prigione mentale. E lo farà grazie alle relazioni, d’amore (la fidanzata è interpretata da Martina Lampugnani) e di amicizia con gli altri giovani della comunità (qui interpretati da Giaime Mula, Cissè Malich e tanti altri della stessa comunità Kayròs), ma anche grazie all’amico d’infanzia, nonché compagno di rapine (Andrea Dodero).

Insomma in questo film "maleducato, che parla di educazione", come lo ha definito lo stesso Giuggioli in conferenza stampa, la redenzione è possibile così come una seconda (e perfino una terza e una quarta) possibilità nella vita. E la storia di Daniel che coraggiosamente impara a mostrare le proprie paure e fragilità, smette di scappare (in primo luogo da sé stesso), chiede aiuto e impara a leggere (dal Libro della Giungla in poi) per vedere il mondo non più come una “giungla”, ma come una possibilità, commuove ed emoziona.

Una storia vera, sceneggiata dallo stesso Chierici, un giovane regista, un grande cast, delle belle riprese, graffianti e movimentate, un montaggio dinamico con il ritmo delle nuove generazioni tra social e GoPro e anche le belle musiche di Nico Palermo, tutto questo ci fa sperare che un altro cinema è possibile. Un cinema nuovo. Un cinema giovane che fa uscire anche noi spettatori dalle solite gabbie e ci fa sentire nuovamente liberi e fiduciosi verso il futuro: in sala.