Esterno sera

L'opera prima di Barbara Rossi Prudente vede la luce, 15 anni dopo aver vinto il Solinas. Lo stile c'è, ma si può migliorare

23 Maggio 2013
2/5
Esterno sera
Esterno sera

E’ la storia della famiglia Malaspina che la sceneggiatrice per il cinema e la televisione Barbara Rossi Prudente finalmente porta nelle nostre sale. Finalmente, perchè il film è tratto dalla sceneggiatura vincitrice del premio Solinas nel 1999 e scritta dalla stessa regista, che è riuscita a realizzare il film a distanza di quindici anni per via di una serie di difficoltà (era stato opzionato due volte ma senza esito). Un dramma familiare in un sud poco solare, ma piuttosto tetro, dove l’irrequita giovane Alba (Valentina Vacca) vive tra i silenzi dei genitori (Salvatore Cantalupo e Alessandra Borgia) bevendo whisky e correndo bendata nella notte in mezzo alle macchine, rischiando la vita semplicemente perché non si è mai sentita amata da suo padre. Amore che Alba riuscirà a trovare in Fabrizio (interpretato dal fratello della protagonista Emilio Vacca), il cugino arrivato da Milano che un tempo vedeva frequentemente. Ma la visita di Fabrizio nasconde un segreto che vorrebbe rivelare.
Alba è un uccello in gabbia che corre con una cuffia da nuoto rosa sulla testa lanciandosi come una pazza correndo a piedi contro le auto per scommessa, una scommessa con la vita, che non ama. Una vita di poche luci e molte ombre, come la pellicola che ci mostra un sud inedito, buio e poco accogliente, dove la famiglia è luogo di profonde solitudini e dove dietro i legami di sangue si nascondono grandi omertà. E così anche l’amore diventa qualcosa di violento e di proibito.
Una tragedia in chiave intimista, che racconta il microcosmo della famiglia, mostrata dal suo lato oscuro, nell’universo livido “esterno” e “di sera”. Peccato che per alcune cose anche il film risulta livido sia per un’interpretazione esasperata della pazzia e del disagio, soprattutto della protagonista, sia paradossalmente proprio dal punto di vista della sceneggiatura, che per quanto vincitrice del premio Solinas, in molti punti proprio non funziona. Per fortuna grazie all’originalità stilistica della regista casertana si vede un po’ di luce.

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